“Voto Moschella per la visione amministrativa moderna ed efficace”

Riccardo Gionfriddo: ““La sua candidatura a sindaco intende contribuire alla ricostruzione dell’unità del PD”

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

Riccardo Gionfriddo, psichiatra, già assessore della Giunta Fatuzzo, attuale vice segretario cittadino del Partito Democratico.

Per queste elezioni amministrative sei impegnato a sostenere Fabio Moschella. Per quali motivazioni?

Sono impegnato per Moschella perché viene fuori da una aggregazione civica a cui ha aderito il PD, rinunciando di presentare un proprio candidato. Punti di forza del suo programma sono una conoscenza dei problemi della città e delle reali competenze dell’amministrazione comunale nell’affrontarli diversamente dalla genericità del programma di Reale.

Il tuo partito è lacerato al proprio interno e reduce da pesanti sconfitte elettorali. Che futuro prevedi?

Il PD deve fare profonda autocritica, saper ascoltare il malessere espresso dagli elettori con il voto del 4 marzo, rinnovare i quadri dirigenti e modificare il metodo di comunicazione con la società. Gran parte delle lacerazioni del PD siracusano sono imputabili a Garozzo che comunque non ha lavorato mai per sanarle. La candidatura di Fabio Moschella ha anche il valoro aggiunto di avere contribuito, al momento, alla ricostruzione dell’unità del partito.

 

Il centro sinistra diviso e frastagliato (con le candidature di Italia, Moschella, Randazzo)  non è un favore che si fa al candidato della destra?

Certo, la divisione non fa bene alla sinistra. È molto forte il rischio che possa causare o favorire la vittoria della destra. Purtroppo abbiamo tentato di tutto, si è discusso a fondo per scongiurare questa nefasta possibilità. Fino all’ultimo, personalmente, sono stato impegnato a ricercare una sintesi ma ciascuno ha fatto prevalere le proprie personali posizioni.

 

La lista di Randazzo fa tornare alla mente la stagione di Marco Fatuzzo, e molti di quella fase sono adesso con la Lista Legalità e Partecipazione ritenendo forse di ripetere quell’esperienza. Cosa è rimasto di quella stagione? Perchè  il Pd non unisce più?

La lista di Randazzo è profondamente diversa dall’esperienza Fatuzzo che non si autopropose ma fu proposto in modo determinante dalle aggregazioni civiche che fecero cartello (tavolo IRIS) e costruirono un progetto condiviso e partecipato a cui aderirono i principali partiti del centro sinistra (Popolari e PDS). Infatti quando Fatuzzo si ricandidò, abbandonato dai partiti che lo avevano prima appoggiato e poi osteggiato, non fu rieletto. I partiti di allora non seppero cogliere la novità dell’esperienza amministrativa che guardava ai bisogni e non agli interessi di alcuni soggetti (lobby e partiti). Di quella stagione è rimasta la voglia di continuare a fare politica perseguendo il bene comune. Al momento, a mio parere, l’unico contenitore dove esiste ancora questa risorsa è il Partito Democratico, con tutte le sue contraddizioni interne.

Tuttavia, obiettivamente, il PD non sembra avere una forza unificante perché paga gli errori della recente storia: troppo autoreferenziale ed incapace di rinnovarsi. Ma con la candidatura di Moschella ci sta tentando, ci può riuscire. Non c’è altra strada possibile.

 

Invece le altre candidature?

 

La candidatura di Randazzo nasce per “ispirazione individuale”, non nasce dal basso, è in parte divisiva e non aggrega. La candidatura di Italia nasce dalla “esigenza” di Garozzo di determinare solo e soltanto la sconfitta di Moschella, mentre Italia, strumento di questo meccanismo auto ed eterodistruttivo, non se ne accorge. Tutt’altra storia la candidatura di Moschella, da come nasce, dallo sforzo che sta tentando (di aggregare partito e società civile), come si sta sviluppando, per il programma e la sua visione amministrativa moderna ed efficace.

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