Siracusana in Svizzera. Le “lanne” della nonna

Qui i cornetti sono uguali in qualsiasi bar, supermercato o panificio. E trovi sempre gli stessi prodotti; non parlo della piccola bellissima città in cui vivo, Schaffhausen, ma ho trovato gli stessi cornetti a Montreaux, a Losanna, a Basilea. Insomma unni iè ghiè ‘nmastro e na fumma.

 

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

Non so voi, ma tra i miei amici quando io sono a Siracusa e vogliamo mangiare un panino andiamo dal “lurdo”. Ora, io sono una che quando cucina si lava le mani un po’ di volte. Io non so perchè lo chiamiamo il lurdo, ma sono sicura che il panino è gustosissimo. 

Ogni domenica noi cinque ci infilavamo nella 128 di mio padre e andavamo a mare al Plemmirio e poi c’erano le pizze che zia, ma soprattutto nonna, cucinavano nel forno a legna. Eravamo tanti nipoti e la campagna dello zio era come una giungla da esplorare. E poi c’era la gebbia. Quando mio zio la svuotava e puliva, per un po’ era per noi la migliore piscina mai avuta.

Quando mi viene la nostalgia dei sapori, dei profumi della magia di Sicilia penso alle lanne per la pizza che usava mia nonna. Erano ammaccate ‘nzivate di quell’olio che si  appiccica e annerisce. Non erano antiaderenti, insomma erano lanne vecchie. Ma noi lo sapevamo ca i megghiu pizze venivano da là. Poi le lanne sparirono, così come la nonna, le sue pizze girate con la mortadella e la  nostra adolescenza. Sparì anche il forno di pietra e la gebbia. Poi ci si incontrava ai matrimoni, ai battesimi, ai funerali, scritti in perfetta successione temporale.

In Svizzera mettono molto cura nella produzione, i cornetti sono uguali in qualsiasi bar, supermercato o panificio entri. E trovi sempre gli stessi prodotti, e non parlo della piccola bellissima città in cui vivo, Schaffhausen, ma ho trovato gli stessi cornetti a Montreaux, a Losanna, a Basilea. Insomma unni iè ghiè ‘nmastro e na fumma. Io abituata alla varietà sicula impazzisco. Ma in Svizzera ho scoperto è così, gli anni passano ma si resta uguali.

Sono arrivata nel 2010, ho visto il primo Natale sotto la neve, le luci i mercatini, bellissimo, mi emoziono tutti i Natali, ma… io che non percorro la stessa strada due volte in un giorno, vedere le stesse luci ogni anno da otto anni un po’ mi siddia va. Il primo anno ero lì a osservarle, il secondo pure, il terzo “mi pare di averle già viste”, il quarto “e però”, il quinto  “bonu cchiui”. Ma sono belle, credetemi.

I panini sono opere d’arte, o forse ingegneria non so, tutto perfettamente allineato e composto in armonia, il cetriolo a perfezionare il prodotto. Cetrioli, cetrioli ovunque Gurke Gurke.

Ma vuoi mettere il panino scomposto, semi strutturato, colante, del lurdo siculo? Ca sempri ‘n pezzu di canni i cavaddu ti cari ma tranquillo u iattu arriva subitu. Dai panini svizzeri non cade nulla, comunque iatti peri peri nun ci nnè.

Gli svizzeri hanno una forza, quella della sicurezza, della familiarità. Ogni anno le sagre sono le stesse. E trovi gli stessi stands nello stesso identico angolo con gli stessi Bratwurst o Cervelat. Easy, tutto già strutturato, pochi guai da risolvere, pochi imprevisti o novità. Gli svizzeri per questo sono ‘na putenza. Noi a Siracusa siamo il contrario: l’acqua ni vagna ie u ventu n’asciuga. Struttura? Pianificazione? A quali minchia.

Ho visto amici eroi organizzare eventi, anche di qualità, in un contesto in cui la qualità è spesso sottovalutata, ho visto menti vivide scontrarsi con menti spente. La Sicilia? La Sicilia è come le lanne di mia nonna, tutti sputtusati ie ammaccati, menzi luddi ie affumicati, ma… Anche perché puoi pianificare quel che vuoi ma sempre all’ultimo dovrai combattere contro mulini a vento e impedimenti ‘ra truscia arrialati.

Qui, in Svizzera, tutto può essere semplice nella sua complicatezza, ci sono le regole da rispettare che rendono in realtà tutto più semplice e uguale per tutti (se questo giornale fosse Facebook avrei messo la faccina con un occhio chiuso e la lingua di fuori, ma tant’è…)

Insomma alla fine di cosa vi sto parlando? In sintesi: mi piace la Svizzera, ci vivo bene, ma se ci fossero i miei familiari e amici, il mare, i panini del lurdo, le bombe fritte, i maritozzi, la granita, la mia lingua, fussi Sicilia ma organizzata bona. Ma tant’è.

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