Sesto Rapporto sulla Coesione della Commissione Europea: il prodotto pro capite del Mezzogiorno è tra il 50 e il 75% dei Paesi UE. I dati del World Economic Forum collocano il nostro Paese al fondo della classifica, davanti solo alla Grecia
Dal Sesto Rapporto sulla Coesione della Commissione Europea si evince che il prodotto pro capite del Mezzogiorno italiano è valutabile tra il 50% ed il 75% della media europea e colloca il Sud del nostro Paese nella fascia più bassa dell’Unione. Fanno peggio di noi solo la Romania e la Bulgaria. Nel Mezzogiorno poi le regioni più povere sono la Campania e la Sicilia. Né va meglio l’I.S.U., cioè l’indice di sviluppo umano elaborato dalle Nazioni Unite che tiene conto di una serie di elementi come il grado di istruzione raggiunto, la sanità, la qualità della vita oltre il Prodotto Interno Lordo pro capite (https://report.hdr.undp.org). Tale indice si attesta al 40% rispetto alla media europea. Lo Svimez afferma che “il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione economica e sociale per l’assenza di risorse umane che emigrano e di imprenditori; ciò potrebbe trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”.
Come sostengono Maurizio Caserta e Aldo Premoli: “il Sud perde posti di lavoro, rispetto all’Italia esporta di meno (un misero 2,3%), produce di meno (solo il 5%) ed ha meno imprese (solo il 7,5%). Nel Sud una persona su tre è a rischio povertà e in Sicilia ben il 41,8%”.
SCARSA PRODUTTIVITA’ – I dati del World Economic Forum collocano il nostro Paese al fondo della classifica, davanti solo alla Grecia, per la scarsa produttività. Abbiamo prodotti con un costo non competitivo, obsolescenza degli impianti, pochi capitali per investimenti in infrastrutture e strutture produttive, ricerca di rendite fine a se stesse, troppe risorse economiche destinate al consumo per cui si punta all’offerta (anziché alla domanda aggregata di beni, servizi utili e produzioni immateriali che possano far lievitare valore aggiunto); vi è, inoltre, mancanza di programmazione di lungo periodo e di incentivi adeguati per assumere comportamenti virtuosi.
EPPURE LA SICILIA E’ UNA TERRA RICCA DI RISORSE – Ha il più alto numero di ore di sole l’anno: 2700 contro una media di 2000 nelle altre regioni italiane. In Sicilia sono censiti il 26% dei siti culturali che insistono nell’intera penisola e ben 15 di questi siti sono sotto tutela UNESCO e rappresentano il 24% dell’intera nazione ed infine nell’isola si trovano il 20% delle coste rispetto all’Italia.
L’ambiente, il patrimonio artistico, le energie rinnovabili, il turismo, la fortunata posizione geografica (tra il Tirreno, l’Adriatico e il Canale di Sicilia) che favorisce condizioni bioclimatiche ottimali per i prodotti enogastronomici, sono i potenti fattori per rendere possibile un modello economico, sociale ed ambientale valido ed efficace se fosse supportato, anche, da un’economia basata sulla conoscenza competitiva e dinamica e quindi sull’innovazione e sulla creatività, sulla ricerca scientifica e sul maggior accesso alle reti telematiche.
IL MODELLO VINCENTE – Il docente di economia Tonino Perna ha affermato che “vi è in atto, nel Mediterraneo, uno scontro tra due modelli in cui la sostenibilità ambientale e sociale costituisce la discriminante. Il futuro del Mediterraneo dipenderà, in gran parte, da quale dei due risulterà vincente. Se si moltiplicheranno le forme di ecoturismo, di recupero dei valori e delle attività legate alle economie locali, di uso delle energie rinnovabili, di recupero dei siti storici abbandonati, di valorizzazione dell’artigianato e dell’agricoltura biologica, allora il degrado socio-ambientale potrà essere fermato”.
Fonti: “Mediterraneo, Sicilia, Europa” di Maurizio Caserta e Aldo Premoli – Malcor D’ Commissione Europea, Svimez, World Economic Forum, O.N.U.

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