CON LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI IL CSM SARÀ UNA LOTTERIA

TAJANI: “LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE NON BASTA. BISOGNA TOGLIERE AI PM LA DIREZIONE DELLE INDAGINI”

Nella conferenza stampa di inizio anno la presidente Meloni ha attaccato frontalmente i magistratiperché con le loro decisioni vanificano il lavoro del Parlamento e delle forze dell’ordine“.

È così? I dati ufficiali del ministero della Giustizia smentiscono l’affermazione della premier e raccontano una realtà diversa. È quanto sostiene il giornalista di lungo corso Paolo Pagliaro, fine analista di problemi sociali: “Ogni anno – dice – i giudici emettono 80mila misure cautelari. Solo il 10 per cento riguarda procedimenti conclusi con assoluzione o proscioglimento“.

Questi dati confermano la tenuta del sistema ed escludono, semmai ce ne fosse bisogno, il presunto intento dei magistrati di vanificare il lavoro delle forze dell’ordine.

Nei giorni scorsi, il leader di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, ci è andato giù ancora più pesante dichiarando che “la separazione delle carriere non basta“. I prossimi passi dovranno essere la responsabilità civile dei magistrati e svincolare “la polizia giudiziaria dalla sottoposizione ai pm (Corriere della Sera del 25 gennaio scorso).

Attualmente, com’è noto, le indagini vengono dirette dai Pubblici ministeri e svolte dalla polizia giudiziaria. Il che significa che, se passerà il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la tappa successiva sarà l’ampliamento dei compiti della polizia giudiziaria, che dipende dall’esecutivo, a scapito della funzione direttiva dei Pm.

Se non è l’anticamera della sottomissione dei Pm alla politica cos’è?

 È vero che nella legge sottoposta a referendum non si fa cenno per ora ad alcuna sottomissione dei Pm, tuttavia ci sono alcuni aspetti che la rendono plausibile, tanto più dopo i proclami di Tajani.  Da una ricerca su Internet risulta che nei Paesi in cui c’è la separazione delle carriere i pubblici ministeri sono più esposti all’influenza dei governi non avendo le stesse garanzie di autonomia e inamovibilità dei giudici. Inoltre, poiché sono i governi a nominare i procuratori generali, il rischio di controllo politico è potenzialmente molto alto.

 Se poi si tiene conto che se passa il referendum ci saranno due CSM (Consiglio superiore della magistratura) distinti e separati (uno dei pubblici ministeri e l’altro della magistratura giudicante) e che i membri togati verranno scelti col sorteggio, appare del tutto logico ipotizzare che la politica potrebbe approfittare dell’indebolimento della magistratura per condizionarla.  Col risultato di sbilanciare il rapporto tra i poteri a favore dell’esecutivo. L’equilibrio dei poteri e l’indipendenza della magistratura sono un pilastro della nostra Costituzione e definiscono lo Stato di diritto.

Torniamo alla questione del sorteggio per la composizione del CSM, organo di rilevanza costituzionale. La legge sottoposta a referendum prevede che i membri togati che ne faranno parte siano scelti mediante sorteggio fra tutti i magistrati, mentre per i laici (avvocati, docenti universitari) il sorteggio riguarderà una platea più ristretta.  Quanto ristretta non si sa.

È previsto infatti che il Parlamento, cioè la maggioranza, sulla base di criteri da definire, approvi un apposito elenco comprendente i giuristi laici da estrarre a sorte.

Credo che qualsiasi persona di buon senso si chieda per quali ragioni la legge neghi ai magistrati, che sono un corpo elettorale, il diritto di eleggere i propri rappresentanti nel CSM, che è l’organo di autogoverno della magistratura, mentre, ad esempio, non c’è ordine professionale (Ordine dei medici, Ordine degli avvocati, Ordine dei dottori commercialisti, Associazione della stampa, eccetera) che non elegga democraticamente i propri organismi di rappresentanza.

C’è qualcuno disposto ad eleggere il sindaco della propria città per sorteggio?

L’intento del governo e del centrodestra  di punire la magistratura (chissà per quali colpe) è innegabile e non sta in piedi il tentativo di giustificare il sorteggio con la risibile storiella delle correnti della magistratura.

Colpisce infine la debolezza degli “argomenti”, anzi degli slogan usati dai sostenitori del Sì’. La strumentalizzazione del caso Garlasco o “della famiglia del bosco” così come il richiamo ossessivo e ingannevole ai casi di malagiustizia sono un tentativo penoso di far passare l’idea che separando i Pm dai magistrati giudicanti di colpo non ci saranno più errori giudiziari. Una colossale sciocchezza.

La verità è che il NO sta rimontando a vista d’occhio e vincerà la battaglia del referendum.

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