Pat Cox, coordinatore della commissione europea sulle reti Ten-T: “Nella lista UE delle priorità la Sicilia non esiste”, “L’Europa è chiara sui fondi: spendili o perdili”. Annunziata: “Stiamo lavorando anche di notte”
La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018
“Siamo alla vigilia di svolte importanti nella gestione del nostro porto”. Così esordisce il presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale annunciando che fra un mesetto circa (in aprile n.d.r.) convocherà una conferenza stampa densa di fatti e di risultati. ”Noi lavoriamo anche di notte e i risultati si vedranno. Questo é il mio unico interesse per una terra sfortunata che ho imparato ad amare. Siamo pronti per tutto, piazzali, gru, ferrovia… abbiamo definito un accordo con la Marina Militare per la cantieristica ed altro…”, questo è quello che si lascia sfuggire in un contatto telefonico a cavallo delle visite della delegazione di eurodeputati della Commissione trasporti UE e di Pat Cox, coordinatore della commissione europea per lo sviluppo del corridoio delle reti di trasporto trans-europee (TEN-T).
Il Presidente Annunziata deve essersi sentito particolarmente gratificato dalle parole espresse da Cox a conclusione della visita (in dissonanza col giudizio espresso dall’on. Prestigiacomo che nel corso di un incontro elettorale in Assoporto ad Augusta lo ha qualificato “politico trombato” non qualificato per dirigere l’Autorità portuale) quando, proprio in riferimento al lavoro intrapreso dall’Autority, ne ha riconosciuto l’impegno. Ciò è risultato particolarmente apprezzabile se rapportato ai commenti, non certo lusinghieri, espressi dallo stesso Cox sul sistema Sicilia.
In modo elegante ma fermo ha sottolineato alcuni limiti dell’agire politico meridionale nella gestione dei porti in confronto a quello usato per i sistemi portuali del nord Europa (in particolare nel sistema portuale Malmoe-Copenaghen): “Dimenticate le agende locali e fate come gli scandinavi, undici milioni di abitanti di Stati diversi che ragionano in un’unica direzione. Fissate le priorità, portatele a Roma, poi noi vi aiuteremo… È tutta la macroregione meridionale che soffre, dovete avere una voce unica e chiunque abbia una rappresentanza politica ha il dovere di essere presente nei luoghi dove l’Europa prende le decisioni. Non c’è una porta secondaria per entrare a Bruxelles. Prendete questa mia visita come una sorta di sveglia, dobbiamo trovare i meccanismi per lavorare insieme e per venire qui in Sicilia con la stessa frequenza con cui andiamo in Svezia”. “Nella lista europea delle opere di priorità la Sicilia non esiste. Il tasso di conversione delle proposte in progetti è talmente lento che la vostra regione perde i fondi Ue, i numeri parlano da soli. L’Irlanda era lo stato più povero dell’Ue, se ci fosse una graduatoria , sarebbe medaglia d’oro per spesa/progetti realizzati, la Sicilia sarebbe in fondo alla classifica”.
La visita delle due delegazioni europee in zona è stata funzionale all’esigenza di valutare lo stato dell’arte in cui si trovano alcuni snodi fondamentali del corridoio intermodale Scandinavo-Mediterraneo al fine di prendere atto delle gravi carenze infrastrutturali esistenti, dei collegamenti mancanti, e di quali opere strategiche dovranno essere al centro degli investimenti in infrastrutture di trasporto per promuovere la competitività e lo sviluppo economico della Sicilia. “Siamo qui per individuare i punti di non connessione, incoraggiando la multimodalità” ha chiosato Cox, mentre Wim Van De Camp, europarlamentare olandese, senza mezzi termini ha dichiarato:. «I ritardi sulla spesa dei fondi europei ci sono non solo in Italia ma bisogna ricordare che l’Unione Europea è molto chiara su questo e lo sarà sempre di più nell’applicare un principio semplice sui fondi: spendili o perdili».
L’entusiasmo del Presidente Annunziata non si è spento neppure quando mi sono permesso di sottolineare che lunedì scorso abbiamo appreso dalla gazzetta ufficiale che ben sei porti italiani dovranno rinunciare in tutto a 144 milioni di euro di fondi statali per l’ammodernamento di banchine, piazzali e fondali a causa della nuova rimodulazione delle spese per opere infrastrutturali fatta dal ministero dei Trasporti a seguito della riforma dei porti e che erano previsti dalla legge 166/2002; ben sei porti: Augusta, Brindisi, La Spezia, Monfalcone, Napoli e Trieste vedono ridimensionate le risorse; nel dettaglio: Augusta perde 1,09 milioni; Brindisi 18,07; La Spezia 12,84 e Monfalcone 2,4, Napoli 30,1 e Trieste 33,3. Mi ha stoppato promettendomi un incontro chiarificatore a breve.
