Nessi evidenti tra sostenibilità e rendimenti economici

L’analisi dei consumi energetici a livello mondiale conferma una crescita esponenziale dei consumi in tutti i paesi industrializzati praticamente dagli inizi del secolo con un raddoppio dei consumi energetici circa ogni otto anni

 

La Civetta di Minerva, ottobre 2018

Vi è un nesso estremamente chiaro tra le insostenibilità del sistema economico oggi imperante e le cause che hanno scatenato la crisi economica mondiale del 2008.

Lo sfruttamento dell’energia (elettrica, termica, nucleare…) è causa di vaste trasformazioni e, attraverso il lavoro umano, enormi masse di materia vengono trasformate in merci destinate al consumo. Il legname viene trasformato in mobili, l’alluminio viene trasformato in infissi, dei composti metallici divengono autovetture, ecc. Questo processo avviene attraverso l’uso di energia sotto diverse forme. La natura ci offre diverse fonti di energia ed è compito della tecnica scoprire i modi più idonei per il loro sfruttamento.

Un esempio può essere dato dalla produzione di prodotti agricoli. In questo campo, negli ultimi anni, si è assistito ad un vero e proprio miracolo quantitativo. In alcuni settori, negli ultimi trent’anni, la produzione è stata mediamente duplicata. Tuttavia, se consideriamo la quantità di risorse impiegate (fertilizzanti, anticrittogamici, insetticidi, diserbanti, combustibili, energia elettrica, macchinario, forza lavoro, ecc.) ci accorgiamo che queste, mediamente, sono aumentate, nello stesso periodo, di un fattore 10. L’efficienza globale allora, definita in termini fisici, come rapporto tra risorse ricavate e risorse impiegate, è fortemente calata in tutti i paesi fortemente industrializzati.

Da questo punto di vista, l’agricoltura intensiva (additata ad esempio di massima efficienza) versa in una situazione di assoluta schiavitù rispetto alle risorse energetiche impiegate. E si potrebbe continuare, di questo passo. Se vogliamo definire opportunamente i parametri essenziali utili ad una economia integrata, dobbiamo constatare inaspettate inefficienze del sistema economico.

INTERCONNESSIONI TRA ECONOMIA ED AMBIENTE

Da tempo valenti studiosi ne hanno intrapreso lo studio. Per fondare una teoria integrata dell’economia che abbia generalità sufficiente bisognerebbe partire dal processo di produzione e le sue con­nessioni con l’ambiente. L’attuale economia che tende a spiegare il sistema economico come il risultato delle leggi della domanda e dell’offerta è incapace di dare la benché minima indicazione sul modo concreto di risolvere la questione ambientale. È utile notare che, sotto condizioni di sviluppo neoliberista, l’ammontare dei consumi energetici, che è sempre proporzionale alle quantità di merce prodotta, deve presentare un comportamento per forza di crescita esponenziale.

L’analisi dei consumi energetici a livello mondiale conferma una crescita esponenziale dei consumi in tutti i paesi industrializzati praticamente dagli inizi del secolo con un raddoppio dei consumi energetici circa ogni otto anni.

A seconda delle nazioni, il dato può leggermente variare ma nella sostanza rimane confermato in tutti i paesi a riproduzione allargata e alto investimento riproduttivo. In fase di espansione quantitativa la crescita esponenziale sembra procedere senza limiti ed è tale da far dimenticare ogni problema rela­tivo all’ecologia perché semplicemente seppellito dai “successi consumistici” del sistema alimentati dalla legge del profitto. I problemi dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e dei prodotti alimentari insalubri appaiono come insignificanti e, di fatto, ancora oggi continuano ad essere teorizzati come tali dai mass-media, supponendo che, all’occorrenza, potrebbero anche essere corretti da un uso “intelligente” di nuove tecnologie: si genera il mito dello sviluppo quantitativo. Ma vi sono delle motivazioni evidenti per cui questo mito deve essere abbandonato ed occorre con urgenza porre ad esso un freno.

Un primo basilare concetto di macroeconomia neoliberista: il sistema produttivo implica necessariamente la presenza di due mercati, un mercato del consumo ad alta produttività ed un mercato del lavoro a produttività molto più bassa. A parità di condizioni, il percorso del denaro segue il cammino a produttività minore si riversa verso quei mercati in cui la produttività garantisce il massimo dei profitti monetari. Questa circostanza è ampiamente verificata nella fase avanzata di sviluppo industriale o agrario nella quale gran parte delle merci viene manifatturata in paesi del terzo mondo per essere consumata nei paesi ricchi. Le merci ricche di valore invadono il mercato e vi attirano denaro; il ciclo economico ideale dell’economia neoliberista implica dunque un trasferimento, dal mercato della forza lavoro verso il mercato del consumo, di certe quantità di valore che necessariamente devono essere prelevate dall’esterno del ciclo stesso.

IL LIMITE DELLO SFRUTTAMENTO ECONOMICO

Vi è un limite tra quantità d’inquinamento prodotto dal consumo delle merci (utili o inutili che siano) e la quantità di biomassa necessaria per il “riciclaggio” dell’ecosistema. Vi sono, infatti, ben determinati limiti biologici e su una scala di tempo dell’ordine dei millenni. È da questo punto che si deve partire per la costruzione di una teoria economica integrata la quale metta al primo posto non più il concetto di “profitto monetario” ma quello di razionale utilizzo delle risorse ancora esistenti sulla terra. Secondo Marx vi sono delle peculiarità presenti nella natura umana, queste ultime emergono in modo preponderante in una fase di espansione non controllata dei consumi sotto la forma di quelle “furie dell’interesse privato”, ed ecco che, obbedendo alla cieca legge del “profitto”, e grazie anche alla pubblicità, gli individui pensanti vengono trasformati in cieche macchine consumistiche. La quantità di merce inutile cresce a dismisura assieme alla cattiva qualità dei prodotti. Tutto ciò che serve al “profitto monetario” viene venduto, anche i veleni. Se qualcosa, anche se è costato duro lavoro umano, non è funzionale alla legge del profitto viene distrutta (vedi il macero degli agrumi) e alla fine tutto si riduce in una massa enorme di rifiuti urbani ed extraurbani.

LA TERRA SI TRASFORMA IN UNA ENORME PATTUMIERA

Fino a che le basi riproduttive del sistema biologico sono in grado di autorigenerarsi, grazie all’azione incessante del sole, dell’acqua pura, dell’aria e della terra, il sistema si sviluppa ma, dal momento in cui il bilancio sarà negativo (desertificazione, scomparsa della fauna e della flora, comparsa di malattie nuove, disastri ambientali di ogni genere) gli stessi coefficienti produttivi che garantivano fino a quel momento l’espansione esponenziale si rivoltano contro il sistema. I rendimenti fisici decrescono e inizia un generale impoverimento delle masse produttive e della società. Le città si riempiono di poveri e di quartieri malfamati. La disoccupazione aumenta incessantemente e nasce spontanea la perversione dell’idea dello stato forte.

C’è una via di uscita da questo inesorabile processo?

L’economia sostenibile, circolare, potrà essere una risposta se si prenderà più coscienza e consapevolezza dell’incompatibilità di un sistema di crescita infinita con le necessità vitali dell’ecosistema terrestre.

Fonti: Prof. Angelo Pagano (Direttore di ricerca Istituto nazionale di fisica nucleare) “Il futuro di noi tutti” Rapporto Commissione. Mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, Bompiani, 1988. Karl Marx, “Il Capitale” Editori Riuniti – 1989. Albert Einstein, “Come io vedo il mondo” Giachini ed.- 1975.

 

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