Amministrative: vince l’astensionismo, la metà dei siracusani ha preferito rimanere a casa. Il Consiglio comunale è frastagliato: tante realtà rasentano il 5%; vincono le liste civiche
La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018
Alla fine ha vinto chi è rimasto a casa. La maggioranza silenziosa, gli astensionisti, gli indifferenti o menefreghisti aumentano la loro percentuale e si piazzano al primo posto come rappresentanza politica cittadina: il 45%. Quasi la metà dei siracusani non vota. Forse di più se si considerano pure le schede bianche o nulle. Un partito in crescita, nel silenzio. È ancora una volta questo il dato più eclatante, su cui tanti dicono che bisogna riflettere, che bisogna intervenire, ricucire il divario tra politica e cittadini. Ma poi, due giorni dopo le elezioni ce ne scordiamo tutti e non ci occupiamo più del fenomeno che pure è inquietante e preoccupante.
Le percentuali su cui poi si discute, i risultati che ottengono partiti e liste civiche, travisano il reale significato dei numeri perché quando diciamo che, per esempio, il M5S raggiunge il 13% o Forza Italia il 10%, uno magari è indotto a pensare che il 13% dei siracusani è grillino o il 10% è berluschino. E invece no. Perché quelle sono le percentuali della metà degli aventi diritto: il 13% o il 10% di quel 55% che ha scelto di andare a votare. Ecco, dunque, che le percentuali, raffrontate al corpo elettorale nella sua interezza, si dimezzano ed il dato appare in tutta la sua drammaticità. Pur tuttavia i partiti e le liste civiche esultano, anche solo un misero 5% raggiunto per il rotto della cuffia (che in realtà corrisponde a circa il 2,5% del totale elettori) diventa motivo di grande soddisfazione, elisir di speranza, stimolo per intraprendere chissà quali imprese politiche. Presupposto su cui proiettare il proprio futuro a cominciare dalle pretese che si avanzano per le eventuali alleanze o apparentamenti (con appena 2 consiglieri puoi condizionare il governo della città).
Scendendo nel particolare, i risultati ci offrono una situazione quanto mai frastagliata e variegata. Su 18 liste solo 9 (giusto la metà) superano lo sbarramento del 5% e altrettante ne rimangono fuori. Delle promosse ben 5 liste su 9 si attestano a poco più del 5% (risultato numericamente modesto); 3 liste si posizionano attorno all’8% e soltanto una (M5S) supera il 10%, esattamente 12,84%. A leggere freddamente e con distacco questi numeri non ci sarebbe proprio nulla da esultare, ma tant’è, la politica è diventata sempre più materia tra pochi e pertanto la composizione del consiglio comunale si mostra abbastanza variegata e rappresentata da piccole realtà.
E meno male che tutti hanno lamentato l’esagerato numero dei candidati, l’esercito degli aspiranti, l’invasione dei pretendenti: “uno ogni famiglia! almeno due ogni condominio! la carica dei 600!”. Nella realtà sono i candidati che trascinano gli elettori alle urne e mobilitando famiglie, parenti, vicini e amicizie si è ottenuto il risultato scarso dei 55% degli elettori. Cosa sarebbe successo se i candidati al Consiglio Comunale fossero stati la metà? Quanti sarebbero stati mossi da motivazioni per andare a votare? Con buona pace del popolo del mammalamento che ci dobbiamo sorbire specie sui social.
L’altra faccia della medaglia della pletora di concorrenti è l’altissimo numero di candidati con zero voti. Cioè, gente messa in lista ma che non vota nemmeno per sé. Un esercito di zeri e tantissimi voti ad una sola cifra: una ridicolaggine incomprensibile che trova la sua massima rappresentazione nelle liste UDC e Fratelli d’Italia.
