“Padre nostro…”, qualcosa non va e il Papa riunisce i vescovi

La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra…” è una preghiera che recitiamo almeno ogni mattina, ma bisogna dire che c’è qualcosa che non funziona. Non voglio essere accusato di eresia, perché  anche il Papa si è accorto di questo qualcosa che suona male e addirittura a settembre riunirà i Vescovi per parlarne e prendere decisioni.

Bisogna premettere che il Padre Nostro è la preghiera più bella che esiste: non per nulla ci venne dettata da Gesù. E’ la preghiera che crea il rapporto padre-figlio; un figlio che pieno di fiducia si rivolge a un padre del cui infinito amore ha certezza.

C’è un rapporto di amore che fa fratelli gli uomini, mai infatti chi la recita usa il  singolare. Usa sempre il “noi” ad incominciare dalla invocazione iniziale; non dice Padre mio, ma Padre nostro; non dice dammi il mio pane quotidiano, ma usa sempre il noi ”dacci oggi il nostro pane quotidiano”. E l’uomo o donna che prega crea sempre nell’amore un rapporto di dare ed avere col Padre, ”rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; è un rapporto di gratitudine che lega un figlio a un Padre che perdona e che esprime amore verso tutte le sue creature che debbono essere perdonate.

Che cosa non funziona? E’ quel “non ci indurre in tentazione” che ha suscitato perplessità al Papa. Può un padre mettere in tentazione un figlio? Chi è quel padre che lascia attaccate le chiavi in macchina per  controllare se il figlio quattordicenne accende il motore e se ne va a rischio di incidente? Chi è quella madre che tenta il suo bambino di sette anni lasciando in giro le pillole colorate di una medicina, a rischio che il figlio le ingoi? Chi è quel padre poliziotto che lascia la pistola sul tavolo per controllare se il figlio dodicenne la prende in mano per giocarci? Allora come può un Padre infinitamente buono, che per riscattarci dal peccato ci ha mandato sulla terra il suo ”Figlio Prediletto”, indurci in tentazione?

Per curiosità mi sono andato a leggere la versione in latino poi tradotta nel volgare e mi sono accorto che la traduzione è sbagliata perché il testo latino dice cosa ben diversa dall’”indurci in tentazione”; il testo latino invece ci fa chiedere aiuto al Padre per  vincere le tentazioni.

Ci scommetto che a settembre i Vescovi decideranno per tutti noi che dobbiamo chiedere aiuto al Padre per liberarci dalle tentazioni, e non per metterci davanti alla tentazione per un controllo della nostra fermezza.

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