Al Vermexio, in scena, “Il debito Edison”, pièce del teatro dell’assurdo

A Palazzo Vermexio la politica ha smesso di essere l’arte del possibile per diventare l’arte della fuga. La saga del debito verso Edison – una faccenda da circa 3,5 milioni di euro che scotta più dell’asfalto siracusano – è diventata il termometro di una maggioranza che, più che governare, gioca a nascondino.

La questione amministrativa è un ginepraio tecnico che farebbe impallidire un giurista (e in effetti sta creando, ci sembra, non pochi problemi a dirigenti e avvocati). Il decreto ingiuntivo risale al 2024: il Comune perde in primo grado, ma tenta la via dell’appello, convinto di non essere soccombente. Tecnicamente, l’Amministrazione avrebbe potuto (e forse dovuto) attingere al Fondo per le passività potenziali per accantonare le somme, senza passare dal Consiglio per un “riconoscimento” che, di fatto, contraddice la strategia difensiva dell’appello. Chiedere al Consiglio di riconoscere il debito mentre si sta cercando di negarlo in tribunale è un cortocircuito che puzza di errore procedurale. Si sarebbe potuta fare solo una variazione di bilancio per cautela, senza “svendere” la difesa legale dell’ente?

Questa è la cronistoria più recente del pasticcio. Aprile 2026: Il Consiglio prova a votare, ma scopre che senza conoscere le carte non si votano milioni di euro. Rinvio. Maggio 2026: Il Segretario Generale avverte: votare quel debito potrebbe suonare come un’acquiescenza, regalando soldi che forse non dobbiamo. I consiglieri, presi dal panico per la Corte dei Conti, votano un altro rinvio. Giugno 2026: La maggioranza si dilegua come nebbia al sole. Le opposizioni restano in aula, ma il numero legale è un miraggio. Luglio 2026 (oggi): La crisi esplode. “Grande Sicilia” molla il colpo, il Sindaco Italia cancella la riunione di coalizione. Risultato? Un immobilismo da film di Totò.

Ma a rendere il clima ancora più incandescente ci ha pensato una lettera anonima arrivata alle redazioni in cui, con la delicatezza di un elefante in cristalleria, si sollevano dubbi sull’incompatibilità di un “certo” personaggio chiave del Consiglio. Un segreto di Pulcinella, ma si sa: alle lettere anonime non si può dare affidabilità. Una notizia che, però, se confermata, riporterebbe tutto all’art. 78 del Testo Unico degli Enti Locali: l’obbligo di astensione per chi ha interessi propri o di parenti.

Sulla questione è intervenuto Michele Mangiafico (Civico 4), che senza troppi giri di parole ha chiesto chiarezza: “Qualora tale incompatibilità fosse accertata, si porrebbe un serio problema di trasparenza e legalità. E non sarebbe la prima volta nella storia del Consiglio Comunale di Siracusa, Anche per le fasi endoprocedimentali, in Commissione, dobbiamo sapere se è stato rispettato quell’obbligo di astensione che notiamo non esserci stato nel corso delle sedute di Consiglio. Non possono esserci ombre sulle delibere”.

Un segreto di Pulcinella o una calunnia? In attesa che si faccia luce, il sospetto di un conflitto di interessi aleggia su Palazzo Vermexio con la pesantezza di un macigno. Eppure, intanto, il sindaco Italia giura di voler arrivare al 2028, ma se il numero legale continua a essere un optional e la “luce” amministrativa continua a saltare, Palazzo Vermexio rischia seriamente di finire al buio completo. E, stavolta, non sarà colpa di Edison.

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