MES: la sinistra si chieda se è giusto salvare le banche private con denaro pubblico; addirittura accantonato per questo scopo

La separazione delle banche fu eliminata sconsideratamente quarant’anni fa. Andrebbe ripristinata

 

Ma Gigino Di Maio punta solo ad ottenere tramite Gualtieri una postilla che renda appena più potabile il MES? Non dovrebbe accontentarsi di un espediente di tal genere. Dovrebbe prendere decisamente le distanze da Salvini, pretendendo però di vincolare il nuovo MES ad un impegno esplicito per una riforma globale dell’Unione o, almeno, della BCE.

Il guaio è però che forse il giovanotto non ha neanche lui delle idee abbastanza chiare su un percorso da intraprendere verso una riforma dell’Unione (mal realizzata) e dell’istituto di emissione, che dovrebbe continuare ad emettere la moneta unica ma non più a debito, come accade adesso e come accadeva quando la Banca d’Italia (posseduta non dagli italiani ma dalle banche sottostanti, da essa controllate) emetteva la vecchia lira. Su tali questioni (riforma della UE e dell’istituto di emissione dell’euro) ci siamo soffermati in precedenti articoli.

Ci limitiamo qui a ricordare che buona parte del debito degli stati UE potrebbe svanire (senza danno per i risparmiatori privati) per elisione rispetto ai “titoli debitori” (fittizi) con cui le banche hanno preso in prestito la massa di banconote poste in circolazione. Basterebbe imporre alle banche di pagare tali loro titoli debitori, versando alla BCE (trasformata in ICE o Istituto Centrale di Emissione) un pari controvalore di BOT, BUND e di altri titoli del debito pubblico dei vari stati. Mario Draghi, nel rispetto delle regole oggi vigenti (e che vanno riformate), ha potuto rastrellare solo sul mercato secondario titoli debitori degli stati. Infatti la BCE non può prestare moneta direttamente agli stati; dunque Draghi col suo Q.E. non ha potuto fornire moneta direttamente ad essi, prendendo in cambio BOT e altri titoli di debito pubblico.

Una BCE trasformata in ICE (e sottratta alle banche private, che la posseggono attraverso le quote delle banche cosiddette nazionali ma, a loro volta, possedute da banche private) potrebbe imporre alle banche di saldare il loro debito, per tutta la moneta presa in prestito in passato, versando un controvalore in titoli del debito pubblico degli stati. In tal modo le banche non si priverebbero di contante ma dei titoli di debito pubblico che hanno in cassa e su cui lucrano interessi. E tali titoli, una volta in pancia alla BCE, potrebbero essere congelati (a specchio della moneta immessa come debito fittizio della BCE stessa) e non produrrebbero più interessi a carico degli stati. In pratica li si potrebbe elidere dai bilanci. Per valori eguali e contrari. E in misura rapportata, per ogni stato dell’UE, alla consistenza demografica.

Gli stati rimarrebbero giustamente debitori di interessi e di capitali nei confronti dei risparmiatori privati per i BOT da essi posseduti. Ma il debito complessivo scemerebbe di parecchio. E un’altra parte di tale debito potrebbe essere messa al sicuro da speculazioni tramite una operazione di internalizzazione, cioè convincendo i cittadini di ogni singolo stato a investire i loro risparmi in BOT. In Italia tutto il nostro debito residuo potrebbe essere collocato in mano di risparmiatori italiani (poiché il risparmio privato degli italiani è di gran lunga superiore al nostro debito pubblico). In tal modo ci troveremmo nella situazione del Giappone, che pur avendo un debito doppio rispetto al nostro, non paventa alcuna manovra speculativa poiché il suo debito è tutto interno.

C’è solo una difficoltà da superare. Bisognerebbe estromettere le banche private dalla BCE, istituzionalizzando (come vera istituzione europea, del tutto autonoma ma non sovrana) l’istituto di emissione. Finché questo non accadrà le banche continueranno ad essere concausa con l’attuale sistema di emissione (irrazionale) del debito pubblico degli stati e continueranno a speculare (essendo anche banche di affari) contro gli stati e contro i loro titoli di debito. E per giunta continueranno a pretendere la salvezza dagli stati singoli (che oggi sarebbero sanzionabili per aiuti di tal genere) o dalla UE attraverso il MES, concepito per salvare le banche piuttosto che gli stati. Brutto pasticciaccio!

Bisogna sbrogliare questo perfido intreccio. Separando nettamente le banche dagli stati e dalla UE. Cioè rendendo istituzione realmente pubblica la BCE. E tornando a separare le banche d’affari da quelle di credito e risparmio. In tal modo le sole banche da salvare (nell’interesse dei risparmiatori) sarebbero solo queste ultime, che di solito non si espongono a rischi. Invece le banche d’affari, cioè quelle che si espongono a rischi, potrebbero anche fallire senza problemi. Senza interventi salvifici da parte degli stati o del MES.

Questa netta separazione di banche fu introdotta nel 1933, dopo la grande crisi del ’29. Fu eliminata sconsideratamente nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Andrebbe ripristinata. Avrebbero già dovuto ripristinarla. La prima domanda è: perché non lo si vuol fare? La seconda è: ma quanta consapevolezza c’è su questi temi nelle teste dei politici? Temiamo che molti di essi siano del tutto ignari. Di Maio per superficialità o per leggerezza. Avrebbe potuto leggere qualcosa al riguardo (qualcosa che gli è stata fornita per ben due volte qui, a Siracusa e a Floridia, da SRRS), ma evidentemente non lo avrà fatto. La sinistra per atavica riluttanza a cimentarsi con questi temi e per ingenua o cieca fiducia accordata al paradigma del liberismo trionfante.

Appena si toccano questi temi, la sinistra paventa che si voglia l’uscita dall’euro e il ritorno ad una moneta nazionale. Sulla questione del MES la sinistra dovrebbe riflettere seriamente; accetti pure di votare un MES riveduto e corretto, ma si chieda se è giusto salvare le banche private con denaro pubblico; addirittura con denaro pubblico accantonato preventivamente per tale scopo, cioè per salvare quelle banche private che operano sistematicamente per indebitare gli stati, che prestano agli stati (ad interesse di mercato, onerosamente) quella moneta che ottengono in prestito dalla BCE a tasso zero. Si chieda perché debba essere proibito all’istituto di emissione (BCE) di fungere da prestatore di ultima istanza (cioè da prestatore diretto, a tasso zero) nei confronti degli stati. Soprattutto in considerazione del fatto che la moneta creata dalla BCE vale solo grazie alla legge degli stati e non per una base aurea o per una riserva d’oro proporzionata. Ma la sinistra non capisce o non vuol capire. Al massimo una esigua parte di essa riesce a capire l’incidenza che sulla crescita del debito pubblico ha avuto il cosiddetto divorzio (1981) tra Ministero del Tesoro e Bankitalia. Ma più in là di quelle considerazioni (giuste ma insufficienti) non intende spingersi. Sulla questione si veda l’ottimo libro di Paolo Ferrero (ex ministro) su “La truffa del debito pubblico“, rimasto presumibilmente ignoto alla quasi totalità dei militanti delle forze politiche di sinistra. Pazienza. Noi continueremo a predicare. Anche a rischio di essere confusi cogli ingenui sostenitori storici della sovranità monetaria. I quali prendevano delle cantonate madornali. Ma avevano colto un piccolo segmento di verità. Sul quale bisognerebbe costruire, con resilienza, un sistema più razionale.

 

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