Ieri 20 giugno, al tribunale di Messina c’è stata l’udienza fissata di uno dei procedimenti scaturiti dalle varie inchieste giudiziarie su quello che stampa e addetti ai lavori hanno definito “Sistema Siracusa”
Questo sistema è più correttamente detto “Sistema Amara” dal cognome dell’avvocato nativo di Augusta Piero Amara: personaggio chiave e tessitore, da almeno un decennio, di un grande intreccio d’interessi societari e personali, sviluppato ben oltre Siracusa e la Sicilia attraverso rapporti professionali e amicali, attività di lobbying e metodi di corruzione a vari livelli, anche – secondo le ricostruzioni processuali – corrompendo magistrati per condizionare procedimenti e pilotare sentenze a beneficio di propri clienti e delle proprie tasche. L’udienza di ieri a Messina riguarda una storia molto emblematica che, in questo caso, con Siracusa ha molto a che vedere: il tentativo di ottenere – per l’appunto con metodi corruttivi – da parte del Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) della Sicilia una sentenza di risarcimento ultramilionaria a beneficio delle società Open Land e A. M. Group della famiglia Frontino nella causa contro il Comune di Siracusa. E per ottenere il provvedimento favorevole, Amara e il collega avvocato socio in affari e compagno di spregiudicate avventure Giuseppe Calafiore, avrebbero corrotto l’allora componente del CGA Giuseppe Mineo: sia attraverso l’erogazione di circa 115 mila euro (quale contributo per le spese sanitarie dell’amico ed ex deputato regionale Giuseppe Drago, gravemente malato e poi deceduto) – utilizzando un conto corrente maltese intestato ad Alessandro Ferraro, imprenditore e factotum di Amara – sia perorando la nomina di Mineo al Consiglio di Stato mediante l’intervento del già esponente berlusconiano Denis Verdini, che per questo suo interessamento avrebbe ricevuto da Amara-Calafiore circa 300mila euro quale contributo al gruppo politico Ala (Alleanza Liberalpopolare Autonomie) di cui Verdini era il leader. Da qui l’ipotesi di reato di finanziamento illecito a un partito. Verdini avrebbe segnalato il nome di Mineo a Luca Lotti, deputato del Pd all’epoca sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, premier Matteo Renzi. Mineo non venne però nominato. Ieri Lotti ha ribadito in aula quanto già dichiarato l’8 agosto al pubblico ministero Antonio Carchietti, ossia di avere avuto la segnalazione da Verdini; e rispetto ad Amara di averlo incontrato un paio di volte in altrettante occasioni conviviali. Ma la stessa domanda l’avvocato Davide Bruno – che nel processo rappresenta il Comune di Siracusa costituitosi parte civile – l’ha rivolta anche ad Amara, il quale ha invece detto che Lotti l’ha conosciuto mediante un altro toscano, il fiorentino Andrea Bacci: finanziatore in passato di campagne elettorali renziane, buon conoscitore di Amara col quale é stato anche socio nella Teletouch: una società di commercializzazione di un microchip nel settore della cosiddetta “moneta elettronica”. A parte il quarto d’ora, dalle 15.15 alle 15.30, della testimonianza di Lotti, l’udienza di ieri é stata occupata interamente dal controesame di Amara sottoposto per quasi 2 ore e mezza alle domande degli avvocati: per le parti civili oltre a Davide Bruno anche l’avvocato Bruno Leone per il collega D’Alessandro (che all’epoca dei fatti era legale del Comune siracusano subendo pesanti attacchi personali dall’entourage Amara-Calafiore), e fra gli altri l’avvocato Trantino difensore di Mineo e l’avvocato Marco Rocchi difensore di Verdini. Il cinquantenne Amara, fisicamente appesantito, ha risposto al fiume di domande quasi sempre con chiarezza, per lo piú flemmatico, poche volte infastidito. Ad esempio, durante le domande incalzanti dell’avvocato Rocchi che assiste Verdini, lanciandogli una frecciata a proposito di una fideiussione che lui, Amara, avrebbe fatto avere a Verdini alle prese con difficoltà economiche. “Ero nelle condizioni di potermi rivolgere a Verdini” – ha sottolineato come a rivendicare il suo ruolo. “In quel momento Verdini mi sembrò utile per i rapporti qualificati che aveva coi vertici della politica”. Di “provviste per costituire del nero” ha specificato Amara, riferendosi alla contabilità accertata dalla Guardia di finanza, da cui venivano prelevate le somme versate a Denis Verdini sin dal 2014. I “prestiti” a Verdini, li ha definiti, prestiti ben curiosi: mai chiesti indietro e mai restituiti. Per raggiungere l’obiettivo della sentenza favorevole all’Open Land, il duo Amara-Calafiore era riuscito ad ottenere le nomine a loro gradite dei periti Pace e Naso, i quali avrebbero dovuto quantificare il risarcimento che si pretendeva dal Comune. “Più consistente sarebbe stato il risarcimento all’Open Land, più alta sarebbe stata la percentuale per me e Calafiore” – ha ammesso Amara. E rispondendo a una domanda dell’avvocato Bruno Leone ha affermato che “Nell’ambito del risarcimento anche Caruso avrebbe ricevuto una percentuale” – riferendosi all’ex giudice contabile Luigi Caruso: quello che nelle comunicazioni tra loro usava lo pseudonimo di “Minchia 69”, grazie al quale era stato agganciato il componente del CGA Giuseppe Mineo. Ma dopo la sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa che non andò secondo le loro aspettative “Caruso e Calafiore vennero quasi alle mani” – sempre secondo Amara, che ha pure detto come per Calafiore “Verdini ci stava prendendo in giro”. Nell’operazione Open Land, Amara e Calafiore volevano arrivare anche a Zucchelli il presidente del collegio del CGA che doveva emettere la sentenza nella causa contro il Comune. Dice Amara: “Denis Verdini mi disse che per arrivare a Zucchelli il canale doveva essere Gianni Letta. Ma io ebbi l’impressione che questo rapporto non c’era”. Ieri pomeriggio a Messina doveva esserci il controesame anche dell’avvocato Giuseppe Calafiore, il quale invece ha fatto avere un certificato medico. Sarà ascoltato nella prossima udienza fissata il 25 settembre. Per Calafiore (pseudonimo Escobar) la corte, presidente Mario Samperi, ha predisposto l’accompagnamento coattivo.
Ieri 20 giugno, al tribunale di Messina c’è stata l’udienza fissata di uno dei procedimenti scaturiti dalle varie inchieste giudiziarie su quello che stampa e addetti ai lavori hanno definito “Sistema Siracusa”

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