Sull’IAS l’on. Giovanni Cafeo: “La scelta ora è tutta politica”

“Saranno il territorio e la Regione gli artefici del proprio destino. La nostra priorità è mantenere i posti di lavoro e tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini”

 

La Civetta di Minerva, 23 febbraio 2019

Un emendamento tempestivo mentre sono in atto le procedure per la partecipazione al bando Irsap per l’affidamento del depuratore IAS, scadenza al 4 aprile ma già prorogata al 30 giugno.

Un appalto da 120 milioni di euro a base d’asta (l’importo totale del progetto viene calcolato intorno ai 153 milioni) per la gestione (in senso onnicomprensivo, vedi scheda) dell’impianto che dal 1983 tratta i reflui provenienti dagli agglomerati industriali di Siracusa e dai comuni di Melilli, Priolo Gargallo e Siracusa (zona nord), oggi sotto sequestro insieme al depuratore Tas e agli impianti Versalis e Sasol per l’ipotesi di inquinamento ambientale.

Una concessione che significherebbe una svolta radicale rispetto alle modalità di gestione fin qui affidate per il 60% all’Irsap stesso (che ha sostituito l’ASI a seguito della riforma regionale) e per il 40% ai Comuni di Priolo e Melilli e alle aziende dell’area industriale. Un privato che si aggiudicasse l’appalto di certo non manterrebbe lo stesso numero pletorico di dipendenti – relazioni tecniche ormai datate assicuravano la piena funzionalità dell’impianto più che dimezzando il personale, figuriamoci oggi con l’aiuto della tecnologia informatica! -; né garantirebbe retribuzioni di tutto rispetto; e nemmeno continuerebbe a garantire alcuni benefit per il territorio: i residenti di Priolo e Melilli non pagano il canone di depurazione (però in compenso respirano i miasmi!).

Ed è proprio alla luce di queste considerazioni che la politica si è mossa: e la Regione non poteva rimanere insensibile al grido di dolore dei propri figli.

Onorevole Cafeo, un emendamento vincente il suo, subito recepito.

Una storia complessa quella del depuratore IAS. Un’efficace metafora per definirne il ruolo potrebbe essere quella di “fegato della zona industriale di Siracusa”. Nata nel 1983 per volontà del Consorzio ASI (Area di Sviluppo Industriale), l’Industria Acque Siracusane, nota con l’acronimo IAS, ha cessato la sua convenzione trentennale per la gestione di questo impianto di depurazione di Priolo Gargallo nel 2015. E l’equilibrio del rapporto tra pubblico e privato che reggeva l’intero sistema sembra rompersi proprio con il passaggio delle quote di maggioranza all’IRSAP (legge n.8/2012), l’Istituto Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive che avrebbe dovuto assorbire i consorzi ASI, oggi invece ancora in liquidazione.

Si sarebbe potuto rinnovare la convenzione?

Impossibile. Lo vietano le normative in vigore: IAS non può essere considerata una società “in house”, nonostante la maggioranza delle quote sia di proprietà pubblica, perché il socio privato non fu scelto attraverso un bando di gara. L’entrata in vigore della c.d. “Legge Madia”, ossia la legge 124/2015, ha modificato in parte lo statuto di IAS, riducendo il numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione (da 7 a 5, ndr), diminuendo conseguentemente la presenza dei privati ma ampliando al contempo i poteri del Direttore Generale.Il nuovo Governo Regionale, con la legge 8/2016 modificata con la 10/2018, ha spostato la proprietà delle quote pubbliche ai consorzi ASI, come detto ancora in fase di liquidazione. Ciononostante nei giorni scorsi è stata indetta dall’Irsap la gara di appalto, dal valore di 120 milioni di euro, per la gestione dell’impianto: un atto dovuto, conseguenza della proroga della gestione attualmente in scadenza a giugno; la proroga insomma presupponeva proprio il bando di gara.

Ma, a questo punto, a sparigliare le carte, lei ha presentato un emendamento.

Nonostante la mancanza di particolari interessi su IAS, è chiaro che in considerazione del delicato argomento trattato, legato alla salute pubblica oltre che al sistema delle Attività Produttive della Sicilia Orientale, non era, non è possibile continuare ad andare avanti con queste incertezze, anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie.

