La Riserva Naturale Orientata (RNO) Fiume Ciane e Saline di Siracusa, istituita formalmente nel 1984 e successivamente rimodulata nei suoi assetti gestionali e perimetrali, rappresenta uno dei casi più emblematici di interconnessione ecosistemica nel panorama delle aree protette del bacino del Mediterraneo. La sua configurazione attuale è il risultato di una visione legislativa che ha inteso superare la frammentazione territoriale per abbracciare il concetto di “unicum” ambientale, integrando un corpo idrico d’acqua dolce (il Fiume Ciane) con un sistema umido costiero a salinità variabile (le Saline). Questa sintesi ecologica non è priva di sfide, in quanto la contiguità tra i due ambienti impone una gestione che deve bilanciare la protezione di una stazione botanica unica in Europa, quella del Cyperus papyrus, con la conservazione di un habitat di sosta e nidificazione per l’avifauna migratoria di importanza internazionale. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’area ha subito un progressivo degrado strutturale, culminato in fenomeni di erosione costiera e collasso delle infrastrutture idrauliche che minacciano la persistenza stessa della biodiversità locale.
Inizialmente, il legislatore aveva concepito la tutela come due entità separate: la riserva naturale «Fiume Ciane» e la riserva naturale «Saline di Siracusa». Tuttavia, durante la seduta del 20 aprile 1983, il Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale espresse la necessità di una gestione unitaria.
La decisione di istituire un’unica riserva anziché due distinte non fu dettata esclusivamente da esigenze di semplificazione amministrativa, ma da una profonda analisi delle dinamiche ecologiche. La contiguità geografica tra il corso del Ciane, (dell’Anapo e del Mammaiabbica) e il bacino delle saline crea una zona di transizione, dove le acque dolci fluviali influenzano il gradiente salino delle paludi costiere. La gestione separata avrebbe potuto generare conflitti nelle finalità di tutela, specialmente in merito alla regolazione dei flussi idrici. Il Decreto dell’Assessore per il Territorio e l’Ambiente (D.A.) n. 157 del 16 maggio 1984 (in attuazione del D.A. 86/44 del 14 marzo 1984) ha sancito la nascita della Riserva Naturale Orientata “Fiume Ciane e Saline di Siracusa”, affidandone la gestione all’allora Amministrazione Provinciale di Siracusa.
L’Ecosistema delle Saline
Le Saline di Siracusa occupano la porzione costiera della riserva, estendendosi su un’area di acque salmastre originata dalla confluenza del fiume Ciane e del fiume Anapo, dal Torrente Cavadonna – Mammaiabbica in un unico estuario. L’attività saliniera, che un tempo costituiva una risorsa economica primaria per la città, è cessata negli anni ’80, lasciando dietro di sé una serie di bacini (caselle) che si sono trasformati in habitat palustri di elezione.
Analisi del Degrado Strutturale: L’Erosione dell’Argine e le Sue Conseguenze
La problematica più critica che affligge la riserva negli ultimi decenni è il progressivo smantellamento naturale dell’argine costiero che separava le vasche salanti dal mare aperto. Per decenni, in quest’area non sono stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria o ordinaria, portando a una vulnerabilità idraulica estrema.
Le frequenti mareggiate che colpiscono la costa siracusana hanno esercitato un’azione erosiva costante sulla barriera di terra e materiali inerti che costituiva l’argine esterno delle saline. Questo fenomeno è stato aggravato da eventi meteorologici estremi, come il ciclone mediterraneo “Helios” nel febbraio 2023, che ha causato onde di tempesta capaci di superare le residue difese costiere. Il risultato è la rottura in più tratti del cordone dunale e degli argini artificiali, permettendo l’ingresso indiscriminato di acqua marina nei bacini un tempo regolati idraulicamente.
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L’erosione ha prodotto i seguenti effetti distruttivi:
Distruzione delle Caselle Salanti: Le strutture interne che dividevano le saline sono state in gran parte distrutte o sommerse, rendendo impossibile la gestione differenziata dei livelli idrici necessaria per mantenere la biodiversità dei vari micro-habitat.
Modifica della Salinità: L’invasione marina altera il gradiente di salinità, rendendo le acque troppo salse per alcune specie di invertebrati e piante palustri e, paradossalmente, troppo profonde per i limicoli che cercano nutrimento nel fango superficiale.
Riduzione dell’Area di Sosta: Con la scomparsa degli argini, le aree di alimentazione per l’avifauna migratoria si sono drasticamente ridotte, mettendo in pericolo il ruolo della riserva come stazione di sosta internazionale.
