Per essere chiari: non siamo di fronte ad una “maledizione” che cade sulla nostra testa per volontà degli antichi dei, divaricando e facendo oscillare Siracusa tra la suggestione del suo “portante passato” (il genius loci, la grecità, e le tragedie del Teatro greco) e la miseria culturale e politica di questi tempi attuali. Sappiamo solo che l’aver fatto saltare, in tre anni, tre sovrintendenti dell’Inda – Antonio Calbi, Valeria Told e Daniele Pitteri – costituisce una vicenda paradigmatica. Nel tempo della “post-tragedia”, il Consiglio di Amministrazione dell’Inda si carica di hybris e mette in scena, al suo interno, la “stasis”: la distruzione di tutte le parti in gioco. Gli spettatori siamo noi, senza aver visto lo spettacolo, ma ne parliamo a cose fatte.
Indubbiamente, si tratta di fatti gravissimi, segno di inconciliabile conflittualità interna, da cui affiorano arroganza, presunzione e infantilismo (interne al C.d’A.), ed anche l’incapacità di saper tenere le fila del governo di una tra le più importanti Istituzioni culturali del Paese – un “unicum” per l’Europa, vista l’eterna simbologia che l’Inda “rappresenta” e veicola nel mondo. Tuttavia, pur nella loro estrema gravità, le ultime dimissioni di Daniele Pitteri mostrano solo di essere un “epifenomeno”: una questione di superfice. Si tratta di sciogliere le contraddizioni e ambiguità che stanno alla base dell’attuale statuto della Fondazione Inda, per potere risolvere definitivamente il clima avvelenato che ammorba l’opacità della Fondazione.
Quali sono queste ambiguità? Tutte le Fondazioni e Istituzioni culturali di prestigio, scaturenti dal Ministero della Cultura, hanno alla base una “logica” e criteri omogenei nella composizione dei Consigli di amministrazione: Le Fondazioni sono presiedute dai Sindaci delle rispettive città, e si differenziano – nell’ambito del C.d’A. – per la tipologia di specialismi e competenze: all’Inda, esperti di filologia, cultura greca e filosofia, specialisti sul versante ideativo; alla Scala di Milano musicologi, ecc. e così via, dalla Fondazione “La Fenice” di Venezia alla Fondazione “Arena di Verona”, dal Teatro Regio di Torino al Teatro Carlo Felice di Genova, e a tante altre Fondazioni. Ma la figura che “sovrintende”, vale a dire che ha il compito strategico-ideativo del “governo” progettuale delle attività culturali delle Fondazioni è, e non può che essere, il Sovrintendente. Così funziona nelle Fondazioni culturali italiane.
Marina Valensise, Consigliere Delegato Inda
Dove risiede l’anomalia? Nel fatto che nell’attuale Statuto dell’Inda – sulla base dei dettami di chi o coloro che lo hanno elaborato e carsicamente modificato lungo i decenni di commissariamenti e confusioni giuridiche – la figura del “consigliere delegato” (figura anomala, inserito nell’ultimo Statuto, e non presente negli statuti di altre Fondazioni: quasi che la Sicilia fosse una realtà sociale di “minorati”, che andrebbero tutelati e paternalisticamente protetti) ha un peso maggiore: di ideazione e di “indirizzo artistico e culturale” della Fondazione, lasciando al Sovrintendente il ruolo di “mero esecutore” dell’organizzazione degli spettacoli. Ѐ proprio così!
Al contrario dovrebbe essere il Sovrintendente la figura che presiede, propone e sviluppa la stagione culturale dell’Inda, certo in collaborazione con gli studiosi, grecisti, ecc., in un rapporto fecondo con la città e i corpi culturali. Da qui i disastri, lungo i decenni, che hanno visto nel passato dimissioni e commissariamenti. La figura di “Consigliere delegato” dovrebbe essere o subordinata o, forse meglio, tolta del tutto.
