Unionisti contro sovranisti, novatori contro establishment. Per fare cosa?

Pesa sul governo europeo l’obbrobrio di una ideologia vincente (quella liberale che si contrapponeva al cosiddetto socialismo reale o comunismo) ma decisamente degenerata in liberismo eslege, egemone, generatore di mostri multinazionali

 

Nella prossima primavera si svolgeranno le elezioni del nuovo parlamento dell’Unione Europea, giunta precocemente al suo possibile tramonto. Il Consiglio ha deciso unanimemente il periodo entro il quale si andrà alle urne (tra il 23 ed il 26 maggio), lasciando a ciascuno dei 27 stati membri la facoltà di scegliere la data esatta. Buffa decisione-non decisione. Irrilevante i margini di discrezionalità delegati agli stati. Tanto valeva fissare anche una data precisa. Ma questa Unione non è capace di decidere nulla, neanche se lasciare in vigore l’ora legale per tutto l’anno. Però impone scelte di politica economica restrittive (l’arbitraria norma del 3% nel rapporto deficit/pil). Impone? Non a tutti gli stati con la stessa cogenza. Alcuni possono permettersi margini diversi di flessibilità: l’Italia no. La Germania può permettersi anche di ignorare ripetutamente, ad libitum, le norme sull’equilibrio della bilancia commerciale. La ripartizione dei migranti proposta da Junker è rimasta non nell’Olimpo delle buone intenzioni ma nel pantano delle ipocrite promesse.

Di una politica estera, di una politica fiscale e di una politica del lavoro comune non si intravede neanche la più pallida ipotesi. Di una riduzione delle asimmetrie permanenti tra i vari sistemi nazionali guai ad occuparsi. Eppure sarebbe stato compito della politica comunitaria rafforzare l’Unione e ridurre tali asimmetrie. E invece dobbiamo solo accontentarci di una magra consolazione: la permanenza nell’euro (moneta creata da un sistema bancario usurpatore di sovranità) ci mette al riparo da speculazioni che sarebbero più pesanti se avessimo una moneta nazionale. Forse. Ma subiamo ugualmente speculazioni a suon di spread, anche su input, talvolta, di istituzioni amiche. E a fine mese forse riceveremo un declassamento da parte di agenzie di rating (private) che minacciano di ridurre a carta straccia (di cui le banche si dovranno disfare) i titoli del nostro debito pubblico. La speculazione famelica farà il suo gioco, incoraggiata dalle agenzie suddette e dal fuoco “amico” di ignobili euroburosauri che pretendono di insegnarci a votare come vogliono loro. Ma che pure temono una italexit, che sarebbe la fine dell’euro e dell’Unione.

Sic stantibus rebus, la faglia più pericolosa del terremoto politico prossimo venturo è costituita dalla opposizione tra unionisti e sovranisti. E un’altra faglia molto attiva è quella che fa registrare un fortissimo attrito tra fautori dell’establishment da una parte e innovatori radicali dall’altra. Gli unionisti (iperliberisti) recano il fardello indecente di una crisi economica mal fronteggiata e perdurante nonché di una diseguaglianza non adeguatamente osteggiata, già cresciuta a dismisura ed ulteriormente crescente.

Pesa su di loro l’obbrobrio di una ideologia vincente (quella liberale che si contrapponeva al cosiddetto socialismo reale o comunismo) ma decisamente degenerata in liberismo eslege, egemone, generatore di mostri multinazionali più potenti dei singoli stati e di processi che si sono rivelati strumentali agli interessi di furbi senza scrupoli: delocalizzazioni inverse di aziende e di manodopera (spostamenti della produzione in paesi a bassissimo costo del lavoro e privi di protezione dei lavoratori; accoglienza di disperati e importazione o tratta di un esercito di lavoratori di riserva). Il tutto tra il turbamento crescente di cittadini che assistono ad una connivenza di fatto tra operatori dell’accoglienza mossi da sincere motivazioni umanitarie, predicatori ipocriti del politicamente corretto e gente senza scrupoli (mafia capitale e sfruttatori vari).

