Linguanti (Confesercenti): “La città già alle 20 è un mortorio”

“Il turismo è in regresso, gli alberghi a 4 stelle aprono solo tre mesi l’anno e d’inverno non fanno funzionare neanche la ristorazione; i turisti, dagli autisti dei pullman, vengono portati a mangiare all’Auchan per risparmiare e acquistano poco e nulla nei nostri negozi…”

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

C’è stato spazio, nell’incontro al CNA, anche per affrontare temi cari alla Confesercenti, in particolare le problematiche del commercio e del turismo che dovrebbero essere, per Siracusa, le principali attività produttive. Ma il quadro d’insieme non è entusiasmante.

“Ultimamente la stampa ha dedicato particolare attenzione alla grande distribuzione: politici e sindacati appaiono preoccupati per il fenomeno in crescita della chiusura dei supermercati con la disoccupazione che ne segue – osserva Arturo Linguanti -. Evidentemente la GDO non ha avuto i risultati che auspicava nel territorio e quindi ora è in ritirata. Ma la Confesercenti già nel 2000, attraverso un attento studio, aveva avvertito del grosso rischio che ne sarebbe venuto per il commercio di prossimità e abbiamo su questo cercato di sensibilizzare tanto le forze politiche quanto quelle sindacali, anche attraverso la stampa. Siamo rimasti assolutamente inascoltati. Da parte nostra non c’è mai stata nessuna opposizione pregiudiziale nei confronti di queste moderne strutture di vendita bensì la richiesta di un processo armonico, equilibrato, rispettoso dell’esistente. E invece la provincia di Siracusa per bacino di utenza viene addirittura subito dopo Oslo.

Ora il grido di allarme è tardivo, e d’altra parte gli stessi sindacati sembrano non aver visto che già da tempo le società più importanti, Carrefour, Auchan, hanno abbandonato i punti di vendita cedendo le concessioni all’imprenditoria locale che poi però, se ha un vantaggio nell’acquisto delle merci a prezzi convenienti, paga pesanti royalties. Società straniere, tedesche, francesi che hanno considerato il nostro territorio come zona di riferimento di liquidità. Nella GDO, dove si vende per contanti e si paga a rate, è enorme la disponibilità di liquidità: quasi delle banche quindi. Oggi leggo che alcuni consiglieri comunali (Salvo Sorbello e Cetty Vinci) lamentano i ritardi dell’amministrazione nell’approvazione del piano di adeguamento urbanistico commerciale. Ma quando lo stesso Sorbello era assessore alle attività produttive nella giunta Bufardeci e gli venne proposto di approvare il piano che, commissario in Regione Enrico Tamburella, eravamo insieme riusciti a predisporre, lo fece bocciare. Certo, c’erano alcune criticità, contraddizioni, ma si sarebbero potuto emendare, come più volte ho chiesto, piuttosto che ripartire da zero.

“Ora non è più il piano il problema: siamo in emergenza, l’abusivismo a cielo aperto è incontrollabile, gli ambulanti sono per lo più stranieri e sono loro a rilevare alcune aziende (pensi ai cinesi al posto della ditta dei Fratelli Romano), lo strapotere della GDO ha fatto chiudere centinaia e centinaia di negozi di vicinato. E si badi bene: ogni negozio che chiude sono tre persone che perdono il lavoro. Le famiglie di negozianti riuscivano prima a comprarsi una casa, mandare i figli all’università, investire nel territorio, ora con c’è più nulla: Siracusa non ha né cultura commerciale né cultura turistica. Trapani e Ragusa vedono ormai una permanenza dei turisti in città almeno per 4 notti, qui da noi, solo perché si è passati da una percentuale del 2,2% al 3,2%, si è cantata vittoria. Non siamo in grado di mettere in campo proposte accattivanti: gli alberghi a 4 stelle aprono solo tre mesi l’anno e d’inverno non fanno funzionare neanche la ristorazione; i turisti, dagli autisti dei pullman, vengono portati a mangiare all’Auchan per risparmiare e acquistano poco e nulla nei nostri negozi; di sera, già alle 20, la città diventa un mortorio. Siamo di fronte a un regresso non a un progresso se pensiamo al passato, a imprenditori che mostravano vera professionalità nel loro lavoro. Oggi tutto è affidato all’improvvisazione, a una gestione grossolana, e penso ai tanti locali di Ortigia o ai negozi dove ancora, se entra uno straniero, non si riesce a comunicare perché non si conosce neanche un po’ di inglese. Eppure si tratta di un settore dalle grandissime possibilità di occupazione: il settore dei servizi potrebbero generare tantissimi posti di lavoro per i giovani?

La città vive ritardi incredibili. Un esempio per tutti, il trasporto pubblico. Inesistente. Mi sembra che sia tutto da ripensare. Dobbiamo sederci a un tavolo e ragionare su ciò che si deve fare. Non c’è più tempo”.

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