Intanto, a margine di questo evento, va registrata, come fatto significativo foriero di positive sinergie, l’inaugurazione, nella sede dell’autorità portuale di Augusta, della prima sede operativa in Italia della Fondazione Centro Servizi per il mare nata nel 2017 per contribuire alla realizzazione di alcune tra le più importanti priorità europee: de-carbonizzazione ed energia pulita, economia blu, ICT e digitalizzazione, skills agenda e sviluppo di nuove competenze.La Fondazione, tra l’altro, promuove iniziative di ricerca e innovazione ed interviene con il finanziamento di progetti in sinergia con le grandi linee di sviluppo fissate dalla UE per completare i finanziamenti delle istituzioni europee e nazionali; svolge il ruolo di trait d’union e catalizzatore tra gli attori della logistica intermodale e il relativo bacino di utenti – oltre 350 mila imprese (organizzazioni, pubbliche o private) – le amministrazioni centrali e le istituzioni europee, per lo sviluppo di un sistema logistico moderno ed efficiente affinché generi nell’area valore per i suoi utenti e per il territorio tramite l’accesso diretto al fondo European Connecting Facilities. Il Porto di Augusta e il tessuto imprenditoriale siciliano che gravita intorno ad esso avranno tutto da guadagnare dall’attività della fondazione.
Nella valutazione dello stato dell’arte Cox ha sottolineato che «c’è un chiaro gap infrastrutturale: l’ Europa punta al passaggio dalla linea singola alla doppia linea ferroviaria, all’elettrificazione, al peso standard dei vagoni merce e alla multimodalità di porti, reti ferroviarie e logistica, ma anche a una mobilità verde. Oggi abbiamo capito quali sono le lacune in questi settori: Augusta ha bisogno di creare un collegamento con le ferrovie e di un miglioramento nella logistica portuale; tutti i porti vogliono creare dei terminai e hanno bisogno di ampliare le aree, in più sono necessarie politiche verdi che, ad esempio, utilizzino il gas liquefatto». Fin qui Cox.
In occasione della visita, i vari portatori di interessi del territorio hanno dettato ai giornali la propria visione e le proprie agende mischiando queste ultime a quelle dell’Europa, generando, al solito, un po’ di confusione.
Ognuno ha tirato fuori la propria idea in una kermesse degna dell’avanspettacolo. Così, ad esempio, c’è chi ha posto il problema del ponte sullo stretto (anche se è noto che fino al 2020 l’UE non se ne potrà occupare) e chi ha ritenuto di porre il problema della revisione del piano paesaggistico regionale contrapponendolo fittiziamente allo sviluppo portuale. Siamo alle solite, si parte da problemi concreti quali ad esempio la necessità di adeguare parti limitate del suddetto piano nelle aree retro-porto per inserire altri obiettivi fino ad auspicarne l’azzeramento. Il rischio è che mettendo insieme cose che non c’entrano o c’entrano marginalmente, si disperdono energie ed obiettivi.
Poi c’è chi, candidato alle prossime elezioni, si avventura in prese di posizioni ambigue secondo cui (sentito in un incontro presso Assoporto ad Augusta) le Zes potrebbero essere vanificate dai vincoli ambientali che ne potrebbero impedire la realizzazione. Come se le ZES fossero meramente uno spazio fisico annesso al porto e non uno spazio giuridico in cui operano, in territori anche non contigui, aziende che beneficiano delle relative norme perché svolgono attività sinergiche all’attività portuale.
Ancora una volta, quindi, si è riconfermato che il problema del meridione è tutto nelle sue classi dirigenti che non sono state in grado di rimuovere le carenze infrastrutturali che ne hanno impedito il decollo e lo hanno condannato alla scarsa competitività. “Sono qui per invitare la Sicilia a progettare e creare piani di sviluppo maturi finalizzati all’ occupazione e alla crescita economica. Il governo regionale dovrebbe svolgere un ruolo più determinante per il Corridoio, ponendosi come un collegamento tra gli attori locali e I’Europa», così Cox ha concluso la visita confermando, qualora ce ne fosse stato bisogno, che “nella lista europea delle opere di priorità la Sicilia non esiste, poiché i tasso di conversione delle proposte in progetti è talmente lento che la regione non riesce ad utilizzare i fondi Ue“.
In una parola, basta con le chiacchiere e con gli incompetenti: datevi una smossa.

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