Alessandro Vasquez (Filcams Cgil): “Angariando i dipendenti. Nel franchising spesso a fronte di contratto per quattro ore giornaliere il lavoratore ne svolge otto, anche dieci”
La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018
Sui lavoratori del commercio e servizi come vigilanza privata, mense, turismo parliamo con Alessandro Vasquez, neo eletto segretario della Filcams Cgil, la categoria che li rappresenta.
Come si pone questa realtà lavorativa?
È per definizione che gli occupati del settore sono fra i più martoriati, perché parliamo di prestazioni lavorative dove sono presenti quasi sempre insicurezza e spesso infiltrazioni mafiose. Ovviamente, come sindacato, non è facile muoversi in un ambiente del genere specie dove l’appiglio alla legalità, là dove c’è un contratto, è di poco o nessun aiuto per i lavoratori. A volte sono le stesse istituzioni che non osservano le disposizioni di legge, così il tutto si complica. Ciò avviene, come grosso problema, nella vigilanza, dove le imprese operano con quasi nessuna legalità spesso legate alla criminalità organizzata. Ecco quali sono le difficoltà del fare sindacato.
Qui bisogna reimpossessarsi dei propri strumenti e far vedere com’è e qual è il sindacato. Non si tratta di rottamare ma, come diceva Gramsci, di usare le buone pratiche di chi ci ha preceduto e imparare dai loro sbagli, tutto per determinare un vero rinnovamento sindacale che, secondo la mia opinione, non è detto debba essere generazionale.
L’occupazione nel settore come si attesta?
Abbiamo numeri ballerini nei vari settori perché sono tutte realtà di lavoro precario. Difatti, un centro commerciale oggi è aperto, ma domani non sappiamo che fine farà. Possiamo affermare che esiste in questo periodo una grave emorragia nel settore commercio dove abbiamo avuto la chiusura dell’Unieuro alla Fiera del Sud. In questo caso, ma vale anche per tante altre situazioni, bisogna denunciare una realtà quasi endemica, quella dell’applicazione di una regola illegale: là dove il contratto prefigura 4 ore giornaliere il lavoratore ne svolge spesso 8, anche 10. Avviene così che, nella maggior parte dei casi, queste ore non sono retribuite o per i più fortunati pagate in nero. Ciò avviene spesso nei franchising. Infatti, ritornando al caso Unieuro, troviamo che l’impresa diretta applicante il contratto ha dovuto chiudere perché non aveva più numeri adeguati alla sussistenza sul territorio mentre il suo franchising, sia per la migliore collocazione sul territorio, sia per il diverso trattamento verso i lavoratori nell’avere più margini di manovra, sopravvive riuscendo a mettere in campo una concorrenza sleale nei confronti della diretta, anche se vende gli stessi prodotti e le stesse marche.
Abbiamo la zona sud ai Pantanelli, com’è combinata?
Lì esiste una situazione molto delicata che riguarda “Spaccio alimentare” del gruppo Cambria collocato al centro commerciale “I papiri”, esso è stato rilevato ultimamente dalla società CDS Holding. A fronte di tale operazione Cambria ha deciso di non chiudere i propri locali destinandoli alla ristrutturazione, cosa che sta avvenendo anche in altri centri commerciali. Ciò ha determinato un’apprensione da parte dei lavoratori, poiché vedono tanti centri chiudersi e ristrutturarsi, nel frattempo il gruppo Cambria dichiara concordato preventivo in bianco per diversi debiti e crediti nei confronti di Sma e altri gruppi. Purtroppo, questa reazione a catena porterà a una via d’uscita di non facile gestione per il sindacato.
Siamo in grado d’individuare infiltrazioni mafiose più importanti?
Possiamo affermare con certezza che spesso il settore commercio diventa una vera e proprio lavatrice dove vari gruppi mafiosi reinvestono il proprio denaro per cercare di pulirlo, ma l’unica cosa che si osserva è la centrifugazione dei diritti sui lavoratori. Sono solo loro che ne escono con le ossa rotte.
Avete concluso il vostro ultimo congresso, da ciò quali prossime battaglie e propositi?
Abbiamo un’agenda abbastanza fitta, perché ci occupiamo della partecipata Siracusa Risorse e partecipata Libero Consorzio, quest’ultima è in una situazione di dissesto e nei prossimi giorni avremo discussioni molto delicate su tale vertenza. Poi ci aspetta un incontro col nazionale sulle sorti di Cambria e ancora un’assemblea molto accesa in zona industriale, dove ci occupiamo dell’impresa “Ambiente s.p.a.” situata in Isab. Lì stiamo affrontando una battaglia innanzitutto di dignità elementare perché è da due anni che quei lavoratori sono in un’area senza cantiere, senza bagni né docce mentre fanno campionamenti idrocarburi e sono costretti a portarsi le tute a casa per essere lavate.
Questa è una questione di rischio igienico e ambientale oltre che di diritti elementari. Un’ultima grande domanda: cosa pensi dell’unità sindacale?
È chiaro che sono favorevole a ciò, ma la penso più come unità di tutti i lavoratori. Infatti, mi chiedo fino a che punto si è disposti a un’unità di sigle? La mia riflessione sorge da fatti concreti, ad esempio sono andato in alcuni supermercati a Lentini e vi ho trovato una conciliazione firmata da un segretario provinciale di un sindacato dove i lavoratori rinunciavano espressamente, scritto nero su bianco, a qualsiasi diritto derivante dall’art. 36 della costituzione. Io, lì non ci vedo nessun tipo di unità sindacale. Questi comportamenti non appartengono alla Cgil, ma anche al fare ed essere di qualsiasi onesta organizzazione sindacale. Il terrore che viene esercitato sul ricatto occupazionale all’interno dei supermercati o in tutto il settore terziario è grave. È una situazione che oggi non si riscontra neppure nel settore agricolo. Sembrerà una barzelletta quello che dico, ma è un dato di fatto. Mi hanno insegnato a Lentini, dove ho ricoperto il ruolo di Segretario di Camera del lavoro e conosco bene la zona, che quando si dà il dito al padrone egli prima o poi si prenderà la mano e poi anche il braccio. Purtroppo sta a noi riuscire a mantenere la schiena dritta e dove si può non indietreggiare neppure di un passo, perché ciò significherebbe una perdita secca nelle tasche dei lavoratori.

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