Solarium a Siracusa, dove la continuità amministrativa è un optional. E una catena nega il dialogo

Ci sono alcuni principi giuridici noti anche a chi non mastica di giurisprudenza. Perché citati spesso. Perché sono quasi diventati luoghi comuni. Uno di questi è quello che fonda la continuità dell’azione amministrativa. Risponde alla logica elementare, oltre a derivare direttamente dall’articolo 97 della Costituzione — che impone il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione — e a ritrovarsi poi nelle norme sul procedimento amministrativo.

Se la responsabilità della P.A. ripartisse da zero a ogni cambio di assessore, di primo cittadino o di legislatura, avremmo una totale paralisi. È lapalissiano che chi subentra in un incarico pubblico eredita i progetti, le risorse e i problemi della passata gestione, e non può usarli come scudo. Piuttosto, proprio perché inserito in una linea di continuità, ha il dovere giuridico e politico di intervenire attivando gli uffici competenti con urgenza, proprio per sanare eventuali ritardi e inadempienze.

E che dire se poi, a monte, c’è anche un atto di indirizzo del Consiglio comunale? L’assessore di turno, insieme agli uffici, ha la delega e la responsabilità politica di dare attuazione a quegli indirizzi. Se li si ignora, il venir meno al proprio mandato politico è evidente. Ed è ancor più grave se, prima di assurgere alla carica di assessore, si sia stato consigliere comunale: un ruolo con poteri di indirizzo e di controllo che impone la piena conoscenza delle problematiche, per esempio, del solarium dello Sbarcadero o di altri solarium, per esempio quello della Mazzarona, la cui ripida scala d’accesso appare quale fulgido emblema di come si operi non nell’interesse dei cittadini quanto piuttosto soltanto per soddisfare un obbligo.

La catena che chiude pervicacemente la scaletta del solarium allo Sbarcadero – un espediente (ipocrita) per liberare, teoricamente, l’Amministrazione da ogni responsabilità vietando l’accesso alle acque ‘non balneabili – è il simbolo del muro che separa rappresentanti e rappresentati, segnando il baratro tra amministratori e cittadini.

Giuseppe Casella, già consigliere comunale, assessore dall’11 luglio 2025, con specifica delega a Risorse mare, che ha direttamente vissuto le criticità dell’estate passata, piuttosto che ‘promettere’ per l’estate che verrà, dovrebbe spiegare ai cittadini perché non ha dato seguito al preciso atto di indirizzo del marzo scorso: “predisporre con urgenza l’attivazione delle analisi delle acque, di concerto con la territoriale ASP, nella zona prospiciente il solarium dello Sbarcadero Santa Lucia al fine di evitare l’interdizione alla balneazione predisposta con cadenza annuale dalla Regione”.

Dovrebbe motivare ai residenti della Mazzarona perché, nel realizzare la scala di accesso al solarium dei Piliceddi, non ha vigilato affinché gli uffici si attenessero a quanto indicato nello stesso atto di indirizzo: “redigere apposito cronoprogramma di ogni singolo intervento, avendo cura delle tempistiche imposte e dei requisiti di accessibilità ed inclusività”.

Dovrebbe chiarire perché ancora non sono partiti i lavori per la “realizzazione dell’accesso con relativo varco, passerella, e ogni altro elemento essenziale affinché venga consentito il regolare, inclusivo accesso alla scogliera e alla spiaggetta di via Iceta e limitrofe”.

Questo si sarebbe dovuto sapere nell’incontro tenutosi in assessorato su richiesta della Camera del lavoro CGIL Borgata. Perché affidandosi ai dati esperienziali anche le promesse per il prossimo anno sanno di effimero.

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