Il sen. Corradino Mineo: “La sinistra o fa politica o scompare”

“Non può illudersi di sopravvivere nei movimenti”. “Ce la stiamo mettendo tutta per superare lo sbarramento. Ci conforta sentirci dalla parte della storia”

 

Corradino Mineo, già direttore di RaiNews24 e senatore della Repubblica, ha deciso di impegnarsi in prima persona nella nuova campagna per le elezioni europee con La Sinistra.

La prima domanda riguarda proprio questo nuovo soggetto in cui lei ha deciso di candidarsi come capolista per il collegio Italia insulare. E allora, La Sinistra, che cos’è? Una riedizione di Liberi e Uguali o di Potere al Popolo? Cento Passi o Rivoluzione Civile?

Lei ha ragione, più volte in passato le organizzazioni della sinistra si sono presentate al voto con dei cartelli elettorali che non superavano il tempo delle elezioni. Ma questa volta la situazione è diversa, e per questo ho accettato di candidarmi come capolista in Sardegna, Sicilia e nelle isole minori. Oggi la mondializzazione finanziaria che genera disuguaglianze – per dirla in chiaro, il nostro nemico di tante battaglie – ha perso il vento a favore, ed è stata messa in crisi dai nazionalismi, che riciclano razzismi e rievocano i fascismi, che promettono ai poveri di proteggerli, non in quanto persone ma in quanto italiani, o americani, o ungheresi. Oggi la sinistra non può cullarsi nell’illusione di sopravvivere nei movimenti. Oggi deve fare politica o scomparire. E non a caso la nostra lista, presentando a Roma i capilista, 4 donne e il sottoscritto, si è data appuntamento al 9 giugno, per un’assemblea nazionale a Roma. Per continuare la lotta dopo il voto.

Ma se il vostro nuovo nemico sono i nazionalismi – immagino che si riferisca a Salvini – perché non appoggiate il Pd, che è all’opposizione, o addirittura il movimento 5 Stelle che negli ultimi tempi sta dando filo da torcere alla Lega?

Il Movimento 5 Stelle è complice di Salvini. Lo ha addirittura salvato dal processo per sequestro di persona, dopo il caso della Diciotti. Litiga sul conflitto d’interessi o sul reddito minimo, ma dice ogni giorno che vuole restare al governo con questo alleato. E non batte ciglio nemmeno davanti all’uso spregiudicato che il ministro dell’interno pare stia facendo dell’aereo della polizia o sul fatto che da gennaio sia rimasto solo 17 giorni, da mane a sera, al Viminale mentre ha totalizzato più di 200 comizi ed iniziative di parte. Quanto al Pd è non pervenuto. Zingaretti è il nuovo segretario ma non ha cambiato indirizzo. Sembra indeciso su tutto. E poi, diciamolo francamente, il Pd è destinato a perdere e a riperdere contro i nazionalismi e la demagogia reazionaria. Il suo appoggio alla finanza, le leggi contro il lavoro – vedi Jobs Act, ma anche buona scuola – lo fanno apparire il partito di una èlite cittadina e benestante, molto lontana dal sentire dei lavoratori precari, dei giovani costretti a cercare un impiego altrove, del ceto medio che teme per l’avvenire dei figli. Solo la Sinistra, che chiede un’Europa solidale, che crei un fondo di solidarietà contro le disuguaglianze, che combatta i paradisi fiscali, e faccia pagare il giusto, con una patrimoniale, ai milionari, può scompaginare la demagogia di chi dice “Prima gli Italiani”.

Quindi voi non vi alleereste con più Europa o con il Pd? La prospettiva di un fronte anti populisti – o, se preferisce, anti nazionalisti – da Macron a Tsipras vi pare un’eresia?

Guardi, la sinistra in Europa governa in Portogallo, in Grecia, presto governerà la Spagna. E proprio in Spagna si è manifestato un grande cambiamento. Pedro Sanchez, che ricorderà in camicia bianca insieme a Renzi, oggi dialoga con Unidos Podemos e insieme propongono la patrimoniale per i milionari, l’aumento del salario minimo del 30%, il rilancio del welfare. In realtà soffia forte in Europa un vento di sinistra. Il Labour di Corbyn non è quello di Blair. Solo Macron e Zingaretti restano legati al sogno di poter governare la mondializzazione barattando i diritti sociali con una qualche estensione dei diritti civili. Ma la nostra battaglia non è per isolarci, marcando le differenze, è per cambiare il mondo. Rompere gli schieramenti, offrire una alternativa a forze politiche oggi complici del potere.

Ma mi faccia capire, Lei nel 2013 era capolista al Senato per il Pd?

Già, il Pd veniva da una lunga subalternità ai governi Berlusconi e poi dall’appoggio al governo Monti. Ma quell’epoca sembrava finita. Bersani prometteva di portare la ditta di nuovo a sinistra. A me disse che potevo fare in Sicilia il discorso che fu di Mario Mineo, di noi studenti palermitani e del centro d’iniziativa comunista del Manifesto. Quella denuncia della borghesia parassitaria e intermediaria, essenzialmente mafiosa, che ha bloccato il riscatto e lo sviluppo della Sicilia. Io gli credetti, ma subito dopo il voto tutte le porte mi si chiusero. Così un anno dopo, era l’estate del 2014, sfidai il direttivo del Pd siciliano, dicendogli: non siete credibili se vi alleate con la Sicindustria di Montante. Nessun siciliano può credere a un’antimafia che usa metodi mafiosi e coltiva gli stessi interessi, le medesime pratiche. Crocetta mi rispose: “Sei un killer venuto dall’est”. Non vollero sentirmi e io lasciai il partito. Poi – lei certo lo sa – in Senato ho votato contro il Jobs Act, la buona scuola, la riforma della Rai, contro Italicum e riforme costituzionali.

Ma ora il Pd candida Bartolo, non è un vostro alleato nella battaglia per l’assistenza ai migranti? Lei citava i Cento Passi, Fava vota Bartolo.

Bartolo è una brava persona, noi continueremo a combattere insieme. Ma come fa questa brava persona a non dire niente sugli accordi che Minniti chiuse con le tribù del deserto che – come si è visto – torturavano e sfruttavano i migranti? Come fa a tacere – in un partito che tace – davanti a una sentenza che condanna a 14 anni per corruzione Antonello Montante, sponsor e alleato della giunta Crocetta. Quanto a Claudio Fava, da tempo persegue un modello di impegno politico solo individuale, che si ritaglia addosso a seconda dei suoi umori e delle convenienze. Non vorrei che finisse nella rete di Miccichè, il quale propone una santa alleanza, Pd Forza Italia, contro i populismi. Un altro pasticcio. Un Nazareno dell’opposizione

E lo sbarramento? Ce la farete a superare la soglia del 4 per cento?

Io spero di sì. Ho seguito molte campagne elettorali, come protagonista o come osservatore, e posso dirle che il bacino potenziale de La Sinistra è molto ampio. Naturalmente esiste il rischio che noi -con le forze modeste che abbiamo e senza sostegno dei media – non riusciamo a raggiungere questa folla di potenziali sostenitori. La battaglia è dura e ce la stiamo mettendo tutta. Ma ci conforta sentirci dalla parte della storia. La consapevolezza di essere l’unica, seria, alternativa ai nazionalismi che preparano tempi magri, un arretramento dei diritti e scenari di guerra.

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