“Siracusa non si piega” al racket

“Siracusa non si piega”: la CGIL lancia l’allarme sul racket e chiede una maggiore e più incisiva presenza dello Stato. L’iniziativa “Siracusa non si piega” è nata dalla CGIL per la profonda preoccupazione che questo grave problema, già vissuto dalla città negli anni ’80 e ’90, non degeneri come allora. In quel periodo il racket colpiva gran parte delle attività commerciali.

A spiegarlo è Nardi, segretario provinciale della CGIL che continua: «Vogliamo spezzare subito questa catena. Per questo in prefettura abbiamo chiesto al Prefetto presenti il Questore, i comandanti della Guardia di Finanza e Carabinieri, di non far sì che la città sia abbandonata alla malavita. La criminalità trova infatti manovalanza proprio in quelle zone sguarnite di forze dell’ordine, soprattutto nelle aree più abbandonate, come i quartieri dormitori. Chiediamo di non sottovalutare questo aspetto: l’assenza dello Stato è alla base di questa rinascita del fenomeno. Inoltre, in tal senso, sono fondamentali anche i presidi degli uffici comunali, specie in questi quartieri più degradati. Davanti a questo degrado – prosegue Nardi – cresce un grande sconforto tra i cittadini siracusani, aumentano i bisogni che spesso non vengono ascoltati, perché all’abbandono si aggiunge la paura. Tutto questo rende tante persone facili prede della criminalità.

La manifestazione può considerarsi riuscita, anche per la presenza sia del sindaco Italia, ma anche di tutti gli altri primi cittadini dei comuni limitrofi, insieme a tutte le organizzazioni di artigiani e commercianti e alle associazioni che lavorano nel sociale. Si può affermare che, con “Siracusa non si piega”, la città abbia dato una prima, significativa risposta alla mafia e al pizzo.”Siracusa non si piega”: la CGIL lancia l’allarme sul racket e chiede più presenza dello Stato. L’iniziativa “Siracusa non si piega” è nata dalla CGIL dalla profonda preoccupazione che questo grave problema già vissuto dalla città negli anni ’80 e ’90, non degeneri come allora. In quel periodo il racket colpiva gran parte delle attività commerciali.

A spiegarlo è Nardi, segretario provinciale della CGIL che continua: «Vogliamo spezzare subito questa catena. Per questo in prefettura abbiamo chiesto al Prefetto presenti il Questore, i comandanti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, di non far sì che la città sia abbandonata alla malavita. La criminalità trova infatti manovalanza proprio in quelle zone sguarnite di forze dell’ordine, soprattutto nelle aree più abbandonate, come i quartieri dormitori. Chiediamo di non sottovalutare questo aspetto: l’assenza dello Stato è alla base di questa rinascita del fenomeno. Inoltre, in tal senso, sono fondamentali anche i presidi degli uffici comunali, specie in questi quartieri più degradati. Davanti a questo degrado – prosegue Nardi – cresce un grande sconforto tra i cittadini siracusani, aumentano i bisogni che spesso non vengono ascoltati, perché all’abbandono si aggiunge la paura. Tutto questo rende tante persone facili prede della criminalità.

La manifestazione può considerarsi riuscita in parte, perché al di là della presenza sia del sindaco Italia, che di tutti gli altri primi cittadini dei comuni limitrofi, insieme a tutte le altre organizzazioni sindacali, confindustria, artigiani e commercianti e le associazioni che lavorano nel sociale.

Bisogna però constatare che parecchi negozi di commercianti al passaggio della manifestazione erano con le saracinesche alzate, forse non informati o formati per l’iniziativa. Si può quindi affermare che, con “Siracusa non si piega”, la città abbia dato una prima, risposta alla mafia e al pizzo, ma c’è bisogno di compiere ulteriori passi.

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