Chissà se il subentro della nuova società Aretusacque nella gestione del servizio idrico (avvenuto il 25 scorso) cambierà qualcosa nei rapporti conflittuali con l’ATI Siracusa. Al momento lo scontro è incentrato sulla questione relativa a chi competa l’esecuzione delle opere pubbliche del settore idrico già finanziate, se alla società subentrante o ai Comune interessati.
Dopo la controversia (ancora non risolta) sul depuratore di Augusta, finita davanti al TAR CT e poi al CGARS, il 26 maggio l’assemblea dei sindaci è tornata a discutere di tre opere finanziate con i fondi CIPESS (FSC 2021/2027). Si tratta di lavori per i quali i Comuni di Ferla, Melilli e Sortino avevano già stipulato accordi con l’ATI prima della firma, il 19 dicembre 2025, della Convenzione di Gestione del Servizio Idrico Integrato.
A leggere il verbale dell’assemblea, il parere dell’avvocato Cariola va nella direzione già espressa da Aretusacque: le opere in questione rientrano nel perimetro del Piano d’Ambito messo a gara (anche se, secondo il Comune di Melilli, i lavori di proprio interesse farebbero eccezione).
Di diverso avviso i primi cittadini dei tre Comuni (appoggiati da altri sindaci): a loro dire le amministrazioni sono a un passo dal bandire le gare, avendo già completato la progettazione, e temono che il passaggio di competenze ad Aretusacque provochi rallentamenti tali da far scadere i termini dei finanziamenti.
Durante la discussione, il sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, ha inoltre evidenziato che l’ingresso di finanziamenti esterni per questi lavori avrebbe necessariamente comportato una rimodulazione del calcolo della tariffa, rendendo imprescindibile un pre-accordo con il privato. Sullo sfondo resta infatti il rischio di alterazione della gara pubblica vinta da Aretusacque nel gennaio 2025: sottrarre un pacchetto di lavori al Gestore unico o modificare le modalità di finanziamento (trasformando opere “in tariffa” in fondi esterni) altera il quadro economico della concessione trentennale. Ciò violerebbe i principi europei sulla concorrenza e sull’immutabilità delle condizioni di gara fissati dal Codice dei Contratti Pubblici, esponendo l’ATI alle azioni legali del Gestore, ma anche dei concorrenti scartati.
Ma quale ricalcolo della tariffa, ci siamo chiesti? Al ribasso! Se infatti un’opera pubblica viene finanziata interamente da fondi pubblici esterni (come i fondi CIPESS), viene esclusa dalla tariffa a carico dei cittadini. La ‘bellezza’ della presenza del privato è proprio questa: i costi che sostiene per gli investimenti devono essere ammortizzati caricandoli sulla bolletta degli utenti (tema che approfondiremo in seguito).
Saggiamente, l’assemblea ha deliberato di affidare allo studio Cariola il compito di predisporre una proposta di accordo transattivo con Aretusacque, così da evitare ab origine un contenzioso dannoso per tutti. D’altronde lo stesso Presidente dell’ATI, il sindaco Francesco Italia, ha riconosciuto che le precedenti convenzioni con i Comuni avevano una natura puramente transitoria, destinata a esaurirsi con l’entrata a regime del privato.
Una forzatura da parte dei Comuni avrebbe probabilmente offerto ad Aretusacque gioco facile nel chiedere e ottenere una sospensiva dal Tar, decretando la morte certa dei finanziamenti. L’unica strada percorribile resta quindi un “patto a tre” tra ATI, Comuni e Gestore, che permetta eccezionalmente ai Comuni di appaltare i lavori per non perdere i fondi, concordando però in anticipo le modalità con cui le opere, una volta collaudate, saranno consegnate ad Aretusacque per la gestione ordinaria. Solo un accordo blindato potrà sventare una pericolosa stagione di carte bollate, sempre ammesso che il socio privato accondiscenda.

Commenti recenti