“Dopo anni di scontri e disinteresse di tutti per la casa comune”. Le prossime amministrative: “Se M5S azzecca il candidato giusto e presenterà più liste, potrebbe farcela”. Il voto alle Politiche: “La sinistra ha anteposto i conflitti interni alla riflessione sul cambiamento epocale in atto”
La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018
Salvo Adorno, docente di Storia contemporanea all’Università di Catania, è stato presidente della Società Siracusana di Storia Patria dal 2000 al 2009; già consigliere comunale dal 1994 al 1999; ha ricoperto la carica di Segretario cittadino dei DS e di Presidente dell’Assemblea provinciale del PD. Affidiamo a lui l’analisi delle recenti elezioni.
Dopo aver smaltito le prime impressioni a caldo sui risultati elettorali, è possibile un’analisi più lucida o è sempre valida la sensazione di terremoto, di disastro totale?
Terremoto sicuramente, disastro non direi. Un cambiamento radicale che ha colpito i partiti consolidati, il Pd e FI, individuati come espressione delle classi dirigenti tradizionali. Il PD dopo cinque anni di governo è stato visto come incapace di dare risposte alle domande dei ceti più deboli, FI è stata punita perché incapace di rappresentare un’alternativa credibile. Ambedue sono stati accumunati dall’etichetta della casta corrotta, autoreferenziale e incapace. I vincitori assoluti sono i 5 Stelle e la Lega con appendice Fratelli d’Italia. E hanno offerto una retorica identitaria e un programma radicale di sicurezza sociale e garanzia di reddito, che scardina ogni possibilità di compatibilità finanziaria e che quindi è solidamente antieuropeista. Certo io temo più la Lega che i Cinque stelle. Questo a mio avviso è il dato di partenza. Aggiungo che, secondo me, l’azione di governo del Pd, da Letta a Gentiloni passando per Renzi, si è mantenuta nel solco della migliore cultura socialdemocratica europea… e questo non è servito, anzi è stato percepito come un limite. Oggi dobbiamo pensare a una terapia democratica della paura e a politiche del lavoro che attraverso la formazione permanente rendano il lavoratore meno vulnerabile difronte alla precarietà. Non sarà facile.
Non è stato un insuccesso di dimensione locale ma il tracollo ha riguardato tutto il territorio nazionale. C’è un responsabile? Una causa specifica?
Direi che è stato il modo italiano di allinearsi con le trasformazioni globali di inizio secolo, dalla Brexit a Trump. Quindi ci sono responsabilità nazionali che si innestano negli scenari della globalizzazione. In Europa tutte le socialdemocrazie sono in frantumi perché le politiche di welfare non sono compatibili con i miseri bilanci nazionali terremotati dalla crisi e dalla deindustrializzazione. Perché la sinistra italiana avrebbe dovuto resistere a questo cambiamento epocale? Per altro con la classe dirigente cinica e fazionale che si ritrova. Dimenticavo: oltre a PD e FI c’è un altro grande sconfitto, LeU che rappresenta la vera disfatta della sinistra. Dove è andato a finire quel popolo di sinistra, invocato da Speranza, che aspettava il vero partito di sinistra per votarlo? Quel popolo ha votato Cinque stelle o PD. In sintesi: in Italia il ceto politico della sinistra ha la responsabilità di avere anteposto i conflitti interni alla riflessione sul cambiamento epocale in atto. La domanda da porsi è, secondo me, questa: come si esce a sinistra dall’ampliamento delle diseguaglianze prodotto dalla crisi e della globalizzazione?
Appunto, come si esce a Sinistra?
