Turiamoci il naso e votiamo il meno peggio

IL TACCUINO di TITTA RIZZA

 

Credere alle promesse folli perché irrealizzabili di avventurieri della politica significa bloccare la ripresa in atto; significa dare spazio a uomini senza idee e senza scrupoli

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Di campagne elettorali ne ho viste tante; tante a volte vissute in prima persona, altre volte come spettatore ma pur sempre vigile ed attento. Questa è una campagna tutta sua che non ha precedenti nella storia del Paese perché fatta di bugie, di scriteriate promesse senza senso, e principalmente una campagna elettorale fondata sulla caccia all’uomo che ha comportato uno scoppio di violenza mai visto in Italia, nemmeno nella campagna elettorale del 1948, quella che segnò il nostro destino di popolo che scegliemmo l’occidente e non l’oriente rosso di Stalin.

Questi sono gli uomini che ci propone la galassia di questa attuale classe dirigente politica. Chi vincerà? Io mi auguro che vinca il partito dei convertiti, e cioè il partito degli astensionisti che si convertono e sentano l’obbligo morale di andare a votare.

Moltissimi cittadini per bene, che vivono una loro vita virtuosa di lavoro e di famiglia, non vogliono sentire parlare di politica, perché pensano che la politica è una cosa sporca, perché in concreto non hanno fiducia in nessun partito e quel che è peggio in nessun uomo della politica. Mi voglio rivolgere a questi sfiduciati per ricordare l’importanza del loro voto, del voto di persone per bene. Voglio ricordare a tutti questi nostri amici che incontriamo nei salotti, nei bar, nei ristoranti, e perché no, anche nei corridoi di un Tribunale in attesa che si chiami il processo che ci riguarda, che Papa Francesco ha detto – e lo ha ripetuto più volte – che l’espressione più alta della carità e il fare politica. E per noi che la politica non la facciamo professionalmente, la politica la esercitiamo andando a votare.

Come scrisse Indro Montanelli turiamoci il naso e votiamo il meno peggio. Questo è quello che dobbiamo fare in questo momento per difendere noi stessi e per difendere i meno forti, i giovani in attesa di un lavoro stabile, i cinquantenni che dall’oggi al domani vengono licenziati perché la loro fabbrica chiude in Italia per trasferirsi a Lubiana. In una parola le persone con un minimo di responsabilità non possono fermare una locomotiva che dopo anni di fermo in una stazioncina si è messa di nuovo a marciare.

Sarà lenta la marcia, ma l’importante è che camminiamo, che non siamo fermi.

Il credere alle promesse folli perché irrealizzabili di avventurieri della politica significa bloccare la ripresa in atto; significa dare spazio a uomini senza idee e senza scrupoli che potrebbero portarci ad altri terribili dieci anni di stasi con i licenziamenti a cui impotenti abbiamo assistito, alla chiusura di ogni porta di speranza per i nostri giovani. Ad una generazione di giovani bruciata, che ha mille volte ragione di essere arrabbiata, dobbiamo rispondere con la pacatezza e la lucidità di disegno.

Quello che oggi è importante è non fermare la marcia del Treno-Italia che faticosamente è ripartito. Ci hanno ridotto i cattivi politici a rivolgerci ai cittadini che hanno ripudiato la politica, per dirgli che abbiamo bisogno del loro voto; che si turino il naso ma che vadano a votare per il meno peggio.

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