Gli unionisti dovrebbero riuscire a convincere noi elettori della loro sincerità di voler cambiare radicalmente l’attuale quadro di regole, in gran parte sbagliate. Ma dovrebbero dimostrare di avere le idee chiare sui cambiamenti da apportare e non possono sperare di meritare consensi, limitandosi a gridare al lupo-al lupo contro i “populisti”. Piuttosto dovrebbero approfittare di questo scampolo di tempo che ci separa dalle elezioni di primavera per reintrodurre la separazione tra banche di credito/risparmio e banche di affari; varare nuove strategie (diverse dal criminale fiscal compact) per la riduzione del debito degli stati; modificare le norme di emissione monetaria, stabilendo il trasferimento diretto agli stati dell’eurozona della moneta di nuova creazione, in quantità proporzionale alla consistenza demografica degli stessi; varare misure di riduzione rapida e progressiva delle asimmetrie; far rispettare da tutti gli stati le norme (anche quelle sugli squilibri della bilancia dei pagamenti) e non solo la soglia (arbitrariamente fissata al 3%) del rapporto deficit/pil; o, in alternativa, consentire gli stessi sforamenti o le stesse approssimazioni a tutti gli stati; imporre alle banche locali di rastrellare (ricomprandolo dai cosiddetti investitori istituzionali, meglio definibili speculatori internazionali o manovratori di fondi comuni) il debito pubblico degli stati in cui operano; e indurre con argomenti “persuasivi” le stesse banche a ripagare (possibilmente sino a risoluzione totale) il loro debito nei confronti della BCE per la moneta presa “in prestito”, versandole quote corrispondenti di titoli del debito pubblico detenuti… In tal modo gran parte del debito dei singoli stati verrebbe trasferito in pancia alla BCE, in aggiunta a quello già racimolato dal signor Draghi sul mercato secondario col suo Q.E. Tutto quel debito pubblico in pancia alla BCE non comporterebbe pagamento di interessi (essendo oggi il tasso di sconto pari a zero) e ciò allevierebbe notevolmente il peso della gestione del debito stesso. Per tutti gli stati; non solo per l’Italia.

Sono disposte le forze politiche unioniste a varare con la necessaria urgenza queste misure o alcune di esse? Sapranno presentarci progetti cantierabili per l’eliminazione della evasione fiscale? Sapranno far fuori (politicamente) l’indegno Junker ed altri euroburosauri provenienti dal mondo bancario e preoccupati solo di mantenere in piedi norme e politiche favorevoli a banche e a speculatori finanziari? Sapranno affrettarsi a mettere fuori gioco i paradisi fiscali (a partire da quelli esistenti in territorio europeo)? Ne dubitiamo, ma aspettiamo di vederle all’opera. Le vaghe promesse e le annunciate intenzioni generiche di riformare l’Unione non bastano e non illudono nessuno.

Sull’altro fronte (quello dei sovranisti) vorremmo vedere subito politiche di tal genere nei paesi in cui sono al governo (come l’Italia) e dichiarazioni di programmi politici dettagliati di segno analogo negli altri paesi in cui si avviano a contendere il successo elettorale alle forze opposte, mal governanti.

In Italia, per esempio, i cinquestelle potrebbero varare subito quella separazione tra banche che, a detta di moltissimi esperti, sarebbe utilissima per far rifluire il risparmio verso l’economia reale, distogliendolo dalle pericolose praterie della finanza speculativa, in cui tutti lottano contro tutti (e persino contro gli stati). E potrebbero approfittare della introduzione del reddito di cittadinanza (che, a quanto pare, sarà erogato su card e del quale sarà monitorato l’utilizzo, destinato ad acquisti di beni di necessità) per ridurre al minimo o a zero la moneta circolante, sostituendola con moneta elettronica, associando ad ogni codice fiscale una ed una sola card. Sarebbe una bella novità rispetto alla recente forsennata scelta (renziana) di elevare sino a tremila euro l’importo consentito per pagamenti in contante. Sostituire il contante con moneta elettronica (sempre in euro) consentirebbe di monitorare ogni spostamento di denaro e di mettere fuori gioco il lavoro nero ed il traffico di sostanze illegali. Impossibile? No. In Svezia è già oggi possibile pagare anche il caffè con carta elettronica. In Italia basterebbe imporre alle banche di rendere gratuite le transazioni effettuate con la card del cittadino. E imporre a tutti gli esercenti l’uso del pos, vietando alle banche l’imposizione di qualsiasi costo per le operazioni di incasso tramite pagamento elettronico. Sarebbe tutto sotto controllo. Per ridurre le libertà individuali? No. Per eliminare truffe, evasioni e riscossione a scrocco del reddito di cittadinanza da parte di lavoratori in nero; per combattere riscossioni immotivate e di comodo da parte di minori e disoccupati o di nullatenenti utilizzabili come copertura per transazioni illecite…   Inoltre la tassazione (magari finalmente riducibile sul serio e razionalmente) potrebbe applicarsi sugli introiti reali di ciascun cittadino, con applicazione di una progressività perequativa, perfettamente in linea col dettato costituzionale. Con buona pace di Salvini, ciò consentirebbe di tassare solo gli introiti reali di ciascuno e di eliminare cervellotici studi di settore da parte del fisco e astuzie di vario genere da parte dei soliti furbi. Forse questi ultimi riuscirebbero a trovare pur sempre qualche possibiltà di passaggio attraverso le maglie di un controllo elettronico delle transazioni e degli arricchimenti (fatta la legge, trovato l’inganno!), ma ci sarebbe certamente un fisco molto più trasparente, più efficace e più difficilmente eludibile. E sarebbe recuperata quella fetta ingente di entrate fiscali che oggi sfuggono: da un centinaio di miliardi a 270, se si aggiungono i guadagni da attività criminali, che oltretutto sarebbero più facilmente individuabili attraverso il tracciamento delle transazioni. Senza contare che ogni stato potrebbe (restando nell’euro) immettere sul mercato interno una quantità di moneta in più rispetto a quella creata in forma cartacea dalla BCE o, solo contabilmente, da banche varie. Tale quantità monetaria aggiuntiva potrebbe essere emessa, per conto e su mandato del Tesoro, da un IMEL (Istituto di Moneta Elettronica) già creato nell’ambito di Poste Italiane e non sarebbe spendibile all’estero o su piazze mediatiche (amazon, ecc.) ma servirebbe per stimolare l’economia interna, attraverso una compensazione (clearing) simile a quella che esercitano le banche sulla moneta che creano dal nulla e che segnano sui conti correnti dei cittadini quando concedono loro linee di credito. Perché no? Solo le banche possono creare moneta (in base alla riserva frazionaria) e gli stati no?