Lungo la mia attività pluridecennale in campo culturale a Siracusa, ho avuto il piacere di collaborare con l’Inda – dapprima col Cesic, “Centro studi iniziative culturali”, tra gli anni ’80 e ’90 –, durante la gestione del prof. Giusto Monaco, figura di grande prestigio, proponendo (in modo totalmente gratuito e donativo) di abbinare convegni di studi filosofici sui temi delle tragedie rappresentate: e così è stato. Poi, successivamente con il “Collegio Siciliano di Filosofia”, insieme a Elio Cappuccio, abbinando durante le “rappresentazioni” Convegni con personalità illustri della filosofia.
Ricordo ancora l’invito che ricevetti dal dr. Alessandro Giacchetti, nel 2013 – allora Commissario Inda –, per collaborare al Centenario dell’Inda, che poi ebbe luogo nel 2014. Organizzammo un Convegno con studiosi e filosofi di grande prestigio nazionale: da Remo Bodei, a Umberto Curi, a Salvatore Natoli, a Davide Susanetti ed altre studiose, l’8 e 9 maggio, sul tema “Il tragico e la polis” e poi, il 13 giugno, una Lectio di Massimo Cacciari, sul tema “Colpa e Giustizia”, insieme al prof. Paduano, nel salone stracolmo al Museo Paolo Orsi.
Massimo Cacciari in conferenza alla Neapolis
Ciò che mi preme inoltre segnalare, con questi concisi “ricordi”, è il “volto autarchico”, di corto respiro, con cui la direzione dell’Inda di questi ultimi anni ha inteso costruire la propria relazione con il corpo vivo e il tessuto culturale della città. Non posso non ricordare qui – in questa sorta di confessione pubblica – il NO che autorevoli esponenti della Direzione Inda hanno espresso più volte alla proposta formulata dal Collegio siciliano di Filosofia di collaborazione, rifiutando la proposta di Conferenze di Massimo Cacciari su temi delle tragedie rappresentate: dal 2022 sino a questo 2026.
Va detto peraltro che il successo sempre più espansivo di pubblico in questi anni al Teatro Greco prescinde dalla qualità stessa degli spettacoli offerti, derivando, la straordinaria presenza di spettatori, dal conseguenziale effetto di quel mix di espansione “globale” tra Turismo e Cultura, che costituisce il “vettore” mobilitante che è venuto crescendo lungo questi anni, e che ha consentito alla città di Siracusa di rendere sempre più attraente la cifra del proprio “Genius loci”, segnato da una fascinazione che poche altre città possono vantare.
Dinamiche turistiche globali e “unicità-esclusività” del fascino del “tragico”, sono alla base del grande pubblico. La crescita esponenziale del successo delle “Rappresentazioni” è un trend quasi ovvio che ha avuto alle spalle un effetto espansivo, per dinamiche che travalicano la guida istituzionale dell’Inda. Appare chiaro, peraltro, come di fronte alla “turbolenza conflittuale” di questi giorni, nessuno dei componenti, dirigenti e figure di direzione della Fondazione Inda può accampare meriti per la crescita sempre più espansiva della partecipazione di spettatori – sino a questa edizione del 2026, in cui si è raggiunto il tetto massimo di presenze.
Da questa recente vicenda, l’Inda potrà uscire bene, solo se si interverrà sulla “modifica dello Statuto”, aprendo un ampio dibattito pubblico sul “governo” della Fondazione, strutturando in modo limpido le proprie iniziative, costruendo un rapporto serio con la realtà culturali della città (le Università, Associazioni varie, ecc.). Non sappiamo se al Ministero, di fronte questa crisi dell’Inda, prevarrà la scelta del Commissariamento, o l’ipotesi di indicazione all’attuale Consigio di Amministrazione di avviare un altro Bando per la selezione del nuovo Soprintendente. In questo caso, il rischio dell’insorgere di altre tensioni sarà sempre all’ordine del giorno.

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