Invecchiamento epocale, Spi Cgil mette in guardia: Servono riforme, le toppe non bastano più

Si è tenuto venerdì al Cocus il seminario organizzato dalla Spi (sindacato dei pensionati) Cgil, dal titolo “Nuovi diritti, partecipazione a Siracusa: una sfida all’invecchiamento“. All’evento, caratterizzato da una numerosa partecipazione, con relatori qualificati.

Ad aprire i lavori è stato il segretario provinciale della categoria Enzo Vaccaro, che ha subito richiamato il tema centrale del convegno: la necessità di ridefinire la vecchiaia non più come periodo di abbandono, ma come fase della vita in cui la società ha il dovere di garantire diritti fondamentali e benessere. Vaccaro ha sottolineato l’urgenza di una rete di protezione sociale adeguata, del contrasto a povertà ed esclusione e del riconoscimento del valore attivo degli anziani, elencando una serie di punti chiave: il diritto a una vita dignitosa e a cure di qualità, con attenzione alla personalizzazione delle scelte tra assistenza domiciliare e istituzionalizzata; il diritto all’autodeterminazione su dove e come vivere; il diritto alla partecipazione attiva nelle decisioni che li riguardano; l’inclusione digitale, ormai essenziale, attraverso servizi e formazione; il riconoscimento del ruolo sociale attraverso il loro volontariato e l’importante trasmissione di memoria. Ha quindi invocato un cambiamento culturale per combattere le nuove forme di discriminazione e valorizzare l’immaginario degli anziani, proseguendo la lotta per riforme strutturali che garantiscano spazi di socialità e dignità.

A seguire, il dottor Alfio Cimino, direttore della UDC geriatria dell’ASP di Siracusa, ha posto l’accento sull’urgenza di riorganizzare il sistema sanitario di fronte a un invecchiamento epocale. Con una percentuale di anziani destinata a salire dal 25% attuale al 35% nei prossimi dieci anni e un triplicarsi dei centenari, l’anziano di oggi è attivo e impegnato, dalle parrocchie ai centri di volontariato, ai circoli culturali, ecc. ma il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a rispondere ai suoi bisogni in evoluzione. Cimino ha denunciato una “cultura dell’abbandono” e ha proposto il potenziamento dei reparti di geriatria con unità in tutti i presidi, la riduzione della congestione ospedaliera, l’istituzione della figura del “geriatra di famiglia” e l’adozione di un approccio multidisciplinare che includa assistenti sociali, psicologi ed altre figure d’aiuto.

Il tema dell’inclusione digitale è stato affrontato da Franco Pignataro, presidente della fondazione ITS della Steve Job Academy, il quale ha evidenziato l’urgenza dell’educazione continua per gli anziani, sottolineando il grave divario in Sicilia: solo il 27% degli over 65 possiede competenze informatiche di base, ma ancora più basso (7,4%) è il numero di chi le sa veramente usare. Ciò li rende vulnerabili a truffe online, telefoniche. Ma non si possono escludere i servizi digitalizzati, perché, al contrario, l’accesso al digitale aumenta la riserva cognitiva, prevenendo malattie neurodegenerative e contrastando l’isolamento. Ecco l’importanza della formazione che sollecita il professore. Non poteva mancare l’apprezzato discorso del segretario generale provinciale della Cgil Franco Nardi. Il segretario è rimasto fino alla fine del convegno per concretizzare con la sua presenza l’importanza del seminario. C’è stato poi l’intervento della giornalista Rosa Maria Di Natale che ha approfondito il diritto alla conoscenza nell’era digitale, minacciato dalla disinformazione e dalla non neutralità del web. La Di Natale faceva osservare che il divario non è tanto nell’accesso alla connessione, quanto nella capacità di usarla in modo critico. Questa è una lacuna che compromette la partecipazione democratica e l’accesso ai servizi, come le prenotazioni sanitarie. Inoltre, è da considerare che con la crisi della stampa cartacea e la frammentazione delle notizie sui social, gli anziani hanno come unica fonte d’informazione i telegiornali (per noi non sempre indipendenti e completi). In questa maniera la capacità d’avere una visione libera e completa diminuisce molto. Era per questo che la relatrice proponeva un impegno collettivo di giornalisti, sindacati e istituzioni per favorire la consapevolezza digitale, difendere la democrazia informativa, agendo anche a livello locale e tenendo conto anche delle specificità di ogni territorio.

La parola è poi passata alla segretaria regionale della Spi, Maria Concetta Balistreri, che ha richiamato i principi costituzionali sul diritto alla società, all’istruzione e all’informazione, criticando l’approccio che riduce la questione degli anziani al solo ambito sanitario. Ha invocato una maggiore solidarietà intergenerazionale, esortando gli anziani a sostenere i giovani e ha ricordato la proposta della categoria che è partita a livello nazionale nell’aprire gli “sportelli sociali” in tutte le camere del lavoro della Cgil, come punti di aggregazione, informazione e crescita per aumentare consapevolezza e partecipazione civica. Ha inoltre denunciato che le politiche per i centri anziani finanziate dal PNRR non si sono tradotte in azioni operative, ribadendo la necessità di ampliare l’attenzione oltre il sanitario e di promuovere l’invecchiamento attivo.

La chiusura del ricco seminario è toccata alla segretaria nazionale della categoria, Carla Mastrantonio, che ha voluto far riflettere sulle intersezioni che il calo demografico si trova ad affrontare. Infatti, siamo tutti, compresi i più fragili, davanti a due grandi trasformazioni: quella digitale e quella climatica, che ridefiniscono società e lavoro. Esse pongono grandi e gravi problemi a questa realtà. Ha poi criticato la scarsa attenzione politica verso gli anziani proponendo una nuova cultura dell’invecchiamento che li veda come risorsa attiva, evidenziando la necessità di riforme strutturali per governare i cambiamenti epocali, piuttosto che affrontarli con soluzioni temporanee. Tra le priorità da lei indicate: la riorganizzazione del SSN e del welfare, concepiti prima in un’epoca demografica diversa (anni ’60/’70); l’educazione digitale e finanziaria per proteggere da truffe e facilitare l’accesso ai servizi; lo sviluppo di politiche abitative (case adatte, co-housing) e la creazione di città amichevoli per gli anziani, con attenzione all’accessibilità, agli spazi verdi e all’inclusione.

Si può concludere affermando che la sala, fin dall’inizio numerosa, formata in maggioranza da anziani, è rimasta quasi tutto il tempo ad ascoltare seguendo con interesse il dibattito.

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