Io ad oggi ho visto solo risposte di destra: nazionalismo, razzismo, protezionismo, riarmo. In Europa ho visto antieuropeismo. C’è poi l’uscita liberal democratica di Macron. Due esperienze di opposizione di sinistra, Sander e Corbin, non ancora messe alla prova del governo, ma Corbin è anti europeista. Mi piacerebbe sapere cosa fa Tsipras in Grecia e capire la capacità di tenuta di Podemos in Spagna. I Cinque Stelle ci dimostreranno di che pasta sono fatti: destra o sinistra? O forse sono il vero Partito centrista della Nazione, modello DC, che prendeva tutti da Scelba a La Pira, ma hanno sostituito il collante del cattolicesimo con quello post moderno dell’anti casta. Mi domando da giorni quale è lo spazio del PD in questo contesto? Mi domando se Calenda possa essere il nostro Macron: ma che spazio culturale c’è in Italia per una cultura liberal democratica, visto che il liberalismo in Italia si è manifestato col volto populista del berlusconismo? Credo che il Pd debba invece radicarsi nella cultura solidarista e cattolica. Vedo bene Del Rio: nove figli e le scarpe non lucidate a puntino sono una garanzia di equilibrio solidale. Come vedi sono troppi i punti di domanda a cui non so rispondere.
Guardiamo al territorio: il Partito non ha voluto valorizzare le risorse locali. La provincia di Siracusa si ritrova senza deputato per aver dato spazio (inutile) alla Boschi e al segretario Raciti.
Passiamo dalle stelle alle stalle.
A proposito… come mai il segretario regionale non ci ha messo la faccia all’uninominale? E come mai non ha giocato la sua partita nel suo collegio?
La candidatura di Raciti non è un evento improvviso, è stata lo sbocco logico e consequenziale delle scelte della segreteria provinciale che ha avuto un passaggio determinante nelle regionali con l’accordo tra Lo Giudice e Cafeo, ma che ha radici più profonde nella cultura del ceto dirigente del partito. Un ceto che guarda prima allo scontro interno e al posizionamento di potere e poi all’interesse generale della comunità politica che rappresenta. Questo sì che è un disastro. Certo il fatto che Raciti non si sia confrontato col consenso del suo popolo lascia forti dubbi sul radicamento della sua leaderschip. Non credo che possa considerarsi il candidato del territorio.
L’onda travolgente del M5S è un fenomeno di protesta meridionale? (al Centro Nord vince la Lega) Si dissolverà o si strutturerà e consoliderà sul territorio per durare a lungo?
A questa domanda non so rispondere. La prova di governo è l’unica che può dare una risposta. Credo anche che abbiano intercettato meglio della sinistra le domande della gente e che quindi avranno una tenuta più lunga di quanto immaginiamo. Ho l’impressione che una parte del loro voto sia ormai strutturato. Credo altresì che non hanno una classe dirigente preparata al compito, ma è pur vero che noi che siamo classe dirigente colta non avevamo neanche intuito la profonda trasformazione della domanda sociale. Quindi a ciascuno i suoi limiti.
La scommessa del futuro si gioca a mio avviso sulla capacità di coniugare nel mondo globale nuovi diritti, nuovi saperi e nuovi lavori, sul saper declinare insieme democrazia e multiculturalismo. Io penso che bisogna lavorare molto sul tema della sostenibilità: sostenibilità dello sviluppo, sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e accorciamento delle diseguaglianze. La partita tra cinque stelle e sinistra si gioca su chi saprà meglio interpretare questa strada. Poi c’è la Destra che giudica queste idee delle minchiate e che guarda solo alla difesa, ora e subito, dell’italiano e cresce facendosi imprenditrice del rancore e della paura. Questo pensiero è anche patrimonio di una parte della cultura grillina. Credo che ci saranno parecchie scosse di assestamento prima di arrivare a posizione limpide.
A giugno le elezioni amministrative. Basterà raggiungere il 40% per non aver bisogno del ballottaggio. Hanno già vinto i grillini?
Se azzeccano il candidato giusto e decidono di fare più liste di supporto, la partita per gli altri sarà molto difficile. Quando penso al candidato giusto per loro, immagino una figura che abbia già una sua riconoscibilità in città, ma che non sia connotata politicamente. In fin dei conti penso che sia anche giusto che vengano messi alla prova a livello locale. Ripeto, spero solo che siano in grado di selezionare una squadra di governo capace. Poi tutto può succedere.
Vinciullo, Granata, Reale, Scrofani, Garozzo, Milazzo, Midolo, Randazzo… chi secondo te avrà più chances per sfidare i 5 stelle? Quali profili, quali caratteristiche, quali strategie occorreranno per fronteggiare l’onda grillina?
