Sembra cantare quel famoso ritornello: «E qui comando io… e questa è casa mia…»
La separazione delle tre funzioni (legislativa, esecutiva e giudiziaria) è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. La formulazione di questo principio nello “Spirito delle leggi” (1748) è rimasta indiscussa da Montesquieu ad oggi. Ma in realtà ha subito e continua a subire vari attentati: è noto a tutti che, in nome della governabilità, i gove
rni stiano sempre più abusando della decretazione, che dovrebbe essere riservata ai soli casi di necessità ed urgenza, e stiano di fatto asservendo e riducendo ad una funzione di ratifica il Parlamento, sempre più spesso costretto ad approvare leggi di fonte governativa attraverso il ricorso alla famigerata “questione di fiducia”.
Ma oggi in Italia assistiamo ad un’altra novità, che rischia anch’essa di riformare, per prassi, la tripartizione delle funzioni. Qualcuno ne sta introducendo una quarta: la funzione iussiva o funzione di comando. Quasi non passa giorno senza che il leader sfascioleghista rinunci ad impartire disposizioni che per lui avrebbero valore di leggi o quasi: asserisce che i porti sono chiusi ai migranti e che chiunque trasgredisca a questo suo diktat ne risponderà nelle sedi opportune. Ha detto qualcosa di simile quando ha assistito in diretta TV ad uno sbarco che aveva detto impossibile, vietato, illegittimo… Ma lo sbarco c’è stato in quanto un magistrato, sequestrando la nave, ha ritenuto di dover consentire agli occupanti di non restare a bordo. Questione di interpretazione delle leggi. Cosa che, rispettosamente, lasciamo fare ai magistrati.
Per Salvini c’è stata una trasgressione: a un suo ordine. Ed è questo il punto della questione: a lui spetta governare, eseguendo e facendo eseguire le norme vigenti; o contribuendo a proporne di nuove, attraverso un decreto governativo, in casi di necessità ed urgenza; decreto da far convertire in legge entro sessanta giorni. Dal Parlamento! Ma lui la pensa diversamente.
Paradossalmente, a nostro avviso, Salvini era più in linea con la legge nel caso della Diciotti, alla quale fu imposto di non entrare in porto. Probabilmente doveva essere un comando militare a impartire quella disposizione; non il ministro dell’Interno. Che forse ha commesso un abuso di potere. Senza però sconfinare nel sequestro di persona, in quanto, a nostro modestissimo avviso, non potrebbe essere propriamente considerato sequestrato un ospite salvato in mare ed accolto a bordo di un natante italiano (che rappresenta il territorio italiano). Non essendoci stata cattura, ma accoglimento prolungato in una porzione di territorio italiano, probabilmente la magistratura non avrebbe ravvisato gli estremi del sequestro (che implica appunto un’azione di cattura).
Ma su questo, se la decisione fosse dipesa da noi, avremmo lasciato ogni verdetto a chi svolge, autonomamente e con le necessarie competenze, la delicata funzione giudicante. Probabilmente anche i pentastellati avrebbero fatto bene ad astenersi dal riconoscere l’immunità parlamentare al partner del governo di contratto e a lasciare alla magistratura il compito di indagare e giudicare, liberamente ed autonomamente, su tale caso. Riteniamo che Salvini ne sarebbe uscito assolto, per le considerazioni sopra esposte. Ed i pentastellati sarebbero rimasti più coerenti con la loro linea intransigente. E forse il leader leghista, indagato per qualche tempo, avrebbe imparato a mantenere un profilo comportamentale meno arrogante, meno incline alla hybris. Più rispettoso delle funzioni distinte e dei ruoli diversi.
Oggi Salvini, forte del successo elettorale conseguito alle europee, sta diventando incontenibile: comanda ciò che va fatto subito; stabilisce che non ci dovrà essere un nuovo caso Siri (con riferimento a Rixi); impone le priorità nell’agenda di governo; si permette di giostrare liberamente nei rapporti cogli euroburosauri di Bruxelles; non rispetta la collegialità del governo di cui fa parte; si comporta da capo assoluto del governo in carica. Sembra cantare quel famoso ritornello: «E qui comando io… e questa è casa mia… »
Eh no, signor Salvini. La repubblica è res publica: di tutti. Lei si limiti a governare, nel rispetto delle regole vigenti. La funzione iussiva non è stata ancora codificata, nè è entrata a far parte della prassi o di una sorta di norma costituzionale non scritta. Se continua così, presto o tardi andrà a far compagnia al divoratore di popcorn. Anche lui ha, non di rado, frainteso il suo ruolo. Ed è stato a causa di un diktat di quel Renzi (che bloccò le trattative allora in corso tra PD e M5S) che la lega è subentrata, come soggetto interlocutore, prima, e poi come partner, in questo governo di contratto. Che lei, Salvini, sta condannando ad una prematura estinzione. Con la sua hybris e con la sua smodata sete di comando. Molti (troppi) cittadini la pensano diversamente da noi e la considerano un leader. A noi sembra più adatto come caporale militante in qualche legione. Straniera.
La politica come la vediamo noi è altra cosa rispetto ai suoi comportamenti.
A scanso di equivoci, è appena il caso di precisare che le fonti normative di quinto livello (Circolari, Interpretazioni e Ordinanze) non hanno carattere obbligatorio e non assumono valore normativo se non citano una fonte di rango preminente, dalla quale tale valore normativo derivi. Un semplice ordine impartito da un ministro (magari verbalmente) non ha effetto obbligatorio e non assume valore di norma.

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