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PD e Amministrative. Una rugginosa caldaia mi consiglia

Tra il serio e il faceto, riflessioni di uno dei personaggi più in vista del partito su come sono maturate le liste. “Occorrevano le primarie sia per i candidati al parlamento che per la scelta del sindaco”

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

Gli antichi eroi della classicità, prima di compiere le grandi imprese, andavano a Delfi a consultare l’infallibile oracolo e in seguito agivano in base ai suoi vaticini. Io, che un eroe non sono e non vivo nella classicità ma in un periodo di decadente confusione, godo dei vaticini di una vecchia e rugginosa grondaia ortigiana che da decenni mi consiglia. Mi parla e io la ascolto ma non sempre intendo cosa vuole dirmi e purtroppo non sempre seguo i suoi consigli che si rivelano sempre giusti.

Ultimamente mi ha detto che siamo diventati una società eccessivamente rancorosa, anche se non sappiamo per quale preciso motivo, che è molto difficile condividere il nostro pensiero con quello degli altri, che non possediamo più un ideale collettivo, che tutto quello in cui abbiamo creduto è superato e sicuramente non è più il caso di andare oltre. Stavolta è chiaro che si riferisca al mio impegno politico.

Tanti anni vissuti con passione nella politica, prima nel PSI, gli ultimi dieci nel PD. In entrambi i partiti mi sono sentito parte attiva nel condividerne gli ideali, i valori e le regole. Uscii dal PSI quando questo si squagliò in una sorta di cooperativa, entrai nel PD da consigliere provinciale eletto. Mi piacque l’idea di mettere insieme tutto il centro sinistra. Del vecchio PCI mi piaceva l’organizzazione, della DC la capacità di trovare sintesi fra posizioni nettamente diverse, del PSI mi portavo dentro i valori del Socialismo e l’interesse per le classi più deboli.

Compresi da subito che il PD non era una vera massa omogenea come speravo, ma un insieme di ex comunisti ed ex democristiani che governavano i processi del nuovo partito con le loro vecchie ideologie,  con i loro passati sistemi e spesso con i medesimi uomini. Mi resi conto che il PD non aveva una identità e anche se la cercava spasmodicamente non la avrebbe mai trovata. Ero comunque fiducioso nelle regole, chiare, ben scritte, capaci di mettere insieme valori e anche culture diverse. Ma dei vari statuti, regolamenti, carte dei valori e tanto altro, che avrebbero dovuto attestare un grande esercizio di democraticità, francamente non ho visto molto, specialmente negli ultimi anni. Solo un surrogato di democratica partecipazione, giusto per giustificare la denominazione del partito.

Sono stato uno di quelli che si è lasciato affascinare da Matteo Renzi, pensavo che il giovanotto fiorentino, eccezionale comunicatore, riuscisse a darci un senso comune e quella nuova identità condivisa che a parole tutti cercavamo. Renzi, prima osteggiato dai vecchi notabili, ne divenne il simbolo appena salì sul carro di comando ma di quanto promesso fece ben poco, continuando a cavalcare i dissapori interni fino all’esclusione di una parte importante del partito e infine anche della sua. Oggi rimangono tante mezze figure da lui messe in campo e gli opportunisti, le cui madri sono sempre incinte, che le posizioni ottenute non vorrebbero perdere e per far ciò sarebbero disposte anche a fare un patto con chi abbiamo sempre contestato, che per mantenere il loro status quo rifiutarono il sostegno di un paio di senatori al povero Bersani, che perdette anche un po’ di dignità pregandoli eccessivamente. Ma devo dire che il giovanotto fiorentino è riuscito a stoppare la manovra dimostrando che ancora comanda lui.

