Il nome del mese di luglio deriva dal latino Iulius. Il nome fu dato in onore di Giulio Cesare, nato in questo mese. Esso è riconosciuto come mese del solleone perché coincide con il periodo più caldo dell’estate quando il sole tradizionalmente entra nella Costellazione del Leone dal 23 luglio al 22 agosto.
In questo mese è tanta l’abbondanza e la varietà della frutta e degli ortaggi. Le cicale diventano la colonna sonora del giorno, i grilli della sera. I campi gialli profumano di paglia e i pescatori illuminano il mare con le lampare al largo e barche a remi o a motore passeggiano lungo le scogliere per alluciari purpi e purpiteddi. Luce ad acetilene che lascia vedere i fregi e i colori delle imbarcazioni.
Le decorazioni riflettono l’antica tradizione marinara greca: il delfino che si trova ampiamente raffigurato nelle monete coniate nella zecca di Siracusa. Come pure uno o due occhi di pesce, il cornicino di corallo, nel simbolo di protezione divina e di abbondanza. Le barche appaiono in tinta unita o con una o più strisce, ricordando una tradizione di origine medievale, che si riscontra nei costumi folkloristici e nei vestimenti di alcuni santi venerati nel siracusano. Le barche sono azzurre per l’Immacolata come il suo mantello, a strisce verdi per Santa Lucia ricordando anche il colore dello scudo su cui è raffigurata l’aquila del Senato e del popolo siracusano, che costituisce lo stemma della città, come pure il costume dei servitori di gala, dei mazzieri e dei sergenti a seguito dei senatori quando apparivano sul banco senatorio in toga nelle solennità civili e religiose. Sono a strisce bianche per Santa Sofia, ricordo di culti bizantini, rosse per l’Ecce Homo e San Sebastiano protettore dei portuali.
Nel significato più antico l’azzurro rappresentava il cielo, la verità; il verde, la terra fertile, la resurrezione; il bianco, la luce, la sacralità; il rosso, il sole, la regalità. In questo mese la città si spopola a vantaggio delle zone balneari, i litorali rocciosi da dove qualche amatore può fare un tuffo a panareddu, a chovu, a scivula piattu, a tummuni, mentre nei sabbiosi i bambini giocano a fari i palli, u pupazzu, a muntagna, u puzzu, usando anche le formelle per riprodurre pesci, stelle, cavallucci marini, sotto l’occhio vigile di genitori e nonni. Tuttavia dette zone invece di riposo diventano spesso luoghi di schiamazzi, rombi di motori per il girovagare dei picciotti (dal francesismo puchot passato nel lessico italiano grazie al patriota e scrittore Ippolito Nievo che riporta in una sua lettera del 24 giugno 1860 il termine con il quale si chiamavano i ragazzi dell’impresa garibaldina) o dei carusi (dal greco kouros e dal latino carens usu) cioè giovane-privo di esperienza, quale inno alla stagione dell’allegria e della compagnia.
Infatti luglio è il mese per eccellenza delle tavolate, di primi piatti dal profumo di salsa al pomodoro e di basilico, di peperonate e caponate, di pesce alla griglia, di cozze e di agghiata, di ghotta.
È il tempo di tanto consumo di granite di limone, mandorla, di gelsi o caffè con panna insieme alla brioche specie quella cco tuppu; dell’anguria e del gelato in vari gusti, proveniente dall’antico sorbetto, quale assoluta novità medievale. Come lo era, fra le memorie al riguardo, quel rifriscu dalla canicola che ‘a za Nunzia vendeva a vanedda a nivi, via del Consiglio Reginale. Era costituito da ghiaccio finemente triturato, da sembrare neve da cui il toponimo, come si preparava anche in famiglia con l’aggiunta di succo di limone zuccherato, mentre ‘a za Nunzia lo addolciva con misture di sapore e colore diverso, da lei stessa preparate. Il ghiaccio, costituito da blocchi dette balate, lo acquistava da un’altra figura popolare del tempo, u zu Cicciu, che lo trasportava col carretto dalla prima fabbrichetta di ghiaccio, dei fratelli Oliveri, sita nell’attuale Via Tripoli.
Luglio chiude il periodo in cui si raccoglie l’ultimo aglio, che si continua a coltivare fin dal passato remoto. Faceva parte del cibo dato agli schiavi per la loro salute grazie alle sue proprietà. Oggi le medicine hanno sostituito il suo valore sanitario ma continua ad essere molto usato nella gastronomia per il sapore e il profumo. Tuttavia come da tradizionale esperienza si ricorre al prezioso ortaggio in caso di punture di insetti, tagliato a metà e strofinato sulla parte lesa per evitare prurito e gonfiore. L’aglio per il suo aspro odore non mantiene lontano i vampiri, come tramanda una antica credenza, ma contribuisce a risolvere alcuni inconvenienti come conservare la frutta di stagione nel suo contenitore mettendo uno spicchio d’aglio tagliato a metà, come rimedio contro le zanzare ponendolo in una ciotolina assieme a foglie di menta sul comodino.
Fra i tanti santi a cui sono dedicati i giorni di ogni mese dovuto al passaggio dal politeismo al polisantismo della Chiesa di Roma, da cui infinite guerre religiose d’occidente e d’oriente, in questo mese sono celebrate le ricorrenze dei coniugi Sant’Anna e San Gioacchino (26 luglio), figure tramandate dai testi apocrifi, considerati genitori di Maria, madre del Salvatore, e quella della Madonna del Carmine. Uno dei tanti nomi dati a Maria in relazione alle sue virtù e ai luoghi dove sorgono chiese a lei dedicate. A Siracusa era molto forte la devozione a Maronna re razzie da parte dei pescatori come da una edicola a lei dedicata nel loro quartiere, ‘a razziedda. E tra il XVII e XVIII secolo furono chiamate madonnine molte monete italiane di valore diverso secondo il luogo di coniazione, recanti l’immagine ideale di Maria da parte dell’incisore. E il fatto di dovere pregare tanti santi per raggiungere una grazia secondo le necessità, ha dato luogo ai detti: Senza santi nun si va m-pararisu, Cui javi amici jè scarsu ri vai, Cui javi amici acchiana, cui nun ni javi scinni. E di appendere nei muri di casa, pensionati, altri luoghi pubblici, quadri di santi, della Madonna o di Gesù, così come nelle tantissime chiese con le opere di illustri pittori e scultori. Realtà che richiama gli idoletti e i tempietti domestici della civiltà greco-romana, i tanti maestosi templi greci eretti ai tanti dèi, che permise all’apostolo Paolo di predicare del Salvatore nei tre giorni di soggiorno a Siracusa, di incontrare le comunità ebraiche e cristianizzate, mentre era diretto a Roma per scampare alla morte voluta dai giudei a motivo della sua evangelizzazione a Gerusalemme, la città santa dove ogni pietra narra ancora della vita e della missione del Cristo, che rivide per l’ultima volta.
foto di copertina da TuryTrip

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