La Gambino è stata capo facente funzione per anni o per mesi? Ricorso del sostituto Nino Fanara contro la decisione del CSM

Il contendente all’incarico a Siracusa: “Gravissime carenze istruttorie, omissioni e travisamento di fatti.” Il direttorio dei magistrati ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di resistere al TAR Lazio

 

Alla fine è arrivato il preannunziato botto: un ricorso al Tar del Lazio contro la nomina del nuovo Procuratore della Repubblica di Siracusa Sabrina Gambino. A proporlo il magistrato Antonino Fanara che, tra i partecipanti al concorso per l’incarico a Siracusa, ha chiesto l’annullamento della delibera del Csm del 3 luglio 2019 con cui è stato conferito l’ufficio direttivo di Procuratore.

Il ricorrente, tra le altre considerazioni, ha parlato di una valorizzazione di “evidente dismisura” del curriculum della Gambino, soprattutto in relazione all’esperienza del magistrato presso la Dda di Catania laddove egli stesso avrebbe conseguito una più significativa esperienza quale membro della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.

Secondo il dottor Fanara tale giudizio sarebbe stato “frutto di gravissime carenze istruttorie, omissioni e travisamento di fatti e ciò in palese violazione del superiore interesse pubblico di individuare il miglior dirigente da preporre al posto da coprire”.

L’ufficio studi del Csm non ha, però, ritenuto il ricorso meritevole di accoglimento perché il Consiglio, chiamato a effettuare una valutazione comparativa tra i diversi aspiranti finalizzata alla scelta del dirigente più idoneo “per attitudini e merito, e tarata quindi sulle esigenze concrete dello specifico ufficio direttivo da ricoprire”, ha ritenuto utile porre alla direzione un magistrato dotato di comprovata e varia esperienza in tutti i settori della giurisdizione per avere svolto le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Caltagirone e di sostituto procuratore generale alla Corte d’appello di Catania.

Inoltre, l’ufficio studi del Consiglio superiore della magistratura ha evidenziato che il neo procuratore Gambino ha maturato esperienza specifica in materia di criminalità organizzata di tipo mafioso per 4 anni negli ultimi 15 e risulta avere le qualità di merito e le attitudini richieste a livello comparativamente superiore rispetto a tutti gli altri aspiranti.

Destinato così a fare un passo indietro anche Fanara, sostituto procuratore a Catania, a cui è riconosciuta comunque un’ottima preparazione giuridica – sebbene le statistiche aggiornate al 2018 denotino una produttività inferiore alla media nell’ultimo periodo – ma che “vanta una minore esperienza organizzativa rispetto al candidato prescelto”. Alla luce di tali considerazioni, la quinta commissione ha proposto al plenum di invitare l’Avvocatura Generale dello Stato a costituirsi in giudizio per resistere al ricorso al Tar Lazio chiedendo il rigetto della domanda di annullamento dei provvedimenti impugnati.

Va subito detto che Sabrina Gambino ha diretto l’ufficio di Procura di Caltagirone per oltre un anno, ovvero da quando Francesco Paolo Giordano ha lasciato il Calatino – era il novembre 2013 – per dirigere la Procura di Siracusa e fino al gennaio 2015 quando a Caltagirone si è insediato il messinese Giuseppe Verzera.

Fanara non ha invece mai avuto un incarico direttivo di questo tipo sebbene la sua carriera in DDA sia di gran lunga più rilevante rispetto a quella della Gambino – ce n’è traccia già nel 2004 -, ostacolo come detto aggirato dal CSM proprio puntando sull’incarico di facente funzione della Gambino che, come donna, è andata a pareggiare Roberta Buzzolani, procuratore capo a Sciacca. Quote rosa a Occidente e Oriente, dopo la grandissima parentesi gelese della fiorentina Lucia Lotti, oggi aggiunto a Roma e Rosa Raffa, procuratore a Patti, rientrata a Messina come aggiunto.

Dunque, 15 mesi da “capo facente funzioni” per Sabrina Gambino ma è prevedibile un “ingorgo mediatico” prima dell’udienza davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio. E Fanara tirerà fuori molto altro. È noto come un duro, capace di lavorare 24 ore al giorno per definire l’accusa, e se anche avesse avuto un calo di tensione, basterebbe guardare ai tanti processi imbastiti oltre a quello di Mario Ciancio Sanfilippo.

Ma ecco ciò che ha scritto nel ricorso notificato al CSM qualche mese fa: Si rileva l’erroneità della prevalenza accordata al Procuratore Sabrina Gambino, evidenziando come il Csm abbia errato a ricostruirne il percorso professionale, con particolare riferimento all’esperienza svolta alla Procura di Caltagirone; nella delibera impugnata si indica come la Gambino abbia svolto servizio, quale facente funzione, dal novembre del 2013 al settembre 2014 mentre, a seguito dell’accesso agli atti, il ricorrente evidenzia di aver verificato che fosse stata applicata “solo per due mesi (comprensivi peraltro delle ferie natalizie) e per soli due giorni alla settimana, sicché ha svolto le ridette funzioni per circa 20 giorni lavorativi”. E ancora, che la Gambino non abbia emesso provvedimenti “rilevanti” e “innovativi” bensì avrebbe compiuto “attività priva in radice di apporto innovativo risultando sul punto macroscopicamente errata la qualificazione operata dal Csm, del resto derivante dalla supina riproduzione dell’autorelazione dell’interessata”.

A quanto pare ci sarebbero alcune discrepanze tra atti noti, atti acquisiti dal perdente Fanara e verità storica. Chi era, a questo punto, il facente funzioni a Caltagirone per un periodo di 15 mesi?

Su qualche dato “errato” c’è traccia per altri procedimenti giudiziari presso la Procura di Messina.

Ma c’è il segreto istruttorio in corso e non è il caso di aggiungere altri veleni.

 

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