In virtù di ciò non dobbiamo meravigliarci se oggi per il rinnovo della amministrazione cittadina ci troviamo il partito spaccato in tre: Giancarlo Garozzo, sindaco uscente,  anche se all’ultimo momento ha derogato su Francesco Italia, mantiene una linea ferma, dicendo di avere ben amministrato e di essere stato vessato dalla direzione comunale e provinciale. Per certi versi ha pure ragione. La sua amministrazione non è stata certamente peggiore delle precedenti, anzi in molti settori ha mostrato una chiara azione di cambiamento e miglioramento di servizi, almeno ci ha provato. Attaccato, spesso ingiustamente, dalla stampa e da alcuni organismi inquirenti oggi presumibilmente rivelatisi inquinati, ha dato il suo contributo completamente distaccato dal partito locale che per anni lo ha contestato nel modo di trovarsi i consensi all’interno del consiglio comunale, ma che nulla di concreto ha fatto per impedire ciò.

Si prefigura anche una candidatura di Giovanni Randazzo, persona di sanissimi principi e grandi capacità, il quale, a mio avviso, sarebbe stata una possibile candidatura per mettere insieme le varie anime del centro sinistra. Occasione perduta non solo per la negatività di chi avrebbe dovuto indicarlo o accettarlo, ma un po’ anche per alcune posizioni sue e del gruppo che lo sostiene le quali intendono idealizzare una politica di nicchia, come a dire per pochi eletti.

In ultimo ecco arrivare Fabio Moschella, anch’egli persona sana e capace. Arrivato non si sa come,  su indicazione di chi. Un passato di dirigente del PCI, candidato a diverse cariche con scarsa fortuna, oggi imprenditore agricolo di provata capacità e una breve  parentesi di assessore nella giunta Garozzo senza infamia e senza lode.

Questo è il quadro del PD locale che si presenta ai nostri giorni, ma tutto sommato prevedibile almeno due anni orsono. A mio avviso la capacità dei dirigenti si misura nel prevedere le criticità che possono insorgere e anticiparle. Sarebbe stato meglio intuire questo stato di cose almeno nello scorso autunno, non era difficile, i sintomi c’erano tutti. Si sarebbero potute allora iniziare le procedure per espletare delle serie elezioni primarie di coalizione. Per far questo si sarebbero dovuti formalizzare altri procedimenti. Primo fra tutti, a norma di statuto e regolamento, si doveva notificare all’uscente Garozzo, con voto in Direzione, che la sua seconda candidatura non era gradita e che quindi se intendeva ricandidarsi avrebbe dovuto sottoporsi al giudizio delle primarie. Che se ne dica, Garozzo fa parte del PD, anche per il fatto che è attuale componente dell’organismo di vertice nazionale. Non basta certamente dire in un comunicato stampa che Garozzo è fuori dal PD; se così si voleva procedere, occorreva formalizzare gli atti propedeutici.

A mio avviso sarebbe stato utilissimo procedere a elezioni primarie sia per la scelta dei candidati al parlamento del marzo scorso sia per la scelta del sindaco del prossimo giugno. Avremmo rispettato le nostre regole, avremmo dato un chiaro segnale di democraticità e magari avremmo mandato a governare chi i nostri elettori ritengono capaci.

Così alla Iacopo Ortis di foscoliana memoria dovrei dire “Tutto è perduto”. Ma non lo dico perché il mio oracolo a forma di cannalata stamattina mi ha detto: Come i pesciolini rossi delle antiche fiere paesane sono stati rinchiusi solitari ognuno dentro una boccia. Vi guardate in cagnesco nel grande Luna Park cittadino e aspettate che qualcuno vi peschi imbucandovi con una pallina di celluloide. Perché non scendete nelle acque del fiume tutti insieme? Molti sarete ingoiati dai rospi e dalle bisce, ma qualcuno sopravviverà. Saranno loro i prescelti a rigenerare la comunità in libertà e dignità.

Io stavolta quello che voleva dire l’ho capito, ma non ho intenzione di svelarlo. Se volete  fatelo voi. Il rischio di essere ingoiato comunque lo correrei.

                     

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