È necessario garantire un impianto efficiente, anche grazie agli investimenti previsti di 15 milioni di euro, oltre che salvaguardare l’ambiente e i posti di lavoro, tutti obiettivi chiaramente esposti anche lo scorso 9 ottobre 2018, quando furono convocati in audizione a Palermo, in III Commissione ARS, gli azionisti di IAS e l’assessore regionale alle Attività Produttive, l’On. Turano.

E oggi, come allora, l’obiettivo non può che essere quello di lavorare in sinergia con tutti per costruire il futuro dell’impianto.

Così, in occasione della finanziaria appena approvata, abbiamo presentato in Commissione un emendamento che l’assessore Turano ci ha chiesto di ritirare in quanto era intenzione del governo riscriverlo e farlo proprio. E così è stato.

Quali dunque i vantaggi?

La norma così approvata apre ad una doppia soluzione della vicenda IAS: da una parte si può decidere di procedere comunque alla gara, privatizzando così un’importante opera pubblica e lasciando privi di tutela i lavoratori, per i quali il bando prevede sì un obbligo di assunzione dal precedente bacino, ma non la reintegrazione totale; dall’altra invece si può immaginare di ritirare il bando e applicare così la norma, affidando la gestione dell’impianto all’attuale società di scopo, in attesa che subentri l’eventuale gestore unico.

In sostanza, la scelta diventa adesso tutta politica: saranno il territorio e la Regione Siciliana gli artefici del proprio destino, insieme ai liquidatori del consorzio ASI, come noto proprietario effettivo degli impianti.

Abbiamo davanti due punti fermi, cioè la salvaguardia dei posti di lavoro e la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, affiancati dalla naturale esigenza di trasparenza e legalità, precondizione del vivere civile. In questo contesto ci poniamo ancora una volta come disponibili ad aiutare il dialogo e il confronto tra le parti ma la responsabilità della scelta, come ovvio, spetta a chi governa e ai proprietari degli impianti.

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Bando Irsap: obblighi dell’affidatario della gestione IAS – Rientrano nel progetto di affidamento pluriennale le seguenti mansioni: prestazioni di personale per garantire il controllo ed il regolare funzionamento di tutte le componenti dell’impianto in maniera continuativa; manutenzione ordinaria delle apparecchiature, compresa la fornitura di materiale di consumo come lubrificanti, grassi e minuterie, etc., nonché degli attrezzi necessari perla esecuzione delle relative opere; analisi chimiche per il controllo del processo; allontanamento dei materiali di risulta (fanghi e grigliati) compresi oneri e tasse per la discarica; pulizia dei locali e mantenimento delle aree di pertinenza dell’impianto; manutenzione ordinaria e straordinaria della condotta sottomarina e della rete di scarico; manutenzione ordinaria della stazione di riparto e di sollevamento dei reflui immessi nell’impianto; manutenzione del verde di competenza dell’impianto; formazione del responsabile di processo mediante corso di specializzazione autorizzati dal RUP; consumi elettrici necessari per il corretto e regolare funzionamento di tutte le componenti di impianto e delle relative reti di adduzione esistenti ed eventualmente da realizzare o realizzate a seguito di modifiche al processo e/o all’impianto; fornitura di combustibile per l’attivazione di gruppi elettrogeni alternativi alla fornitura di energia elettrica comprensivo di tutti gli oneri e tasse.

Articolo 32 con norma emendata – La norma emendata, ormai parte integrante del collegato alla finanziaria e formalmente già in vigore, permette, all’Art. 32 di “trasferire in concessione d’uso, nelle more dell’individuazione dei gestori unici del Servizio Idrico Integrato da parte delle Assemblee Territoriali Idriche della Regione e per la celere attuazione dell’articolo 172, comma 6, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche ed integrazioni, gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione alle società di scopo a prevalente capitale pubblico che in atto garantiscono la gestione dei predetti impianti nei territori di propria competenza e ciò fino al definitivo subentro dei competenti gestori unici. In assenza delle predette società di scopo, i Commissari liquidatori possono trasferire in concessione d’uso temporaneo gli impianti idrici, fognari e depurativi di proprietà dei Consorzi per le Aree di sviluppo industriale in liquidazione, al Comune che risulti maggior utilizzatore del relativo impianto. Eventuali quote di ammortamento residue per spese di investimento effettuate da parte dei concessionari temporanei di cui alla presente disposizione, preventivamente autorizzate dal Consorzio proprietario, sono riconosciute, all’atto del definitivo subentro, dal gestore unico del servizio idrico integrato.”

 

 

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