Mai così tanti in città, quasi tutti irregolari, non danno scontrini né pagano tasse. Un “mulunaro” in estate esponeva uno stendardo di 3 metri con la scritta “zuccherini di paceco”!
La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017
Avete mai visto il film “L’ora legale” dei nostri conterranei Ficarra e Picone? In questo film, liberamente ispirato alla vicenda di un sindaco siciliano, che coraggiosamente tenta di riportare la legalità nel suo paese, un fruttivendolo, alla domanda del vigile che vuole sapere se ha il permesso di occupazione del suolo pubblico, risponde “Qua, dentro il mio negozio siamo” e quando gli viene chiesto chi gli ha dato la licenza per vendere frutta e verdura, risponde “Mio padre”. Come conseguenza il vigile gli fa una multa. Questo accade nel film e nel rispetto della legalità.
Ora dovete sapere che esiste una legge che non solo definisce ma anche regolamenta il commercio ambulante. Ai sensi dell’articolo 27 del D.Lgs. n. 114/98, per commercio ambulante si intende: “attività di vendita di merci al dettaglio (anche somministrazione alimenti e bevande) effettuate su aree pubbliche, …”, ma tale possibilità di vendita necessita di una preventiva autorizzazione da parte del Comune. Sul sito della Confesercenti si legge che queste autorizzazioni sono di due tipi: Tipo A, ambulante con sede fissa, che concede l’utilizzo, per 10 anni, di un posteggio nelle aree di mercato; Tipo B, ambulante in forma itinerante, che permette la vendita itinerante con mezzi mobili e soste limitate.
Ottenuta l’autorizzazione, bisogna aprire una partita IVA e iscriversi alla Camera di Commercio e all’Inps. Questo se si vendono prodotti non alimentari; nel caso degli alimenti sono necessari dei requisiti professionali: essere iscritti al REC (Registro Esercenti Commercio della Camera di Commercio del Comune competente) e aver seguito un corso professionale per il commercio di alimentari, oppure avere un diploma d’istituto alberghiero o equivalente; o aver lavorato come dipendente o collaboratore familiare nello stesso settore per almeno 2 anni negli ultimi 5 anni. Gli articoli da 27 a 30 del D.Lgs. n. 114/98 stabiliscono alcuni principi generali del commercio ambulante, rimandando alle singole Regioni la programmazione dello sviluppo commerciale e la definizione dei relativi criteri di pianificazione urbanistica. Ogni regione si è quindi dotata di una legge (per la Sicilia è la n° 18 del 01/03/1995, modificata ed integrata dalla n° 2 dell’08 gennaio 1996) e a sua volta ogni Comune ha un regolamento che disciplina il commercio su aree pubbliche. Anche Siracusa!
Premesso tutto ciò, è chiaro che a Siracusa le leggi non vengono rispettate, neanche quelle locali! Infatti mentre ci si vanta di aver operato un giro di vite sugli ambulanti che a Ortigia vendevano abusivamente borse, magliette e souvenirs, basta oltrepassare il ponte umbertino e iniziare a risalire la città per imbattersi ogni 500 metri, soprattutto nelle strade più trafficate, in venditori ambulanti, più o meno abusivi, di frutta e verdura: già a Piazza Euripide si incontrano i primi due o tre. Alcuni ambulanti si insediano su ampi marciapiedi o piazzali protendendo le loro bancarelle fino al limite della carreggiata, altri si stabiliscono lungo le strade più trafficate o in prossimità di incroci, per avere maggiore visibilità, intralciando notevolmente la circolazione o impedendo ai pedoni di transitare sui marciapiedi.
Ci sono punti della città in cui sembra di essere in un mercato ortofrutticolo: provate a fare un giro tra Via Tisia, Viale Zecchino, Via Damone, Viale Polibio e conterete almeno 10 venditori ambulanti di frutta e verdura, non tutti autorizzati; oppure percorrete il Viale Santa Panagia ne troverete non meno di cinque, uno di questi, nel periodo di vendita dei meloni, esponeva persino uno stendardo alto più di 3 metri con la scritta “zuccherini di paceco”, affinché, nonostante fosse strategicamente posizionato alla confluenza del Viale Teracati con il Viale Santa Panagia, la sua presenza fosse ben visibile anche a distanza. Se poi vi trovate a passare dalle parti del Viale dei Comuni troverete, nei pressi della farmacia, un venditore ambulante di frutta e verdura fornito persino di barbecue (vende i cibi già belli e cotti), sistemato insieme ad un camion in bella vista su un lato della carreggiata e in prossimità di un incrocio dove secondo il codice stradale non si può parcheggiare. Anche costui, come altri, crea problemi alla circolazione non solo per la disposizione dei suoi banchi ma anche per il modo di posteggiare dei suoi civilissimi clienti che arrestano le loro auto in doppia e tripla fila per acquistare una busta di patate o di arance o di pesche, a seconda della stagione.
Si possono ravvisare in questa situazione una serie di infrazioni: occupazione abusiva di suolo pubblico (art.633 del Codice penale) e intralcio alla circolazione (art.20 del Codice stradale); cui bisogna aggiungere un altro reato: cattivo stato di conservazione degli alimenti punito dall’art. 5 lett. b) della legge 283/1962, emanata in un’epoca in cui le emissioni di CO2 non erano certo quelle di oggi, e sancito da alcune sentenze della Cassazione (n.7521/1990, 443/2002, 14250/2006, 35234/2007, 6108/2014, 25816/2016) che hanno stabilito che, in violazione della disciplina dettata dalla legge 283/62, la sola esposizione all’aperto può condizionare lo stato di conservazione degli alimenti.
Tutto ciò costituisce un attentato alla salute pubblica. Infatti l’esposizione di generi alimentari sui marciapiedi e ai bordi delle strade solleva due tipi di problemi: uno legato alla potenziale contaminazione batterica in quanto le persone passando accanto alle cassette di frutta e verdura potrebbero toccare la merce con le mani sporche, oppure tossire o starnutire sugli alimenti, esponendoli alla contaminazione da batteri legati a tossinfezioni alimentari, ma anche a infezioni virali e polmonari, e dunque a batteri come streptococco e stafilococco; l’altro connesso alla presenza di un traffico autoveicolare particolarmente intenso che contribuisce a contaminare frutta e verdura, esposte senza alcuna protezione, con sostanze molto dannose per la salute come piombo, benzene e residui della combustione. Senza contare che spesso questi ambulanti sono fermi in prossimità di pozzanghere o di tombini dai quali sgorga acqua di non meglio specificata provenienza o li si vede fumare o tossire mentre sistemano la loro merce.
Ultimo, ma non meno importante è il reato di evasione fiscale: questi ambulanti abusivi, punto di attrazione soprattutto per i prezzi stracciati delle loro merci con i quali fanno concorrenza sleale agli ambulanti regolari, non rilasciano alcuna ricevuta fiscale e non essendo registrati da nessuna parte come commercianti non pagano alcuna tassa, neanche in maniera forfettaria, sui loro guadagni. Detto tutto ciò, non si capisce come mai a Siracusa i Vigili Urbani non si accorgano di queste numerose presenze illegali, neanche quando i cittadini le segnalano, e si invitano i cittadini a fare la loro parte penalizzando chi disprezza le leggi e la salute pubblica a favore di coloro che fondano la loro attività sulla legalità, auspicando che anche a Siracusa arrivi prima o poi l’ora legale o meglio l’ora della legalità.

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