Nel dicembre 2011 pubblicammo un prospetto su tutti gli uomini e le srl dell’avv. Amara. I gip di Roma e ME riannodano il filo con la nostra inchiesta
La Civetta di Minerva, 16 febbraio 2018
Terremoto giudiziario, tsunami, sconquasso… I giornali di tutta Italia hanno sfornato titoloni a sei colonne corpo quarantotto nelle prime pagine, e poi nei servizi interni, ricostruendo le vicende che hanno portato all’arresto di quindici pezzi da novanta sia dell’avvocatura siracusana che di “imprenditori” al seguito, i quali avrebbero messo in piedi un sistema di corruttela su più fronti per ottenere da alti magistrati sentenze taroccate per favorire interessi propri e dei loro patrocinati; ma anche per costituire provviste improprie per alcune imprese e abbattimento delle imposte all’Erario attraverso fatturazioni su operazioni inesistenti, dalle piccolissime somme alle più grandi che, portate in bilancio, abbattevano drasticamente gli utili.
L’effetto presso l’opinione pubblica è stato dirompente, sia perché alcune delle sentenze di cui dicevamo hanno rischiato di mandare in default l’amministrazione comunale di Siracusa (vedi casi Open Land e SAI 8) e destabilizzato profondamente il quadro politico che per le refluenze sulla stabilità del sistema giudiziario in questa provincia, già torchiato dalle vicende che hanno riguardato il pm Maurizio Musco e l’ex Procuratore Capo Ugo Rossi. Il trasferimento di quest’ultimo a Enna, nelle funzioni non più di capo di Procura ma di semplice pubblico ministero, sarebbe stato, secondo alcune fonti, il primo caso in Italia di magistrato trasferito con penalità prima ancora del pronunciamento del CSM.
Le vicende apprese dai giornali nazionali hanno stupito i siracusani, almeno a giudicare dalle dichiarazioni (poche, in verità) di politici, sindacalisti, organizzazioni datoriali. Ma, diciamolo francamente, non hanno stupito noi della Civetta. Dopo la seconda puntata della nostra inchiesta sulla Procura della Repubblica di Siracusa, nel dicembre 2011, il signor Alessandro Ferraro, parlando al telefono con l’avv. Piero Amara ignaro di essere intercettato, diceva: “Non sanno più niente, non sanno più niente”. Evidentemente ritenevano che, dopo avere pubblicato il quadro sinottico “Tutti gli uomini e le srl dell’avv. Amara”, avremmo gettato lo sguardo sulle singole imprese e sui loro affari. Tentammo, in effetti, conducendo indagini nel mondo imprenditoriale siracusano. Ma, con nostra grande sorpresa, scoprimmo che nessuno sapeva nulla di queste società (ad esclusione della Gi.Da.) e delle loro attività, che pure dovevano esserci poiché le srl non si costituiscono per giocare a carte tra amici.
Ci sono voluti anni di indagini della Guardia di Finanza e della Procura di Roma per riannodare i fili tra alcune srl (e alcuni personaggi) di cui allora scrivemmo. Peccato che lo sguardo degli inquirenti romani si sia spinto fino ai primi mesi del 2012, senza scavare più a fondo: la nostra inchiesta dimostrava che il legame stretto fra l’avvocato e un certo mondo di mezzo era datato ancora prima di quell’anno e che, se dal 2012 ad oggi – secondo l’accusa del gip capitolino – la presunta associazione a delinquere aveva messo a punto un sofisticato sistema di scatole cinesi per consentire con false fatturazioni di operazioni inesistenti una evasione fiscale di notevole importo, è assai probabile che ciò avvenisse anche prima.
L’inchiesta della Civetta aveva un filo conduttore: quasi tutte le srl erano amministrate da praticanti degli studi legali dell’avv. Piero Amara ad Augusta, Siracusa e Catania (in qualche caso anche le mogli dei praticanti) o da congiunti del professionista o persone notoriamente a lui assai vicine. Si delineava il quadro inquietante di una rete di imprese semisommersa, di cui erano soci dirigenti di partecipate, ex politici, avvocati, figli di importanti magistrati (Rossi e Toscano), il figlio di un ex comandante della GdF di Siracusa, persino il magistrato dottor Maurizio Musco e la sorella (la Panama srl, amministrata dal dott. Sebastiano Miano, oggi tra gli arrestati), in un’altra società il fratello e in un’altra ancora il cognato. Ciò non significa che i soci di tutte le società individuate facessero parte del Sistema Siracusa, com’è stato poi chiamato, ma certo alcuni, oggi ancora indagati o arrestati con ordinanza custodiale del gip della Procura di Roma, lo erano.
Un quadro inquietante, dicevamo, poiché la ramificazione attorno all’avvocato induceva a pensare che la frequentazione amicale e i rapporti d’affari aprissero a Piero Amara le porte di segreti d’ufficio o, peggio, collaborazioni nel vasto campo dei suoi interessi. Del resto, l’avvocato megarese aveva il vizietto di voler conoscere atti coperti da segreto istruttorio. Nel 2009, se non erriamo, fu condannato per aver cercato, in combutta con un cancelliere della Procura di Catania, di acquisire documenti (report di indagini, interrogatori eccetera) dal registro informatico di quell’ufficio, informazioni preziose per chi le sa usare.
