Sequestrato cantiere alle spalle del Teatro Greco. Chi lo autorizzò?

Sigilli apposti dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Siracusa. La Procura ha acquisito in Soprintendenza il fascicolo contenente i permessi concessi alla Ditta

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

Alla fine la bufera è arrivata. Il cantiere è stato sequestrato. E con esso, significativamente, è stato sequestrato presso la Soprintendenza il fascicolo contenente le autorizzazioni concesse alla Ditta. Dunque, non si tratta di una semplice acquisizione, segno che qualche sospetto sulla regolarità degli atti posti in essere dall’Ente preposto alla tutela la Procura deve averlo.

Trovano così conferma le voci di una denuncia nei confronti dei vertici degli uffici di Siracusa (nostro articolo sul numero 15 de La Civetta del 6 ottobre) per presunte gravi anomalie nella verifica delle condizioni di fattibilità di alcune costruzioni in aree tutelate; indiscrezioni per le quali avevamo chiesto in maniera formale, tramite pec, una conferma senza ottenere alcun riscontro.

Così, mentre eravamo in attesa di una risposta, sono intanto arrivati i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Siracusa, ormai ultimo baluardo nella difesa del patrimonio siracusano e non solo, ai quali sempre più spesso sembra essere delegato il compito di tutela e vigilanza a cui altri Enti sarebbero preposti.

E così, dopo una intensa attività di indagini e riscontri, mercoledì mattina un elicottero volteggiava sull’edificio, ormai in fase avanzata di realizzazione, sito in una traversa della panoramica del teatro greco, per i rilievi fotografici di prassi. I lavori risalgono al marzo/aprile 2017 quando anche i turisti hanno potuto ammirare le ruspe in azione che svettavano sulla cavea del teatro greco.  

Lavori alla luce del sole per i quali appariva scontata l’autorizzazione della Soprintendenza relativa, a quanto pare, ad una variante presentata successivamente all’approvazione di un progetto di restauro e adeguamento sismico di un immobile preesistente. Progettista e direttore dei lavori l’architetto Amilcare La Corte, marito della ex Soprintendente Mariella Muti, che anche in un’altra occasione abbastanza recente si è ritrovato con un cantiere sequestrato, sebbene con altra più veloce tempestività: erano i tempi della soprintendente Concetta Ciurcina, si era iniziato a costruire sulla Balza Akradina (il clamore mediatico allora fu enorme) e l’intervento dei Carabinieri del TPC di Siracusa con l’imposizione dei sigilli fu immediato.

La variante oggi sotto osservazione pare sia invece relativa alla realizzazione di una piscina, difficilmente autorizzabile dal momento che insiste su un’area, come si è detto, proprio alle spalle del teatro greco, già soggetta a vincoli archeologici e paesaggistici, caratterizzata da un elevatissimo rischio archeologico. Il lotto su cui sorge la villa è infatti a un passo dal santuario di Apollo Temenite messo in luce dal soprintendente Giuseppe Voza sulla terrazza che sovrasta il teatro, ed è circondato da evidenze archeologiche quali latomie, carraie, necropoli, ecc., mentre alle spalle si trova il complesso termale di età ellenistica di via Zappalà.

Nel merito sarà a questo punto compito della magistratura verificare se il privato, come stabilito dall’articolo 4 delle norme tecniche di attuazione del vigente PRG di Siracusa, abbia comunicato preventivamente alla Soprintendenza l’inizio dei lavori affinché personale specializzato dell’ufficio potesse vigilare contro eventuali danneggiamenti al patrimonio archeologico e altresì valutare sia la regolarità e liceità delle autorizzazioni sia l’ipotesi di un mancato controllo degli uffici preposti alla tutela dei beni culturali che, se a conoscenza di comportamenti illegittimi, hanno l’obbligo, non la facoltà, della denuncia. I reati che si possono ipotizzare sono gravissimi ma nel caso si accertassero colpe e responsabilità proprio degli uffici, sarebbe ancor più devastante la ricaduta sull’opinione pubblica che nella Soprintendenza vede, da sempre, la garanzia della salvaguardia dell’identità storico culturale della città.

Intanto è stato accertato che diverse tombe greche venute in luce durante i lavori di sbancamento sono andate distrutte.

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