Troppi ritardi e i soldi della Regione sono ormai insufficienti. Costi lievitati anche a causa della penale di 1,5 milioni per la vicenda cassoni. L’opera avrebbe dovuto essere corredata, fin dall’inizio, dallo studio geologico esecutivo
La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018
A fine maggio, secondo quanto comunicato da sindaco e tecnici, sarà completata la banchina 2 del Porto Grande di Siracusa e a questo punto, almeno per quanto riguarda le opere strutturali, si dovrebbe avviare a conclusione il complesso cammino di riqualificazione del porto iniziato nel lontano 2006. Forse. Forse si riuscirà a consegnare alla città un’opera infinita, e travagliata, prima del ritorno alle urne per la tornata amministrativa fissata per il 10 giugno.
Forse. Perché ancora si parla di difficoltà nell’esecuzione dei lavori con quei cassoni che proprio è sembrato non si volessero assestare e continuavano a cedere nonostante il più volte ripetuto consolidamento dei sedimenti del fondale marino… o colpa delle parancole metalliche, le pesanti lastre, che devono essere infisse negli strati sottostanti con migliori caratteristiche fisico-meccaniche, ovvero al di sotto dei terreni peggiori di primo substrato come si riscontra invece nel bacino del Porto Grande. Valutazioni tecniche che avrebbero dovuto esser fatte a tempo debito, prima di iniziare i lavori per evitare ritardi e con i ritardi la continua lievitazione dei prezzi.
Insufficiente ormai la somma stanziata dalla Regione, 28milioni 650mila euro, soprattutto a causa della penale dovuta alla ditta appaltatrice, un milione e mezzo, per il trasferimento dei cassoni, realizzati in maniera improvvida al Foro Italico, sulla passeggiata storica della città, tra le più gettonate dai turisti, quando avrebbero potuto essere costruiti sull’altra banchina; spostati “momentaneamente” sul litorale di Melilli in attesa che si comprendesse se era vero o meno che fossero stati realizzati con cemento depotenziato (e mai nessuno ha ben capito da cosa sia stata generata la prima segnalazione, se a seguito di carotaggi o se mediante prove sclerometriche utili ad accertare la solidità degli elementi strutturali in calcestruzzo, o talvolta in muratura, ma, come dice qualcuno, assolutamente inadeguate in questo caso. Addirittura un tipo di prova neanche ufficialmente riconosciuta nelle normative tecniche proprio perché poco affidabile, comunque non esaustiva, e sarebbe quindi il colmo se tutto si fosse originato da qui, provocando danni decisamente gravosi per la collettività… perché tanto è sempre il cittadino a rimetterci); cassoni poi riportati sul posto per essere finalmente calati a mare, sempre con difficoltà varie.
A quanto pare, anche se potrebbe sembrare assurdo, il progetto esecutivo per la banchina 2 come anche per le altre banchine del Molo Sant’Antonio venne approvato in Conferenza dei Servizi con solo uno studio geologico di massima che comprendeva tutte le opere previste nel bacino portuale, ovvero privo dello studio geologico esecutivo obbligatorio, secondo normativa, anche al tempo in cui fu approvato; cosa ancora più assurda se si pensa che lo stralcio del progetto esecutivo riguardante le banchine del Foro Italico, ove obiettivamente si rinvengono terreni più adatti e condizioni di stabilità migliori con evidenti minori difficoltà esecutive, fu allora approvato con a corredo uno specifico studio geologico esecutivo.
Eppure il progetto esecutivo di un’opera deve sempre essere corredato dalla relazione del geologo, anche se il bando di gara non lo prevede. Lo dice una recente sentenza, del 2016, del Consiglio di Stato che, con riferimento all’articolo 35 del Dpr 207/2010, ricorda che “il progetto esecutivo deve prevedere le stesse relazioni richieste nel progetto definitivo, più eventuali indagini integrative, soluzioni adottate e modifiche rispetto al progetto definitivo”. La relazione del geologo è obbligatoria in ogni caso, “anche se non ci sono differenze di rilievo fra la progettazione definitiva posta a base di gara e quella di livello esecutivo oggetto dell’offerta tecnica”. Le relazioni specialistiche costituiscono una parte essenziale del progetto esecutivo. In loro mancanza si è in presenza di “difetto di un elemento essenziale”, e non di una semplice irregolarità che può essere sanata. Infatti con il nuovo Codice Appalti si è stabilito che vadano in gara esclusivamente i progetti esecutivi. Solo in questo modo, avendo a disposizione tutti gli studi propedeutici alla progettazione e alla realizzazione delle opere, diventa possibile “evitare imprevisti e ridurre eventuali contenziosi, ritardi e aumento dei costi”.
Cosa è successo a Siracusa?

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