Ma ritorniamo all’ordinanza della Procura di Roma. Il provvedimento interdittivo ha disposto, tra gli altri, gli arresti di Piero Amara, Giuseppe Calafiore (al quale per la frode fiscale non è contestata l’associazione a delinquere), Alessandro Ferraro, Carlo Lena e Sebastiano Miano che facevano parte della nostra inchiesta, lumeggiando fatturazioni e conti correnti, tra le altre, delle srl Energie Nuove, Da.gi., Entropia Energy, P & G Corporate, Gi.Da. (delle ultime quattro sarebbe stato amministratore di fatto l’avv. Amara) di cui ci occupammo nel 2011, anche se negli anni successivi hanno modificato la composizione societaria e trasferito altrove le sedi legali. Il novero di tutte le altre società dimostra, secondo il gip di Roma D’Auria, che nel corso di questi anni la rete si è ampliata a dismisura accogliendo nuovi soggetti in altre città, accomunati dallo stesso scopo. Peraltro, i due gruppi societari riferibili all’avv. Amara, con campo di operazioni Sicilia e Roma, e a Fabrizio Centofanti, “composto da molteplici figure, deputate al compimento di una pluralità di reati economico-finanziari, complessi e strutturati, e in quanto tali ancora più insidiosi”… “presentano plurimi punti di convergenza, come emerge dai blocchi di fatture per operazioni inesistenti emesse da società di questo gruppo verso società del gruppo Amara”.
Ma quale legame intercorreva tra i personaggi “siracusani”? Secondo la Procura di Roma “Miano e Lena sono persone di fiducia di Amara e svolgono il ruolo di legale rappresentante, il primo di Da.Gi. ed Entropia Energy, il secondo di Gi.Da. Dal monitoraggio del traffico telefonico degli indagati… appare evidente che Miano e Lena sono esecutori delle direttive impartite da Amara per la gestione delle società a loro formalmente affidate e sono a disposizione di Amara anche per il disbrigo di pratiche personali”. Un esempio per tutti, fra i tanti addotti nell’ordinanza. A gennaio del 2016 Amara sposta il suo domicilio fiscale a Martina Franca, in provincia di Taranto, e a distanza di qualche mese anche le tre srl trasferiscono lì la loro sede legale, seguite a ruota dall’avv. Calafiore che vi alloca il suo studio legale, tranne poi scoprire (la Polizia Giudiziaria) che all’indirizzo dato non c’era nulla ma che le sedi di fatto erano a Roma; “la posizione di Amara come dominus dell’intero gruppo di società, e non solo della Da.Gi., è rilevata inoltre dalla natura dei rapporti tra Da.Gi. e Gi.Da… che sono al di fuori di qualsiasi logica commerciale e si giustificano soltanto in quanto espressione di un’unica regia”.
Ma l’uomo più connesso all’avvocato Amara è senza dubbio Alessandro Ferraro, di cui i magistrati romani tracciano il seguente profilo: “Pluripregiudicato, condannato con sentenze passate in giudicato per reati di plurime ricettazioni, truffa, falsità materiale, sostituzione di persona continuata, falsa attestazione a un pubblico ufficiale, violazione delle norme sulle carte di credito, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico nell’arco temporale compreso fra il 27 dicembre 1989 e febbraio 2003”. Il Gip romano lo definisce “uomo di fiducia dell’avvocato, il quale, oltre a percepire redditi da lavoro dipendente erogati da società del gruppo Amara (Gi.Da., Entropia Energy), risulta aver beneficiato di ingenti somme di denaro erogate da Amara…” E il suo nome lo si ritrova in molte parti dell’ordinanza.
In sostanza, l’intero quadro probatorio e la conseguente imputazione di associazione a delinquere scaturisce da alcune considerazioni: “la commissione dei reati dal 2012 fino ai nostri giorni… il medesimo modus operandi nella realizzazione dei reati di frode fiscale… l’assegnazione ad ogni associato di compiti specif\ici e ben delineati… l’intensità dei rapporti intrattenuti fra gli associati… il ricorso a numerosi schermi societari e a prestanome per frammentare i flussi finanziari tra le società e rendere più difficile la ricostruzione unitaria dell’operato delle singole società… il ricorso da parte di Piero Amara e Alessandro Ferraro all’applicativo Wickre Me Secur Messenger, non intercettabile e che consente l’autodistruzione dei messaggi in modo istantaneo subito dopo la lettura… la sussistenza di uno stabile vincolo tra gli indagati medesimi nascente da legami personali oltre che professionali”.
Alcuni arrestati sono già stati sottoposti ad interrogatorio nelle carceri (Amara, Ferraro, Calafiore) e hanno dichiarato la loro estraneità rispetto alle accuse mosse dalla magistratura. Ci sta, è prassi. Il Riesame non è detto che lasci tutti in carcere. Ci sta anche questo. Ma il processo ci sarà e sarà un processo lungo essendo tantissimi i capi di imputazione e ancor più i singoli atti da vagliare in sede dibattimentale. E non è detto che si arrivi a sentenza, essendo gli arrestati particolarmente esperti nelle procedure del diritto. Ma la sensazione è che si è scardinato un sistema che pesava come un macigno sulla società non tanto per il reato di frode fiscale, che sembra diventato uno sport nazionale, ma perché a commetterlo (ove l’accusa regga la fase giudiziaria) sono stati operatori della giustizia – anche gli avvocati lo sono – che avrebbero piegato le normative ai loro interessi personali per anni, estendendo sempre più i gangli delle loro attività fraudolente.

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