Da più parti è stato chiesto al sindaco Francesco Italia, che è anche presidente della Fondazione Inda, di dar conto delle ragioni che hanno indotto l’ormai ex sovrintendente artistico e culturale Daniele Pitteri a dimettersi dall’incarico. Nell’attesa che il sindaco-presidente rompa il silenzio in cui si è chiuso, vanno messe in chiaro, in base a precisi fatti, le sue responsabilità nella crisi in cui è precipitato l’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
INDA, tra Sovrintendenti in fuga, statuti manipolati e il silenzio del sindaco Italia
Il 10 novembre del 2022, un gruppo di cittadini, tra cui noi, Marina De Michele, Beatrice, Basile, Alessandra Trigilia, Roberto Fai, Nino di Guardo, consegnò al sindaco-presidente Italia un’ articolata proposta di modifica dello statuto dell’Inda per bilanciare le competenze attribuite al Consigliere Delegato e al Sovrintendente artistico e culturale. Ciò al fine di evitare commistioni o sovrapposizioni di ruoli e di allineare la governance dell’Inda a quella di altri teatri e fondazioni culturali dove la figura centrale è quella del sovrintendente.
Il sindaco-presidente non solo non ha mai riscontrato, come si era impegnato a fare, la nostra proposta, ma ha fatto esattamente il contrario.
Con delibera numero 1 del 16 febbraio 2023, il CdA dell’ Inda ha infatti approvato alcune modifiche statutarie con l’evidente intento di ridimensionare i poteri del sovrintendente artistico e accrescere a dismisura quelli del consigliere delegato. Premesso che secondo lo statuto il sovrintendente “elabora e predispone in autonomia i programmi di attività della Fondazione, sulla base degli indirizzi artistici e culturali proposti dal consigliere delegato”, con la citata delibera, se avallata dal ministero della Cultura (MIC), il sovrintendente sarebbe diventato, parole del ministero, un mero esecutore delle scelte del consigliere delegato, il quale oltre “agli indirizzi artistici e culturali” avrebbe avuto il potere di proporre “i contenuti e le scelte artistiche e culturali”.
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza col diritto amministrativo sa che tra “indirizzi” e “contenuti e scelte” c’è una bella differenza. Inoltre il potere di “elaborare e predisporre in autonomia i programmi di attività”, attribuito dallo statuto al sovrintendente, è stato sostituito con l’espressione “portare a compimento i programmi”, cioè darvi esecuzione.
Come è evidente con la manipolazione dello statuto, il CdA, presieduto dal sindaco Italia, mirava di a trasferire nella persona del consigliere delegato le competenze, peraltro limitate, del sovrintendente secondo il seguente schema di potere: il consigliere delegato propone gli “indirizzi culturali, le scelte e i contenuti”, il sovrintendente, in posizione funzionale subordinata, li “porta a compimento”, cioè li esegue.
Ciò avrebbe comportato la marginalizzazione del sovrintendente e lo svuotamento delle attribuzioni del CdA, creando un gruppo di comando, un “piccolo feudo” come l’ha chiamato Fabio Granata, formato dal signore del Vermexio e dall’attuale consigliera delegata.
Troppo per il Ministero della Cultura che senza esitare ha bocciato in toto la delibera del CdA che a quanto pare sarebbe stata votata anche dalla consigliera delegata la quale, in tal caso, sarebbe incorsa in un possibile conflitto d’interessi o, a voler essere benevoli, in una sgrammaticatura.
Dunque, mentre i sottoscrittori del documento presentato a novembre 2022 al sindaco Italia chiedevano di tenere distinte le competenze del sovrintendente artistico e culturale da quelle del consigliere delegato (che ha compiti amministrativi e contabili), il signore del Vermexio e di Palazzo Greco andava in direzione opposta, contribuendo a provocare la crisi istituzionale che, dopo le dimissioni di Antonio Calbi, Valeria Told e Daniele Pitteri, si è aperta all’Inda.
Direzione apertamente contrastata dal MIC il quale ha chiarito in termini ultimativi al CdA della Fondazione che al consigliere delegato “spetta la funzione di declinazione dell’indirizzo delle attività dell’Inda, mentre al sovrintendente spetta la direzione e gestione delle attività medesime”. Parole chiare per chi vuole attenersi alle regole, arabo per chi smania per diventare il dominus dell’Inda con l’avallo del sindaco di Siracusa.
La nostra percezione è che l’Inda di fatto continui a comportarsi ignorando le direttive ministeriali e lo statuto. Ecco perché, per il bene dell’Inda, il ministero della Cultura deve prendere in mano la situazione, anche con misure drastiche.
Infine: il sodalizio benemerito “Amici dell’Inda“, che dovrebbe rappresentare l’anello di congiunzione con la città, che ne pensa di quello che è successo a Palazzo Greco, visto che nel CdA ha un proprio rappresentante?

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