Fondazione INDA, crisi permanente: tre sovrintendenti dimissionari in quattro anni svelano il cortocircuito nella governance

Tre sovrintendenti artistici e culturali che uno dopo l’altro in soli quattro anni  si dimettono dall’incarico evidenziano l’esistenza di profondi contrasti nella governance della Fondazione Inda, se non una vera e propria crisi istituzionale sulle cui  cause il ministero della Cultura non può più fare finta di niente. Come da tempo andiamo dicendo, nel consiglio di amministrazione  dell’Istituto del dramma antico si è creato un gruppo di comando che ruota attorno al suo presidente, il sindaco Italia, e alla consigliera delegata, Marina Valensise, dominus della Fondazione. Questo gruppo, affiancato dalla consigliera Margherita Rubino, è quello che detta la strategia culturale dell’Inda, sceglie i registi, i traduttori delle tragedie, cura gli spettacoli, la comunicazione. In questo quadro, nel quale i sovrintendenti sono come spettatori  passivi, spogliati dal ruolo che gli compete per statuto e per il quale il ministero della Cultura li ha selezionati valutandone i requisiti e la competenza, matura la decisione delle dimissioni, non per resa ma per dire “io non ci sto“.
 Il primo ad andarsene  è stato Antonio Calbi,  dimessosi a settembre del  2022, alla scadenza del primo mandato iniziato quattro anni prima.  Calbi, grande esperto di teatro e intellettuale di primo piano,  venne addirittura escluso  dalla terna proposta dal consiglio di amministrazione dell’Inda al ministro della Cultura, che la rispedì al mittente perché inadeguata. Un pacchiano sgarbo quello fatto a Calbi, nonostante i successi di pubblico e di critica da lui  ottenuti.
La seconda sovrintendente dimissionaria (febbraio del 2024) è stata Valeria Told,  la prima donna chiamata a ricoprire  il ruolo di manager culturale dell’Inda.
Formalmente la Told si dimise per divergenze legate ad alcuni aspetti contrattuali. In realtà anche lei fu trattata senza riguardo dal consiglio di amministrazione il quale tentò un colpo di mano per ridimensionare le competenze proprie del sovrintendente per  accentrarle nelle mani della consigliera delegata, tentativo bloccato dal ministero della Cultura. Da notare che la proposta di  modifica dello statuto fu deliberata dal CdA in assenza della Told, che era già stata nominata anche se non ancora  insediata. Dopo le dimissioni, Valeria Told dichiarò a La Sicilia di non essere stata mai informata della manovra del CdA.  Da chi fu voluta e votata la delibera che sovvertiva le competenze statutarie a tutto vantaggio della consigliera delegata? Noi lo sappiamo, ma sarebbe interessante pubblicare gli atti.
E veniamo a Daniele Pitteri, terzo (e ultimo in ordine cronologico) sovrintentende artistico e culturale deciso a mollare. Anche lui si è dimesso per divergenze con i vertici (Marina Valensise?) della Fondazione sugli indirizzi artistici e culturali dell’Inda.  Era stato nominato a marzo dello scorso anno e dopo appena 16 mesi si è dimesso, avendo dovuto prendere atto, è la nostra valutazione,  che il gruppo di comando di Palazzo Greco non gli riconosceva il ruolo scolpito nello statuto.
A questo punto il ministro della Cultura dovrebbe intervenire con fermezza, inviando un ispettore all’Inda per accertare le ragioni delle dimissioni degli ultimi tre sovrintendenti.
La consigliere delegata, che viene chiamata da giornali come il Corriere della Sera “La signora del dramma antico“, dovrebbe intervenire per far conoscere le ragioni del conflitto con il sovrintendente.
Sarebbe opportuno da parte del ministro Giuli nominare, nelle more dell’espletamento della procedura di nomina del nuovo sovrintendente, un commissario, diverso, per ovvie ragioni, dalla dottoressa Valensise,  col compito di gestire ad interim la politica culturale dell’Inda.
Per quanto lo statuto dell’Inda presenti non poche incoerenze, è fuori discussione che il manager culturale della Fondazione sia il sovrintendente artististico e che al consigliere delegato spettino quasi esclusivamente compiti amministrativi. E’ questo il vero motivo del contendere.

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