Il galleggiatore, il pregiudicato e il baciapile Il re è nudo!

Spesso nella pubblica amministrazione vi sono notabili i quali, che abbiano meriti o no, godono di grande consenso. Vogliamo raccontarvi una storia siracusana da basso impero

                                                           

La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018

Soltanto alcuni anni dopo, nel sito archeologico conosciuto come “la fossa dei prepotenti”, fu ritrovato nascosto tra le macerie del tempio dedicato al dio “soter” un manoscritto risalente al XXI° secolo. L’autore, conosciuto come il resiliente, ci ha lasciato una descrizione precisa dei protagonisti di quella che era stata la società degli “Aristocratici Senza Pudore”, nel periodo di massima decadenza.

Lo scritto ha lo stile di un pamphlet, genere letterario in cui l’autore sceglie come soggetto un tema di attualità (sociale, politica, di costume) e in maniera dichiaratamente polemica o satirica tende a risvegliare le coscienze su un argomento che divide. L’esposizione è sempre in prima persona, il testo è breve, i toni spesso critici e irriverenti.

“Spesso vi sono notabili i quali, sia che abbiano meriti sia che non li abbiano, godono di grande consenso. A vederli sorridere, circondati da folle in delirio, o magari sogghignare appagati, viene subito in mente l’origine dei miti così come tanti studiosi della materia ce l’hanno spiegata: se ci viene proposto un fatto che va contro il nostro istinto, le nostre credenze, lo esaminiamo attentamente e a meno che l’evidenza non sia schiacciante, rifiutiamo di crederci. Se, invece, ci viene presentato qualcosa che soddisfa le nostre convinzioni, che incontra la nostra fiducia, lo accetteremo anche se sostenuta dalla più trascurabile evidenza (cit.).

Da queste premesse partono anche molte tecniche pubblicitarie, di marketing e in fondo anche di propaganda politica. Gli imbroglioni non lavorano solo per convincere gli scettici, piuttosto per permettere ai creduloni di continuare a credere quello che vogliono credere.

Caro lettore, quella che voglio raccontarti è una storia da basso impero, una storia di festival autocelebrativi, una storia in cui la rappresentazione, la narrazione è quella di una realtà astratta, immaginifica, tutt’altro che concreta. Storie difficili da raccontare sono queste, ci convinciamo che queste realtà misteriose esistano veramente sebbene non si riesca a vederle e proprio perché non riusciamo a vederle riteniamo che la causa sia la nostra pochezza. Bisognerebbe avere le stesse capacità affabulatrici di chi riesce a convincerci che queste realtà sussistano di per sé, di chi ci induce, come dicono i filosofi, a ipostatizzare, di chi cioè riesce a rappresentarci come tangibile una realtà ideale e apparente.

Ed allora vi racconterò dei protagonisti di questa storia, delle loro personalità, della loro indole, dei tratti salienti delle loro particolarità e di come sono riusciti a creare la “leggenda”. A far questo mi viene in soccorso l’illuminante fiaba del danese Andersen: “i vestiti nuovi dell’imperatore”, meglio conosciuta come “il re è nudo”.

L’imperatore (il re), detto anche il “grande galleggiatore”, come tutti i galleggiatori d’establishment si alza presto la mattina pensando a come rimanere a galla; poi esce per incontrarsi con altri galleggiatori con cui intesse rapporti per continuare a far parte dell’establishment. Innegabile la sua capacità di farti immaginare una melmosa palude come un variopinto campo fiorito. Il galleggiatore come prima regola sa istintivamente evitare tutto ciò che possa trascinarlo a fondo, naviga fra gli scogli sempre bordeggiando le coste. Il mare aperto non fa per lui, ma non scompare mai, piuttosto si acquatta in attesa di tempi migliori. Sempre disponibile ad ascoltare tutti con evangelica pazienza prima di (non) prendere una decisione. La sublimazione, passaggio dallo stato solido a quello gassoso, come tecnica del potere.

Come tutti i galleggiatori è solito lamentarsi di tutti gli ostacoli che ha dovuto superare, di tutti i mali del mondo che sono piovuti sulla sua testa. Ogni più piccola difficoltà, inconveniente, problema è per lui un armageddon, un giudizio finale. Ogni dissenso, ogni contestazione, ogni dissonanza con il continuo progresso della sua creatura, sono per lui una profanazione del tempio, un abominio della desolazione.

Per questo elemento tipico del suo carattere viene anche chiamato “triulu”, ma tutti sanno “che ci fa”.

“Vedrai ti piacerà”, aveva infatti detto di lui “belli capelli” allo “sbiancatore”. I due erano suoi sponsor prima dell’incoronazione. Dovete infatti sapere che gli imperatori (re) non acquisiscono il titolo per discendenza, vengono nominati dai rappresentanti del popolo. Rappresentanti che non scelgono il più bravo, il più idoneo a fare l’imperatore, ma quello che sa galleggiare meglio, che meglio risponde ai loro ordini. E lui era così. Galleggiava e rispondeva ai loro ordini anche quando il popolo eleggeva nuovi rappresentanti. Semper fidelis con chi vince!

