Ha fatto scalpore il sondaggio effettuato in prossimità dell’ 8 marzo da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra in 29 Paesi, compreso il nostro, che ha coinvolto 23 mila giovani nati tra il 1997 e il 2012: la cosiddetta Generazione Zeta (GZ).
Dalle interviste emergono opinioni a dir poco retrò, favorevoli ad un ruolo dominante dell’uomo e ad una posizione subordinata della donna. Alcuni dati. Il 31% dei giovani intervistati ritiene che la moglie deve obbedire (proprio obbedire) sempre al marito, mentre “soltanto” il 13% dei loro genitori, i baby boomer nati tra il 1946 e il 1964, la pensa allo stesso modo. Sorprende negativamente che il 18% di donne Generazione Zeta concordi con il “principio” dell’obbedienza coniugale, a fronte del 6% dei baby boomer. Come può vedersi, l’involuzione riguarda anche una percentuale significativa di giovani donne.
Ancora: il 33%, cioè un giovane su tre, ritiene che nelle decisioni più importanti della famiglia l’ultima parola spetti all’uomo. Un giovane su quattro pensa che le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti, a fronte del 12% dei loro baby boomer. Insomma, agli “anziani” qualche merito in tema di consapevolezza culturale della parità di genere va riconosciuto.
Per completare questo campionario di opinioni reazionarie, è da notare che per il 21% di GZ una vera donna non dovrebbe prendere l’iniziativa sessuale. Niente approcci non autorizzati: si fa solo quando lo dice l’uomo. Come rappresentante dei baby boomer lascerei fare.
Come spiegare questo triplo salto all’indietro dei GZ? Secondo il filosofo Lorenzo Gasperrini “il ritorno ai valori tradizionali è una reazione all’ assenza di un orizzonte positivo”. Per Massimo Gramellini il sondaggio ci dà l’idea di “una gioventù che manifesta disagio per dei diritti che gli adulti ritengono conquiste mentre i ragazzi sembrano vivere come imposizioni”. Non manca chi se la prende con le destre radicali, ritenute responsabili di diffondere idee favorevoli alla rivalutazione dei ruoli tradizionali di genere. E forse ci azzecca. Buon 8 marzo.

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