Sulla sconfitta deludente di alcune assillanti e retoriche presenze sui social (Napolitano, Russo, De Simone, Buffa) non mi soffermo. Penoso invece assistere al mammalamento dei non eletti su facebook, alla loro pietosa elaborazione pubblica del lutto … Pensavo di avere degli amici … Adesso so di chi fidarmi veramente … Quanta gente falsa … Vi dovreste vergognare … Se questa è la vostra fiducia, esco dalla chat … Non cercatemi nemmeno per un caffè … Le persone vere sono molto poche … Siracusa non cambierà mai, non lamentatevi … Come se la causa della propria sconfitta fosse da addebitare a chi non li ha votati, come se essere amici significasse automaticamente votare per me e non poter avere altri amici, non poter fare scelte politiche diverse. Abbinare e condizionare all’amicizia una scelta intima, privata, personale come quella del voto è di una stupidità e presunzione unica. Nessuna autocritica, invece, nessuna analisi obiettiva del voto, nessuna ricerca vera delle ragioni della propria sconfitta, nessun riconoscimento dei propri limiti, con cui in ogni caso si può mantenere l’amicizia, che logicamente è tutta un’altra cosa.
Ma ora è tempo di ballottaggio, delle scelte forzate, dei vicoli obbligati. Una scelta va fatta, seppur non corrispondente a quella maturata per il primo turno. È la legge della governabilità, conseguenza della sintesi. Fredda, cinica ma necessaria. Sempre meglio della non scelta, di evitare responsabilità. Di starsene alla finestra per poi criticare chi ha scelto di sporcarsi le mani per dare comunque un contributo. Al ballottaggio (per chi non ha superato il primo turno) ogni scelta è possibile: di critiche, di dubbi, di incertezze, di cambi di opinione ma anche di speranza, di partecipazione, di responsabilità.
Certo poi ci sono scelte al ballottaggio (rese pubblicamente) che ti lasciano straniti (a dirla pulita) specie quando pochi giorni prima ti capita di leggere questo:
“Nel corso di un confronto televisivo tra alcuni candidati a sindaco per il comune di Siracusa, mandato in onda da una emittente privata locale, sono stato tirato in ballo in termini non lusinghieri dal candidato Paolo Reale, il quale, replicando alla accusa mossagli dal candidato Fabio Moschella (notoriamente sostenuto anche dal sottoscritto) di essere sostenuto da alcuni personaggi poco commendevoli, ribaltava l’accusa rimproverando al Moschella di essere sostenuto da me. La vicenda mi richiama la famosa favola della volpe e l’uva in cui io sarei l’uva: é vero, infatti che ripetute volte il candidato Reale mi ha contattato chiedendomi il mio sostegno elettorale per la candidatura a sindaco; e la sua richiesta era talmente convinta da farmi addirittura contattare da un elemento di spicco di Forza Italia. Non avendo ottenuto il mio appoggio (l’uva é diventata acerba) il candidato Reale si permette di azzardare giudizi negativi sulla mia persona!!
Mi pare il caso di rendere pubbliche le ragioni per le quali non ho ritenuto di sostenere il candidato Reale
- 1)perché inaffidabile politicamente: ha fatto parte quale assessore all’urbanistica della giunta Bufardeci di centrodestra; poi, si é candidato quale sindaco al comune di Siracusa con una lista civica in contrapposizione anche al centrodestra; successivamente ha aderito alla formazione del compianto Leanza andando a ricoprire, seppur per breve tempo, la carica di assessore regionale all’ agricoltura con la giunta di centrosinistra guidata dal Crocetta; poi si é avvicinato a Parisi il candidato a sindaco di Milano, sconfitto dal sindaco Sala, fuori dai ranghi di Forza Italia. Ora è il candidato di Forza Italia, appoggiato anche da altre formazioni eterogenee;
2) come potrebbe conciliare il suo ruolo di sindaco di Siracusa con la difesa di soggetti condannati per bancarotta fraudolenta della SAI 8?
Nessuno mette in discussione la professionalità del candidato Reale, ma é fin troppo evidente che da sindaco dovrebbe citare per danni gli stessi soggetti che lui ha difeso!!
E mi fermo qui … (Gino Foti)”
Ora, noi non sappiamo se tra le conseguenze a cui spinge il ballottaggio ci sia persino quella di far diventare l’uva acerba (o jacita) improvvisamente matura (o dolce), né se si dovrebbe fare riferimento ad un’altra favola, quella del gatto e la volpe (persiste la volpe) o alla parabola del figliol prodigo (ma lì il pentimento è vero).
Ad ognuno il proprio frutto, la propria favola, il proprio ballottaggio. Buon voto, semplicemente.

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