Non gli interessava comandare veramente. Il suo ruolo nell’impero era quello che oggi si direbbe di addetto alle pubbliche relazioni. Ogni festa, ogni cerimonia, ogni più piccolo ed insignificante evento, vedeva la sua presenza. Si trattasse del battesimo del figlio del mugnaio, del matrimonio dei rampolli dei casati più importanti dell’impero, o ancora, dell’inaugurazione dei nuovi locali della sede del comandante delle guardie imperiali, lui era lì, onnipresente testimone dei progressi che avvenivano nei suoi possedimenti.

Amava decantare la bellezza della sua creatura, del suo impero. Amava tanto ammantarla sempre di bellissimi vestiti nuovi, senza curarsi né dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per celebrare, glorificare, magnificare, gli stupendi vestiti nuovi del suo reame.

Tutti nel regno sapevano che straordinario potere avesse quella stoffa e tutti ripetevano: “È splendida! Bellissima! Che disegni e che colori!”

Nessuno aveva mai osato dirgli che quei vestiti non esistevano; la stoffa di cui erano fatti era trasparente; inutile dire che l’imperatore sfilava senza vestiti per le vie del regno anch’esso senza vestiti e da cui trapelavano nitide le spaventose macerie che il suo operato era riuscito a creare.

Di fronte a una folla di cittadini che applaudiva e ne lodava a gran voce l’eleganza, campioni della dissimulazione disonesta come lui, fu l’ingenuità di un bimbo a spezzare l’incantesimo gridando con innocenza: “Il re è nudo!” Ciononostante, il sovrano continuò imperterrito a sfilare come se nulla fosse successo. Andersen non ci dice a quale sorte andò incontro il ciarliero pargoletto e io non oso neppure immaginarlo.

Non gli interessava comandare, abbiamo detto, ed infatti il vero imperatore (il re) era il suo più fidato consigliori. Diversa pasta lo formava. Il pregiudicato lo chiamavano, ma non di soprannome si trattava. Costui aveva bruciato molte tappe, molti titoli e onorificenze facevano parte del suo carnet. Non era mai riuscito però a diventare imperatore (re). Forse per questo ad un certo punto aveva optato per un’altra carriera, sempre mantenendo la conquistata carica di consigliori.

Caro lettore, se mi hai seguito fin qui, devo avvertirti che il seguito della storia ti sembrerà incredibile e così è stato anche per me. Non ti impressionare comunque, una storia sbagliata come tante.

Devi sapere che nell’impero (regno), come in altri imperi, esisteva un’accolita di importanti personaggi che segretamente infiltrava suoi adepti nei gangli vitali del potere. Fare parte di questa società, conosciuta come la banda del loggione, era certezza di carriera. Ogni suo consociato poteva raggiungere qualsiasi carica a cui aspirasse. Vi era un circolo dove da tempo immemorabile la società aveva piazzato come leader un suo rappresentante. Il circolo dei cerusici.

Ebbene, il pregiudicato, distribuendo incarichi di ogni tipo e natura in virtù della sua posizione di consigliori, l’imperatore (re) non capiva o faceva finta di non capire abbagliato dalla bellezza del suo impero, con l’aiuto della banda del loggione riuscì a diventare anche capo del circolo dei cerusici. Titolo importante da cui avrebbe potuto fare il grande balzo, diventare imperatore.

Di lui si racconta un aneddoto a dire il vero improbabile: sembra che la vera storia di Narciso che si innamorò della sua immagine riflessa nelle acque calme di un lago, non sia vera. Gli Dei, burloni, con un artificio proiettarono sul lago l’immagine del pregiudicato. Di questi si innamorò Narciso e di lui il pregiudicato. Da allora sono una persona sola.

Grande intelligenza, un talento naturale, padroneggiava ogni campo del sapere e dell’arte, nel bene e nel male. Ma non aveva amici, credeva di averli. Come tutti gli uomini di ottuso potere concepiva l’amicizia come sudditanza. Anche lui, come l’imperatore, era nudo. Ma non lo sapeva.

Non sappiamo altro del consigliori, né se riuscirà a diventare imperatore né se cadrà nel lago in cui si specchiava, oppure morirà di onanismo per l’eccessivo trasporto per il suo unico oggetto d’amore, se stesso.

Dell’ultimo personaggio della nostra storia, detto il baciapile, non sappiamo dirvi granché. Uomo pacioso, sorriso sottile, fine ironia, forse un seminarista pentito. Ma non c’è traccia del suo passaggio. Neanche una linea d’ombra. Si potrebbe dire di lui: non pervenuto.”

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