Tari, niente rimborsi con soldi: solo compensazione

Tra gli errori di calcolo, ha detto un dirigente del Comune, uno è stato commesso ai danni del municipio. Perciò, ben che vada, finirà coi vasi comunicanti

 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

Il caso 

Per ammissione dello stesso sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta, in risposta a un’interrogazione parlamentare del deputato pugliese M5S Giuseppe L’Abbate, è stato dunque confermato che non pochi Comuni sull’intero territorio nazionale hanno effettuato un errato calcolo della tassa rifiuti.

L’importo della Tari (parliamo delle utenze domestiche) è dato da due fattori: una parte fissa, determinata dalla “superficie totale dell’utenza domestica” – cioè dalla somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze (garage, soffitta, cantina, altro) moltiplicata per un coefficiente rapportato al numero dei componenti il nucleo familiare -, e una parte variabile – anch’essa stabilita in base ai componenti del nucleo familiare che nel tempo può facilmente mutare, con la conseguente maggiore o minore produzione di rifiuti domestici, sulla quale si applicano eventuali riduzioni connesse per esempio alla raccolta differenziata, ai servizi presenti nella zona di residenza, ecc.

Bene: tale parte variabile avrebbe dovuto essere considerata una sola volta e invece è stata spesso moltiplicata per tutte le pertinenze del singolo immobile aumentando irregolarmente, e sensibilmente, il quantum dovuto. Uno sbaglio – impossibile dire se consapevole o meno da parte degli uffici comunali – commesso anche nel caso di abitazioni uniche ma registrate per parti divise nei vecchi catasti.

Cosa fare?

Cosa deve quindi fare il contribuente per verificare se ha diritto alla restituzione del di più versato?

Primo: non devono far nulla coloro le cui abitazioni siano prive di pertinenze. Per loro i calcoli dovrebbero essere corretti: la cartella è unica, riporta quota fissa e quota variabile, ed eventuali riduzioni. Detto questo, non si comprende allora come, spigolando qua e là, si possa leggere di compensazioni pari a 200-300 euro per famiglia (recenti dichiarazioni di Progetto Siracusa) come se si fosse incorsi nell’errore a danno dell’intera comunità cittadina e non solo di alcuni. Anzi è notizia delle ultime ore che il surplus incassato sia quantificabile in “soli” 200mila euro.

Devono invece prestare attenzione coloro che ricevono le cartelle di pagamento tari sia per l’abitazione propriamente detta che per le pertinenze, sempre che risiedano in un Comune che sia incorso nel fatidico errore, altra verifica da fare. Per esempio, diversamente che a Siracusa, a Floridia è tutto in regola.

Stabilita così la sussistenza di tali precondizioni, occorre mettere mano ai bollettini di pagamento e semplicemente vedere se per le pertinenze viene indicata sia la quota fissa che quella variabile, non dovuta: solo di quest’ultima si potrà chiedere il rimborso.

A nostro avviso però sotto osservazione non deve essere unicamente la tari, sistema adottato per lo più a partire dal 2014. Andrebbero studiati anche i criteri di calcolo della tarsu o della tares che sia, non spingendosi comunque oltre gli ultimi 5 anni in quanto, come dovrebbe essere noto, si ha diritto alla restituzione di imposte indebitamente versate solo per l’ultimo quinquennio oltre il quale vale la prescrizione e nulla può essere più rivendicato.

Per riottenere il maltolto dunque occorre inviare al Comune – o al gestore del servizio – un’apposita istanza (i moduli precompilati si trovano facilmente in rete) con raccomandata con ricevuta di ritorno o una Pec indicando però l’importo esatto di quanto preteso (questo quanto ricorda la circolare ministeriale), cosa facile solo a fronte di avvisi di pagamento che riportino il dettaglio degli importi, come a Siracusa, altrimenti son dolori.

Se a questo punto il Comune non dovesse rispondere entro 90 giorni, resterebbe il ricorso alla commissione tributaria (sempre entro 5 anni dal versamento indebito) mentre se venisse espressamente negato il diritto al rimborso, il tempo per presentare il ricorso sarebbe di soli 60 giorni. Invece, nel benaugurato caso in cui il Comune riconoscesse le ragioni del contribuente, le somme dovrebbero essere restituite entro 180 giorni o compensate nelle bollette tari successive.

Un’iniziativa di buon senso

Riteniamo però che sarebbe segno di attenzione, di doveroso rispetto per la comunità amministrata, di trasparenza e senso del diritto all’uguaglianza a tutti riconosciuto (quanti non avrebbero gli strumenti culturali, o economici che siano, per aprire il contenzioso con il Comune?) che le amministrazioni incorse nell’errore comunicassero ufficialmente ai cittadini un’autonoma azione di rimborso affidata agli uffici.

Non vogliamo neanche mettere nel conto che qualche ente locale sia tentato dallo speculare sulla situazione, opporsi alla restituzione costringendo i contribuenti a un dispendioso (anche in ordine al tempo da impegnare) ricorso alla commissione tributaria, o rifugiarsi in una infinita melina confidando sui tempi di prescrizione del tributo (che ricordiamo possono essere interrotti solo dalla formale richiesta del danneggiato).

E a Siracusa?

Nel capoluogo il coup de théatre è del dirigente del settore entrate Enzo Miccoli.

L’errore è stato riconosciuto – sebbene si chiarisca che “Il Comune di Siracusa sulla prima pertinenza non ha mai richiesto nessun pagamento della quota variabile, mentre per le pertinenze successive alla prima il pagamento è stato richiesto” – e, a quanto ufficialmente dichiarato, quanto non dovuto verrà rimborsato ma di fatto si procederà a una sorta di compensazione.

Grazie al chiarimento del MEF infatti Miccoli ha scoperto un altro errore nel calcolo della tari ma questa volta, anzi ancora una volta, a danno del contribuente: la parte fissa sulle pertinenze è stata erroneamente calcolata come se il nucleo familiare fosse composto solo da una persona e non dal numero effettivo dei componenti.

“Per una corretta distribuzione delcarico tributario tra i contribuenti, il Settore Entrate provvederà d’ufficio al recupero di quanto dovuto per la quota fissa, da calcolarsi in base all’effettivo numero dei componenti il nucleo familiare, ed al rimborso di quanto erroneamente richiesto per la parte variabile sulle pertinenze successive alla seconda, per gli anni dal 2014 al 2017” è l’avviso (minaccioso) del dirigente, con buona pace di chi già si era schierato a fianco dei cittadini sperando forse di farne un punto di forza per l’ormai prossima competizione elettorale.

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