UN POSTO DI ASSESSORE  REGIONALE IN CAMBIO DI QUATTRO ASSESSORI COMUNALI

Il patto  risale all’autunno del 2024 ed è scaduto a dicembre 2025.  I “contraenti” sono  il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, detto “Scateno”,  deputato regionale e sindaco di Taormina.  A  fare da “notaio”, il presidente dell’Assemblea regionale Galvagno.  Ma cosa prevedeva il patto che De Luca chiama di “non belligeranza”? A svelare i dettagli è il giornale La Sicilia in un’intervista a De Luca di lunedì scorso. Riassumiamo: da un lato De Luca avrebbe ammorbidito l’ostruzionismo all’ARS  e dall’altro Schifani si sarebbe adoperato per dare finanziamenti per il territorio di Messina. Quanti? 45 milioni. Accipicchia quanto “costa” la rinuncia  all’Aventino del deputato De Luca!  Dei 45 milioni, 25 sono per l’ex Sanderson, una fabbrica di utensili, e 20 per la rete idrica di Messina.  Bel colpo per De Luca, il quale, “scendendo dall’Aventino” ha ricevuto per il territorio una bella somma, finalizzata a rilanciare l’economia messinese. Quanto a Schifani, può ben dire di aver dato per due giuste cause un aiuto ad una provincia che ne aveva bisogno.
Se la vicenda si fosse chiusa con il rispetto del patto, nulla questio. Invece  ha avuto una coda velenosa  che ci riporta agli “anni d’oro” della Prima Repubblica. Si tratta di un accordo,  che secondo De Luca  gli è stato proposto dal  segretario regionale di Forza Italia Marcello Caruso (che però  smentisce con forza benché De Luca  avesse detto di non temere smentite)   che prevedeva un  do ut des secondo il quale  Danilo Lo Giudice, deputato regionale di Sud chiama Nord, sarebbe entrato nella Giunta Schifani, ma in cambio De Luca  avrebbe dovuto dare 4 posti di assessori al centrodestra nella giunta di Messina.
     
(Federico Basile, sindaco di Messina e Cateno De Luca, sindaco di Taormina Sud chiama Nord))
Come dire che un assessore regionale vale quattro assessori comunali di un capoluogo di provincia e che le istituzioni sono nella disponibilità della politica (ma questo si sapeva).  Senonché De Luca non solo  ha fatto saltare  l’accordo (“Non potevo consegnare la giunta nelle mani del centrodestra” ha dichiarato a La Sicilia.) ma addirittura ha fatto dimettere il sindaco di Messina per evitare, così ha detto, che a settembre prossimo possa essere sfiduciato, visti i numeri traballanti in consiglio comunale.
Mettiamola così: le dimissioni del sindaco di Messina fanno decadere la giunta e senza giunta  sfumano i quattro assessorati.
Apro una parentesi per dire che il giornale La Sicilia ha recentemente  pubblicato una graduatoria di tutte le regioni italiane sulla base di indicatori macroeconomici messi a punto da due docenti universitari campani. L’indicatore sull’efficacia del governo vede la Regione Siciliana all’ultimo posto, ventesima su venti.  Non sarà perché il già citato onorevole  Lo Giudice, non essendo entrato nella Giunta Schifani,  non ha potuto migliorarne  le performance?  Chiusa parentesi.
Da vecchio comunista quale sono stato, voglio  ricordare che Enrico Berlinguer lanciò la questione morale proprio per denunciare l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti.  Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, i partiti sono diventati aggregati elettorali e il vizietto dell’occupazione ha contagiato anche il centrosinistra e le cosiddette giunte civiche come quella, per fare un solo esempio, di Siracusa.
 Così va il piccolo mondo della politichetta,  ma questo ci resta oggi di tanta speme.

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