La più grande neviera iblea trasformata in vano serbatoi

Quando non c’erano i frigoriferi vi si ammassavano fino a 13 mila tonnellate di neve da trasformare in ghiaccio per la stagione estiva. Fu il comune di Buccheri a distruggere questo monumento di archeologia industriale

 

La Civetta di Minerva, 23 febbraio 2019

C’era una volta una grande neviera, una di quelle strutture in pietra a secco che nella zona montana iblea serviva a conservare la neve quando non c’erano i frigoriferi. Man mano che la struttura andava riempita, la neve veniva pestata perché diventasse più compatta. Ciascun solaio, alto circa 30 cm, andava diviso da sottili strati di felci e foglie. Il sistema era sufficiente a trasformare la neve in ghiaccio; quest’ultimo, a sua volta, veniva tagliato in blocchi da 50-60 kg e venduto nei mesi estivi. Il tutto finché non comparirono l’energia elettrica e i primi frigoriferi. La struttura era a Buccheri, sulla cima del monte Contessa, a 920 m di quota, e per secoli aveva accolto nel suo pozzo la massima quantità di neve che una neviera iblea avesse mai conservato: oltre 13 mila tonnellate. Era grande, molto grande, e la gente, piuttosto che chiamarla col nome del proprietario, ovvero “Neviera Politi”, la chiamava “A Rutta Ranni”. La sua base era rettangolare, il tetto a botte, e le pareti spesse 1,5 m. Costruita in pietra vulcanica su un pendio naturale, aveva tre bocche di immissione sulla volta, chiuse da altrettanti portelli in pietra, e una porticina a nord per prelevare la neve d’estate. Neanche la neviera “A Lupa” di Chiaramonte Gulfi, cosiddetta per la insaziabile capienza, poteva competere con quella buccherese. Dopo secoli di esercizio, nei primi del Novecento il suo destino fu quello di tutte le altre: l’abbandono. L’ultima volta fu riempita nel 1927. Per svuotarla era talmente grande che ci vollero quattro anni. A Buccheri non fu l’unica neviera presente, ce n’erano una trentina circa. Tuttavia a Rutta Ranni era nota a tutti perché era la più grande, la più monumentale. Per decenni la struttura, che fu proprietà del principe Alliata, giacque senza subire alcun utilizzo, finché un giorno…

 Neviera grande canditoio trasformato in finestra

Un giorno il Comune di Buccheri divenne proprietario della neviera. In quel tempo, per alimentare l’acquedotto, il Comune scavò un pozzo trivellato a soli 30 m di distanza. Erano presumibilmente gli anni 70. Dovendo collocare dei serbatoi, l’amministrazione scelse di metterli dentro la neviera. Ma prima di ogni cosa il Comune adeguò i locali alla nuova destinazione d’uso, distruggendo il monumento di archeologia industriale: la parte sottoterra, profonda circa 10 m, fu colmata e pavimentata; la parete nord in pietra a secco fu sostituita da una sottile parete in blocchetti calcarei e malta, e munita di una moderna porta in ferro saldato; le bocche di immissione sulla volta, liberate dai blocchi monolitici di chiusura, diventarono prese d’aria con telaio in ferro saldato, zanzariera metallica e onduline in plastica. Fine della neviera. L’elemento di unicità di quel territorio, trasformato dal cemento e dall’ignoranza, perse la sua identità originaria, la sua capacità attrattiva.

L’ignoranza è la nemica peggiore della crescita. Per non averne compreso la valenza culturale, lo stesso ente che avrebbe dovuto proteggerla e valorizzarla le ha arrecato i danni peggiori. E da mezzo secolo lo scempio non ha mai suscitato la reazione di nessuno.

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