Quel relitto misterioso nei fondali del lido di Noto…

Un carico di sacchi ancora ben stipati come dovevano essere sulla nave al momento del naufragio. Nessuna traccia della parte lignea del relitto tranne qualche affioramento

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

Un mio caro amico, esperto cacciatore subacqueo, a distanza di anni e durante una cena con amici, mi confessò di aver notato anni addietro, in una delle sue escursioni nei fondali di fronte al lido di Noto, un basolato affiorante a circa otto metri di profondità cui non ha saputo mai dare una spiegazione.

Con il supporto di google heart, navigando in zona, noto una macchia scura su un fondale sabbioso a circa 150 metri dalla spiaggia. Accertato che potesse trattarsi della segnalazione suggeritami, nel giro di un paio di giorni, con tre subacquei miei amici e con il supporto logistico di un diving, ci rechiamo in gommone nei pressi del sito individuato. Effettuiamo, senza l’ausilio di respiratori, alcune immersioni nel fondale e con nostra grande sorpresa non possiamo che constatare l’effettiva presenza di quello che a primo impatto sembra un’antica struttura portuale sommersa.

Ma, dopo una serie di apneate, ci rendiamo conto che la sagoma è quella di un relitto di imbarcazione e il presunto basolato non è altro che un carico di sacchi ancora ben stipati come dovevano essere sulla nave al momento del naufragio. Nessuna traccia della parte lignea del relitto tranne qualche affioramento nel punto in cui la sagoma fuoriesce dal fondale sabbioso. Il carico della nave è un vero spettacolo; si tratta probabilmente di un trasporto di materiale edile in sacchi di cui è rimasta integra l’impronta sul contenuto ormai solidificato. Cemento? malta idraulica? Le ipotesi sono tante. Certo è che il relitto è di epoca recente.

È più probabile che si sia trattato di un naufragio a seguito di una mareggiata di scirocco o di grecale tipica della nostra costa orientale lungo una delle rotte marine più frequentate da sempre. Riflettendo sul contenuto dei sacchi mi viene difficile pensare che si tratti di cemento per via della sua idrovoracità che lo avrebbe reso subito inservibile a contatto anche con la sola umidità durante il trasporto; ancor più se contenuto in sacchi di iuta, come risulta evidente dalle sagome. Escludo un trasporto di cereali perché avrebbe subito il processo di decomposizione con il conseguente sfondamento dei contenitori. Sicuramente si tratta di un qualsiasi carico di materiale non organico. Agli esperti “lardua sentenza”.

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