Punto e a capo. L’accordo tra le varie anime del Pd per eleggere Matilde Di Giovanni a segretaria del circolo cittadino ha subìto una inaspettata battuta d’arresto, facendo ripiombare il partito nell’ incertezza. La riunione dell’assemblea, fissata per il 28 febbraio scorso, è stata rinviata a data da destinarsi. La decisione è stata comunicata con una email del giorno prima del segretario provinciale, Piergiorgio Gerratana. Quali i motivi? Il primo motivo riguarda l’esatto conteggio degli aventi diritto al voto, cioè degli ottanta componenti dell’ assemblea del circolo cittadino, molti dei quali (una ventina), non avendo rinnovato nel 2025 la tessera del partito, hanno perso il diritto di votare e vanno surrogati. Di conseguenza bisogna ridefinire la platea dei votanti e stabilire il numero legale per la validità della riunione e dell’eventuale elezione.
Tutte verifiche che andavano fatte prima dell’assemblea. Che nessuno ci abbia pensato per tempo è un elemento di superficialità politica e organizzativa, tanto più se si tiene conto che ci sono voluti nove mesi per individuare il nome della persona da eleggere a segretaria cittadina. Detto tra parentesi, ci si chiede: per quali ragioni 20 persone elette nell’assemblea cittadina non hanno rinnovato la tessera? Forse c’è anche una ragione politica.
Il secondo motivo è indicato in una lettera di Renata Giunta, presidente provinciale del PD, al segretario Gerratana. In essa viene posto un tema politico dagli effetti potenzialmente dirompenti. Si tratta dell’ asserita ineleggibilità di Riccardo Gionfriddo a presidente dell’assemblea comunale del partito, cioè dell’altro nome che fa parte, assieme a Matilde Di Giovanni, dell’accordo tra le varie correnti. Nella lettera la presidente del partito raccomanda al segretario “di valutare con attenzione che l’eventuale elezione del presidente dell’Assemblea avvenga tra i membri nominati dell’assemblea, come da statuto”. Poiché Gionfriddo non fa parte dell’assemblea, appare chiaro come l’intento di Renata Giunta sia quello di bloccare la sua elezione e, per implicazione, anche quella di Matilde Di Giovanni.
La presa di posizione della presidente del partito ha messo in luce la fragilità dell’accordo sulle due cariche (segreteria e presidenza del circolo cittadino) e la scarsa determinazione della leadership del partito a portare a termine i processi decisionali. Un partito che non decide nemmeno dopo nove mesi da chi deve essere guidato è un partito spento, senza entusiasmo. E’ da valutare se in queste condizioni non sia velleitaria la ricerca di un consenso extralarge e non sia invece più realistico puntare su una maggioranza che scelga una linea e la porti avanti senza tentennamenti, mettendo in conto l’eventuale dissenso o distinguo di una minoranza, che probabilmente non parteciperà al voto. Tutto alla luce del sole.
In un partito strutturato in correnti l’elezione alla maniera bulgara potrebbe essere quella più scivolosa.
Intanto il Partito Democratico ha smesso da tempo di fare politica e più che discutere di sé stesso e degli equilibri interni dovrebbe pensare a come riannodare il rapporto con i propri iscritti e i propri elettori. Sembra purtroppo che la politica sia l’ultimo dei suoi pensieri. A parte le prese di posizione del senatore Nicita e del gruppo consiliare, il PD come soggetto politico latita sui principali temi della città. Si è del tutto disinteressato della costituzione del servizio idrico integrato, che è un fatto di grande rilevanza ma il cui impatto sui cittadini potrebbe non essere indolore. E’ intervenuto sporadicamente sui problemi sanitari che invece richiedono un impegno assiduo. Ha perso di vista la vicenda, piena di incognite, del nuovo ospedale. Non ha detto una sola parola su quanto è accaduto nell’area dei beni culturali e in particolare sul mancato avvio degli interventi di restauro del Teatro greco, nonché sul rapporto, oggetto di censure dell’Autorità anticorruzione, tra direzione del Parco archeologico e la Fondazione Inda. Forse i consiglieri comunali dovrebbero recarsi in viale Teocrito, dove c’è il caos, e parlare con i commercianti. Perché dei problemi del centro storico se ne occupa solo il Comitato Ortigia Resistente? Fermiamoci qui.

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