Se non si interviene tempestivamente con il ripristino dell’argine e delle relative infrastrutture idrauliche (chiuse, paratoie, canali di alimentazione), l’ecosistema delle saline è destinato a scomparire, trasformandosi in una semplice laguna marina priva delle caratteristiche ambientali che ne hanno giustificato la tutela.
La Storia dei Tentativi di Finanziamento e la Gestione Amministrativa
La necessità di ripristinare gli argini è una problematica nota da tempo, sollecitata a più riprese dalle associazioni ambientaliste, ma l’azione dell’ente gestore è stata caratterizzata da una scarsa continuità operativa.
Il Caso del Finanziamento FESR Mancato
Circa cinque anni fa, si presentò un’opportunità concreta attraverso i fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). A poche settimane dalla scadenza del bando, il responsabile del Settore Ambiente della Provincia, con il supporto volontario dello scrivente geologo e dell’ing. Antonino Di Guardo, elaborò un progetto di massima per la ricostituzione degli argini. Nonostante la Provincia di Siracusa fosse riuscita a classificarsi utilmente nella graduatoria, il finanziamento non fu erogato per ragioni legate alla disponibilità finale delle risorse. Questo episodio dimostra che, sebbene vi sia la consapevolezza dell’urgenza, la capacità di intercettare e gestire grandi flussi di finanziamento europeo è stata finora insufficiente.
Il Programma di Interventi 2021-2027
Recentemente, il Libero Consorzio Comunale di Siracusa ha annunciato una nuova strategia di intervento, inserendo la riserva nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche e proponendo nuovi progetti.
Le associazioni ambientaliste hanno espresso preoccupazione per il fatto che i progetti più onerosi non siano focalizzati direttamente sul ripristino della linea di costa originaria, che rimane l’intervento più urgente e inderogabile. La proposta di investire 1,5 milioni di euro per la gestione di specie ittiche o per un incubatoio ittico nella ex stazione di sollevamento è stata definita “stravagante” quanto inutile rispetto alla priorità di salvare le saline dall’erosione costiera.
Il ripristino della Riserva Ciane-Saline richiede un approccio multidisciplinare che integri l’ingegneria idraulica con le tecniche di ingegneria naturalistica. L’intervento non deve limitarsi a “chiudere i buchi” negli argini, ma deve ricostituire un sistema resiliente agli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti.
Conclusioni e Interventi prioritari
La Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa si trova in uno stato di emergenza che richiede azioni immediate e non più rinviabili. L’analisi del quadro attuale suggerisce le seguenti raccomandazioni prioritarie:
Finanziamento Inderogabile del Ripristino Argini: Destinare quote significative dei fondi PR FESR 2021-2027 specificamente alla ricostituzione dell’argine costiero e delle infrastrutture idrauliche connesse che rimane l’intervento prioritario su tutti.
Manutenzione Ordinaria del Corso del Fiume: Avviare interventi di pulizia selettiva per evitare che la vegetazione infestante soffochi la stazione di papiro, garantendo al contempo il libero deflusso delle acque sorgive verso la foce.
Acquisizione dell’area della centrale di sollevamento: acquisire i locali dismessi di proprietà del Consorzio n.10 per la realizzazione di in un centro di accoglienza, di un museo del papiro e delle saline e di un laboratorio con aule didattiche per attività scolastiche di conoscenza del territorio .
Collaborazione Tecnico-Scientifica Permanente: Istituire un tavolo tecnico con il contributo volontario degli ordini professionali dei geologi, ingegneri (idraulici) e biologi per monitorare costantemente l’evoluzione dell’erosione costiera e l’efficacia delle opere di difesa realizzate.
Tutela della Legalità e Abusi Edilizi: Procedere alla rimozione delle strutture abusive segnalate nella zona A della riserva per ripristinare le condizioni di naturalità necessarie alla fauna selvatica.
Il futuro della riserva dipende dalla capacità della Regione Siciliana e del Libero Consorzio Comunale di Siracusa di tradurre i proclami programmatici in cantieri operativi. Senza la barriera protettiva degli argini, l’unicum ambientale del Ciane e delle Saline rimarrà solo una memoria storica e botanica in un paesaggio irrimediabilmente compromesso.
La Riserva Naturale “Fiume Ciane e Saline di Siracusa” non è solo un luogo di valore ecologico: è un simbolo della nostra identità culturale, storica e paesaggistica. Lasciarla morire significa rinunciare a una parte di noi.

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