E perché il governo attuale (che si autodefinisce del cambiamento) non incentiva l’internalizzazione del debito pubblico, magari offrendo nuovi BOT e BTP (ad un interesse prestabilito, appetibile ed esentasse) ai risparmiatori italiani? Forse anche questa misura ci potrebbe riparare dagli effetti dello spread. Gli italiani hanno risparmi privati per un ammontare che è circa il doppio del debito pubblico. Potrebbero comprare tutto il debito pubblico (di cui già detengono una fetta cospicua) con una parte di tali risparmi; e la speculazione sui nostri titoli sarebbe messa fuori gioco. Come in Giappone. E sarebbe anche una grossa novità positiva restituire allo stato il potere di definire il tasso di interesse sui titoli offerti, piuttosto che lasciarlo fissare dai mercati, come ben suggerisce Guido Grossi. E perché non utilizzare Casa Depositi e Prestiti come la Germania utilizza Bundesbank per affidarle “provvisoriamente” i titoli non totalmente assorbiti dal mercato, al fine di evitare le condizioni peggiori di collocamento? È così difficile modificare l’attuale irrazionale meccanismo delle aste di collocamento dei titoli di debito o basta anche un semplice provvedimento amministrativo? Oltretutto, come spiega bene sempre Guido Grossi, per i cittadini sarebbe preferibile offrire in prestito i risparmi al proprio stato piuttosto che tenerli in un sistema bancario inaffidabile, che con il bail-in mostra di voler allungare le mani sulle risorse private in caso di catastrofe. Lo stato ha il dovere costituzionale di tutelare il risparmio; il bail-in, al contrario, pone in balia delle banche decotte la disponibilità del risparmio dei cittadini. Che aspetta il governo del cambiamento a dare una decisiva prova di volere davvero realizzare una svolta, mettendo in primo luogo l’interesse dello stato e dei cittadini e varando una manovra di reciproco arroccamento? Non dovrebbe essere difficile capire da parte dei signori del nuovo governo e spiegare ai cittadini che è meglio, rispetto alla attuale situazione, una tutela reciproca tra stato e risparmiatori italiani. Se si vuole innovare, perché lasciare che bancarottieri senza scrupoli si prendano il denaro privato per tappare i buchi che hanno aperto nei bilanci delle loro banche? Intelligenti pauca.

Non vogliamo essere tediati con slogan opposti: Europa sì o Europa no… Sì, apportando da subito quali cambiamenti? No, a che pro? Meno ciance e più fatti. Il tempo delle parole vaghe e dei partiti senza programmi e senza idee è scaduto. Ci usino la cortesia di esser chiari e di mostrare con atti cosa voglion fare. Da subito. Anzi, da ieri. Buon lavoro.

L’Europa sopravviverà all’insipienza degli euroburosauri unionisti, sostenitori di caste bancarie usurpatrici di sovranità e di un establishment insopportabile, e ai furori pantoclasti dei sovranisti? Riuscirà la sinistra.

Da leggere

Nuove e vecchie cattedrali nel deserto

Sulla costruzione del ponte sullo stretto è stata aperta una grande campagna pubblicitaria (lautamente pagata). …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti