Gestione coste: tra carenza di bagnini e vuoti normativi, la stagione riparte nel caos

È alle porte la stagione balneare e si rinfocolano proteste comunque mai sopite, neanche in inverno, grazie alla costante, e instancabile, azione di denuncia sugli accessi al mare negati di Marco Gambuzza, esponente del PCI locale, e Giorgio Nanì La Terra per l’associazione Love Arenella.

E domenica 24 si riparte con la manifestazione allo Sbarcadero Santa Lucia all’insegna dello slogan “Il mare non ha padroni”. E noi proprio da qui vogliamo aprire la nostra riflessione, da un episodio di piccola cronaca ma di grande disagio e preoccupazione per chi ne è stato protagonista, il nostro concittadino Angelo La Manna.

La Manna la scorsa estate, scivolando sulla scaletta del solarium dello Sbarcadero per entrare in acqua (precedenti segnalazioni ne avevano denunciato la pericolosità per il materiale ‘antiscivolo’ (!) usato), si frattura una spalla e presenta successivamente alla compagnia assicurativa del Comune di Siracusa la denuncia di sinistro per un risarcimento danni. La risposta dell’assicurazione è netta: il solarium ha solo funzione elioterapica, nell’intera area c’è il divieto di balneazione, la scaletta non può essere usata dai bagnanti bensì, avendo un uso specifico per un’eventuale manutenzione, soltanto dal personale incaricato. Il diritto al risarcimento di La Manna viene negato. Ma la risposta dell’assicurazione è come il grido nella favola: Il re è nudo!

Siamo certi che le ragioni di La Manna prevarranno in sede giudiziaria, ma ciò su cui vogliamo porre l’attenzione è proprio la bolla di ipocrisia e leggerezza, ma fors’anche di spregiudicatezza, in cui galleggia l’amministrazione comunale e con essa l’intera cittadinanza per quanto riguarda la fruibilità del mare siracusano.

La questione della balneabilità là dove si installano i solarium, così come quella del servizio di salvataggio, è rimasta irrisolta da tempo, non si vuole affrontare con serietà e determinazione una volta per tutte ed è causa di situazioni paradossali e incongruenti tra loro che sconfinano nell’illegalità.

I solarium a Siracusa città, fino all’estate scorsa, erano cinque, se si considera anche quello ‘neonato’ della Turba che quest’anno dovrebbe essere pienamente ‘attivo’. E recentemente un atto di indirizzo del Consiglio comunale ne ha prospettato un altro alla Tonnara di Santa Panagia.

Doverosa premessa a scanso di commenti inutili. A Siracusa i solarium sono una grande risorsa per residenti e turisti, un valore aggiunto. Nessuno pensa che se ne potrebbe fare a meno ma, ovviamente, devono garantire sicurezza a tutti sotto ogni punto di vista. Sollevare questioni di regolarità/legalità non vuole generare l’effetto, che sarebbe incomprensibile e inaccettabile, di far mettere divieti ovunque. Tutt’altro. È solo voler sollecitare le istituzioni a eliminare ostacoli, pericoli, illegalità. A garantire davvero a tutti, soprattutto ai meno abbienti, o a chi non può allontanarsi dalla città, il diritto al mare.

Il nodo da sciogliere è quindi quale funzione abbiano solarium e stabilimenti balneari: solo ‘elioterapica’ o nascono per favorire la fruizione del mare?

Fino a qualche anno fa lungo il periplo di Ortigia erano presenti cartelli di divieto di balneazione, a tutela della salute pubblica, a causa di scarichi fognari o per la vicinanza ad aree portuali. Ormai sono scomparsi e l’ordinanza della Capitaneria di Porto per la sicurezza balneare, la n.46/2025, tuttora vigente, considera balneabile, in Ortigia, il tratto di costa dai bastioni di Forte San Giovannello fino a Calarossa ma non così il mare antistante la spiaggetta Aretusa e quello dello Sbarcadero esterno al molo di sopraflutto (come, a buon ragione, quello interno al porticciolo).

Avvisi di pericolo di frane si trovano (a volte) lungo la costa più a nord, lungo Riviera Dionisio il Grande fino alla Tonnara, quest’ultima vicina al pontile Isab, e quindi a una fonte di inquinamento (!).

Nelle istanze di concessioni demaniali si legge di tutto, che si tratti di stabilimento privato o pubblico. Ma che si trovi o meno la definizione ‘elioterapico’ poco conta: c’è per gli stabilimenti privati (Musciarà, Zen e Zefiro che forse altrimenti non avrebbero ottenuto la concessione), non compare per i solarium pubblici. Il bagno si fa ovunque, anche nelle aree considerate non balneabili per un motivo o per un altro.

E, sebbene – incomprensibilmente – sui media non si parli dei tanti progetti in campo al Talete, si sa se sarà consentita (ufficialmente) la balneazione per le tre strutture (solarium del Comune e due stabilimenti – più un punto di ristoro – di privati) per le quali sono state presentate le richieste di concessione demaniale sul lato est e ovest del molo di levante ?

Dopo mesi di lotte e polemiche di chi rivendica il diritto al mare, dover aspettare ancora – come dichiarato dall’assessore alla risorsa mare Giuseppe Casella – che si perfezionino i ‘passaggi formali per certificare la balneabilità per esempio allo Sbarcadero, è la prova dell’inadempienza (annosa) della pubblica amministrazione. L’assessore ha già avviato sì o no la necessaria, indispensabile, interlocuzione con le altre istituzioni, assessorato e capitaneria, per fare chiarezza?

Ma non basta. Come indicavamo in un nostro articolo del luglio dell’altr’anno http://Caos solarium. Tra ritardi, contraddizioni, mancata informazione e qualche ‘incredibile’ novità – La Civetta di Minerva  anche ad altro il Comune deve provvedere per ‘avere le carte in regola’.

A riscontro di una circolare della Capitaneria di un paio di mesi fa, che ha sollecitato ad avere maggiore attenzione per la sicurezza dei bagnanti (la Regione ha anche stanziato dei fondi ad hoc), l’assessore Casella ha informato che per la prossima estate sarà attivato un servizio di salvataggio per due solarium, ai Due Frati e a Forte Vigliena.

La norma è chiara ed è dettata, oltre che dall’ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di Porto di Siracusa, anche dal decreto, annuale, dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente. Negli stabilimenti privati l’obbligo di servizio di salvataggio è assoluto. Il concessionario deve garantire bagnini brevettati, postazioni rialzate e dotazioni di primo soccorso. Se manca il bagnino, il lido non può aprire. Sulle spiagge libere e solarium la questione si complica. La legge regionale delega ai Comuni l’onere di organizzare il servizio di vigilanza e salvataggio. Tuttavia, esiste una “scappatoia” normativa: se il Comune non ha fondi, può limitarsi a segnalare l’assenza del servizio.

Il ‘paradosso’ a Siracusa – come spesso segnalato da Nanì La Terra – è che, per i solarium installati dal Comune previa autorizzazione regionale, è per la maggior parte ‘consentita’ la balneazione ma, essendo posizionati e programmati ogni anno, dovrebbero prevedere la presenza di bagnini (per lo più non presenti per ritardi nei bandi o mancanza di budget), e comunque, obbligatoriamente, la cartellonistica ben visibile, in più lingue, con la dicitura: “Attenzione, balneazione non sicura per mancanza di servizio di salvataggio“.

Se però il privato, in quanto concessionario di un bene demaniale, viene meno agli obblighi di sicurezza, può vedersi sospendere immediatamente l’attività dalla Capitaneria di Porto in violazione dei termini contrattuali sottoscritti; per il Comune, che agisce per funzione istituzionale, non c’è eguale automatismo, l’illecito è amministrativo. E tuttavia, nonostante ciò, ‘favorendo’ l’accesso al mare con la realizzazione dei solarium, installando scale, boe e infrastrutture, che ovviamente generano nel cittadino la convinzione che il luogo sia sicuro, si accresce il dovere di vigilanza (art. 2051 C.C.). E secondo la Cassazione (n. 22527/2019) un semplice cartello non basta a esonerare la Pubblica Amministrazione se il pericolo è intrinseco alla struttura o se l’afflusso di pubblico è elevato. Insomma, la sicurezza dei cittadini dovrebbe essere messa sempre al primo posto. Comunque.

E, per chiudere con la serie dei chiarimenti necessari, la ciliegina sulla torta. Nelle istanze di concessione, specie per gli stabilimenti privati, viene indicato un uso turistico/ricreativo ‘vario’. Sappiamo di solarium/stabilimenti che di notte si trasformano in locali. La domanda è solo se sia tutto a norma, se ci siano le previste  indispensabili autorizzazioni sia in origine che nel prosieguo. Sempre solo e unicamente in nome delle regole e delle norme.

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