Fissata al 4 luglio l’udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione. Dichiarazione del legale. L’enigma delle immagini delle telecamere nella caserma Sabatini che la famiglia non riesce ad avere
[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018
Sono affisse ancora sulla ringhiera del marciapiede di viale Scala Greca, all’altezza degli orti sociali, le locandine con la foto di Tony Drago, il giovane militare, morto nella notte tra il 5 e il 6 luglio del 2014 in situazioni alquanto misteriose. Sono affisse li, resistendo per anni al sole, alla pioggia e al vento, per invitare tutti a non dimenticare, a ricordarsi di questo siracusano, appartenente all’ottavo reggimento dello squadrone dei Lancieri di Montebello, che a soli 25 anni perse la vita nella Caserma Sabatini mentre svolgeva l’anno di ferma volontario, in un luogo dove lo Stato avrebbe dovuto proteggerlo ed assicurare la sua incolumità. Sono affisse li, come le locandine dei dispersi con le foto segnaletiche, di chi si è smarrito e a tutti costi si vorrebbe ritrovare. Perché Tony è forse come uno di loro, un “disperso” con un corpo inanimato ma una verità ancora tutta da scoprire, da ritrovare, la verità del perché da quel corpo di ragazzo forte e sensibile la vita sia andata via lasciandolo esanime in quella notte calda di luglio, in una terra lontana senza il calore dei suoi cari.
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Da anni i familiari cercano di trovarla quella verità nascosta, cercano di costruire quel mosaico con alcune tessere mancanti ed altre troppo grandi o troppo piccole per essere incastrate. Un puzzle, un ordito, che qualcuno ha forse volutamente disordinato, mescolando tra di loro quelle poche tessere di cui si è potuto disporre. E sono ancora lì a lottare, la famiglia, gli amici, gli avvocati, a chiedere giustizia per quel ragazzone che aveva frequentato l’indirizzo turistico dell’Istituto “Filippo Juvara”, che si era laureato in Scienze dell’Investigazione a L’Aquila, che aveva percorso le stesse strade, aveva frequentato le stesse piazze, aveva bevuto, riso e scherzato negli stesi pub dei giovani siracusani.
Era stata fissata, a fine dicembre del 2017, per l’11 aprile l’udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione avanzata nel mese di luglio dell’anno scorso dal pubblico ministero Alberto Galanti, ma si è conclusa ancora con un niente di fatto: è stata rinviata al 4 luglio per la mancata notifica a due imputati (il comandante della caserma Lorenzi e il tenente Adragna, responsabile del servizio di guardia) che hanno cambiato domicilio e quindi non è stato possibile rintracciarli.
Valentina Drago, la sorella, non si dà pace. “Torno da Roma delusa – scrive nella pagina facebook “Giustizia per Tony Drago” – perché credevo che l’udienza ci sarebbe stata. Sono entrata in aula ma già dalle facce dei nostri avvocati avevo capito tutto. Siamo una famiglia povera, ininfluente, siciliana, siamo <nuddu ammiscatu cu nenti>. L’unica dote che abbiamo, e che l’Esercito non ha nella sua infinita arroganza, è la dignità”. E’ intervenuta, dopo il rinvio, anche ad una puntata di “Chi l’ha visto” ancora una volta per chiedere giustizia, per invitare chi sa a parlare. Consigliata dal suo avvocato, Diego De Paolis, Valentina Drago riprende il discorso delle telecamere puntate sul piazzale della Caserma Sabatini. “Abbiamo richiesto le registrazioni già l’anno scorso ma il pubblico ministero non ha ritenuto necessario acquisirle e quindi non riusciamo ad avere queste immagini che potrebbero risolvere il caso in mezz’ora perché si potrebbe vedere se Tony si è buttato, come dicono loro, da solo dalla finestra, o il corpo è stato messo lì”. Continua Valentina: “Mi rivolgo anche alla procura militare, che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, mi rivolgo al procuratore Marco De Paolis che si sta occupando del caso affinché acquisisca le immagini”.
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Abbiamo richiesto ulteriori informazioni relativamente a queste registrazioni all’avvocato Dario Riccioli che per conto della madre di Tony, Rosario Intranuovo, e del suo compagno, Alfredo Pappalardo, sta seguendo il caso.
Avvocato Riccioli, esistono le immagini di ciò che accadde nella notte tra il 5 e il 6 luglio del 2014 nella caserma Sabatini?
“La visione dei nastri delle telecamere che puntano sul piazzale della caserma Sabatini era stata già richiesta nel 2014 ma questa visione allora era stata negata. Durante l’incidente probatorio, i periti nominati dal giudice delle indagini preliminari, dott.ssa Angela Gelardi, hanno chiesto al nuovo comandante della caserma di poter visionare le telecamere in questione ma hanno appurato che il sistema di registrazione sovrascriveva le immagini e, quindi, adesso quelle immagini non sono più disponibili. Era necessario prenderle nel luglio del 2014, estrapolare i file e fare una perizia sui file allora.
Cosa accadrà il 4 luglio, data della nuova udienza?
“Il 4 luglio non sarà presente la dott.ssa Angela Gelardi, che ha fatto l’incidente probatorio e che ha seguito tutta l’attività di indagine, perché sarà in maternità. Potrei fare istanza al presidente del tribunale affinché venga assegnato un nuovo giudice delle indagini preliminari, che sarebbe presente all’udienza ma che saprebbe poco sul caso se non quello letto sugli atti e che verosimilmente farebbe una ordinanza di archiviazione. Io preferisco avere una imputazione coatta con un processo che inizierà il prossimo anno piuttosto che una archiviazione che non potrei più impugnare. Quindi, preferisco non fare nessuna istanza al presidente e, verosimilmente, il 4 luglio l’udienza sarà nuovamente rinviata fino al ritorno della dott.ssa Gelardi. Confido nella Gelardi che ha seguito tutto il caso e sono convinto che procederà verso l’imputazione coatta”.
In cosa consiste l’imputazione coatta?
“Il pubblico ministero, dott. Alberto Galanti, ha chiesto a luglio 2017 l’archiviazione del caso. Il giudice può imporre al pubblico ministero di esercitare l’azione penale, ritenendo che quella richiesta sia infondata e viceversa ci siano elementi per sostenere l’accusa in giudizio. Questo è l’unico caso del codice penale in cui l’esercizio dell’azione penale è sottratta al pubblico ministero e passa direttamente al giudice”.
Tony Drago attende giustizia. E insieme con lui tutti i siracusani.
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