Enzo Vinciullo: “Ebbene sì, mi candiderò a sindaco”

Industria acque siracusane: “Senza l’IAS non può esistere il polo industriale, la sua gestione deve restare pubblica”. I 15 arresti che hanno fatto tremare Siracusa: “Quando la politica inizia ad occuparsi di giustizia, si crea un corto circuito pericolosissimo”

                                                             

La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018

Onorevole Vinciullo, cosa accade in IAS?

Una società di cui è proprietaria la Regione Siciliana è dilaniata tra due enti: l’ex ASI e l’ex Irsap. L’Industria Acque Siracusane è di proprietà dell’ex Asi. Se oggi il mare di Priolo e del golfo intero è tornato ad essere oasi naturale per i fenicotteri rosa, che vi nidificano, il merito è ascrivibile solo all’IAS. Un’industria che, a dispetto della politica regionale, ha fatto miracoli per garantire quell’efficienza di trasformazione e depurazione dei reflui industriali e civili per cui era nata. Tutto questo grazie ai lavoratori che, in mezzo a mille difficoltà, a mancanza di investimenti e a continui rinvii di palla a governances mai realizzate, orgogliosi del loro ruolo fondamentale hanno pervicacemente sostenuto, a forza di sacrifici e rinunce, il compito loro affidato. Sia chiaro per tutti, senza l’IAS non può esistere il polo industriale.

La legge Madia ha ridotto il numero dei membri dei consigli di amministrazione delle società para pubbliche. Sono dunque passati da cinque a tre consiglieri. In IAS, in barba alla legge, sono rimasti in cinque. Benché si operi in ambito pubblico, la gestione offre maggiori vantaggi alla compagine privata. Non è possibile a mio giudizio continuare di questo passo. I crediti vantati dall’IAS da parte di un grande utente e i crediti dell’ex ASI da parte dell’IAS (parliamo di tre milioni e mezzo di euro) sono stati scippati ai siciliani. Questa vicenda terrà ancora desta la mia attenzione verso la proprietà regionale.

Di proroga in proroga la Regione annaspa circa la improcrastinabile e definitiva conclusionE di una annosa vicenda. Ancora, è mai possibile giustificare economicamente la compresenza di un direttore generale e due direttori tecnici? E’ mai possibile che si preferisca un direttore generale in pensione, proveniente da una delle industrie tra i grandi utenti e si penalizzi il personale interno?

Industrie Acque Siracusane è un bene pubblico e tale deve restare nella sua gestione. Sono del parere che il consiglio di amministrazione debba escludere i grandi utenti. Solo in questo modo sarà possibile anteporre gli interessi comuni a quelli privati.

Certamente da un uomo di formazione liberista come l’on. Enzo Vinciullo ci saremmo aspettati una maggiore propensione verso il privato. Invece ci ha dimostrato una visione “statale” dell’economia partecipata. Segno dei tempi. Si sono mescolate le acque. Sempre più complessa la lettura politica. Di palo in frasca parliamo del Terremoto Giudiziario. Un’occasione troppo ghiotta quella di intervistare Vinciullo in un momento tanto drammatico come quello attuale.

Dopo i recenti arresti, troppo silenzio da parte della classe politica siracusana. Ci dia un suo parere su questo “Sistema Siracusa”

Quando la politica inizia ad occuparsi di giustizia, si crea un corto circuito pericolosissimo. Ecco cosa troviamo a questo punto. Gli antagonisti si accusano di ogni malversazione e. ancora peggio, tirano in ballo inenarrabili responsabilità della magistratura. La gente resta sbigottita dinanzi ad avvenimenti che, se confermati, distruggono gli ultimi argini a difesa di questo Paese. Questo è il motivo del mio silenzio. Lasciamo lavorare la magistratura. Troppe volte abbiamo giudicato avvenimenti poi definiti inesistenti da parte della magistratura. Colpevoli, no innocenti, no colpevoli, poi vedremo alla Corte di Giustizia. Il caso di Guido Bertolaso la dice lunga sulla differenza tra dicerie e sentenze definitive. Meglio tacere ed aspettare.

Lei è tornato al suo lavoro precedente. Fa specie vedere un deputato nazionale tornare al lavoro di prima. Quali i suoi progetti futuri?

Sono tornato ad insegnare, com’è giusto che torni al proprio lavoro il politico non più eletto. Questo è il mio caso. Certo non ci siamo abituati. Per quel che riguarda il mio futuro, i miei sostenitori mi chiedono a gran voce di candidarmi a sindaco. Ebbene confermo l’intenzione del mio gruppo: mi candiderò a sindaco di Siracusa. Sono consapevole dell’enorme difficoltà in cui versa la nostra città, in particolar modo in alcuni quartieri abbandonati a se stessi. Ovviamente mi rendo conto della complessità gestionale di un territorio tanto vasto, e specialmente di una grave crisi economica come quella del nostro comune, fino a ieri pronto ad un dissesto per le somme richieste dal caso Open Land, e che fortunatamente sembrerebbe non dover più pagare.

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