Sulle probabilità dei candidati non ho idea. Il profilo giusto dovrebbe essere quello programmatico, la comunicazione dovrebbe essere quella che valorizza gli aspetti positivi dell’identità del territorio e l’idea di una Grande Siracusa che riassuma il controllo del territorio circostante. Oggi per amministrare bisogna lavorare su piattaforme territoriali ampie, città che governino non solo il loro centro urbano ma anche le relazioni con i comuni limitrofi, con servizi unificati che abbattano i costi. Bisogna immaginarsi una vera rivoluzione territoriale e amministrativa che supera la dimensione comunale. Bisogna immaginare il comune non come erogatore di spesa sociale (perché le casse comunali sono vuote) ma come erogatore di organizzazione a supporto della solidarietà e quindi bisogna saper investire sulle energie e le competenze diffuse. Bisogna immaginare politiche culturali che facciano da amalgama a quelle di sviluppo. Insomma… di queste idee ne vedo poche in giro, o almeno ancora non ne girano.
In molti dubitano che sia Cafeo sia Marziano si siano spesi a favore della candidata uscente Sofia Amoddio, da avversari interni al partito i due leader adesso pare dialoghino per sostenere la candidature di Reale, già avversario del PD nel 2013…
Poco importa se si sono mobilitati o meno. Sofia Amoddio ha preso a Siracusa 9.272 voti e nel collegio 15.897. Alle regionali Marziano Cafeo e Amenta avevano preso 4397 voti a Siracusa e 8855 nel collegio. In termini assoluti Sofia Amoddio ha preso 4875 voti in più a Siracusa e 7042 in più nel collegio. E’ un risultato soddisfacente nella provincia più grillina d’Italia. Considera poi che nel dato percentuale il collegio uninominale di Sofia è al quarto posto sui 17 collegi siciliani dopo Enna, e che la città di Siracusa è terza tra i capoluoghi di provincia siciliani. Piccola soddisfazione in una sconfitta senza attenuanti. Non interessa se c’è stato l’apporto di Marziano e Cafeo, anche se non li ho visti affannarsi per le strade. Chi la campagna l’ha fatta sa che di sicuro sono tutti voti di Amoddio ed è un patrimonio da non disperdere, un punto di ripartenza per tutto il partito. Quanto all’appoggio di Marziano e Cafeo a Reale, aspettiamo ancora un poco, siamo ancora all’inizio del valzer.
Il Pd pare destinato a una perenne e continua lacerazione interna. Quale ricetta, secondo te, sia a livello nazionale ma più miratamente a livello locale, per superare questa empasse? Si arriverà mai all’unità?
Non sarà facile dopo anni di scontri e dopo il disinteresse di tutti per la casa comune. Ti ricordo che all’inizio nel 2013 Cafeo e Garozzo insieme disconoscevano la segreteria di Carmen Castelluccio sostenuta da Marziano, Amoddio e Zappulla e Di Marco. Come partenza mica male. Oggi siamo all’epilogo: Cafeo e Garozzo si disconoscono reciprocamente. Ecco, questo è il quadro. Ci vuole una segreteria super partes che avvii una franca discussione su come ricostruire il partito, ci vuole un po’ di dedizione verso l’interesse comune, ci vuole una capacità di ascolto dei mutamenti della domanda sociale e soprattutto ci vogliono idee virtuose capaci di orientare l’azione.
E tu che farai?
Io da trent’anni a questa parte ci sono sempre stato e oggi a maggior ragione ci sono sia per la città che per il PD. Per me è importante che non si disperda il patrimonio politico, di idee e di esperienze che ancora c’è dentro l’area della sinistra. Uomini e donne che spesso non comunicano tra loro, che sono stati divisi, che hanno seguito percorsi diversi ma che hanno in comune un sincero interesse per la città. Bisogna partire da loro con grande senso di umiltà. Guardo a un Pd radicalmente diverso da quello di questi ultimi cinque anni.
Parole d’ordine per questa ripartenza?
Coraggio, Temperanza, Responsabilità, Generosità e sguardo verso il Futuro.

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