IAS, un caso kafkiano per il quale non si intravede nessuna soluzione

C’è qualcosa di kafkiano, cioè di assurdo, di incomprensibile nella vicenda Ias dopo che il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza del Gip di disapplicazione del decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin del settembre 2023 che  dettava alcune prescrizioni per bilanciare le esigenze della produzione, dell’occupazione e dell’ambiente  nel Petrolchimico siracusano.  Poiché il  decreto bilanciamento  è stato dichiarato legittimo, ne consegue che   il depuratore Ias può riprendere l’attività, dopo che essa era stata  (teoricamente) bloccata  dai magistrati di Siracusa.  In realtà,  il depuratore consortile, nonostante il divieto dei magistrati, ha continuato, e continua, a funzionare regolarmente, senza essere stato “spento” nemmeno per un minuto.   Dunque dire che la decisione del Riesame fa ripartire l’attività del depuratore è improprio dal momento che in realtà non è stata mai interrotta.  Nel frattempo però la disapplicazione del decreto bilanciamento ha radicalmente cambiato, per implicazione, le modalità della depurazione dei reflui industriali  in quanto i grandi utenti industriali dell’ Ias hanno deciso di avvalersi di propri depuratori (che entreranno in funzione a metà del prossimo anno), distaccandosi da quello pubblico.   E ciò ha cambiato profondamente il contesto di riferimento, rendendo pressoché  impossibile il rilancio futuro del depuratore pubblico.   Non è infatti  realistico prevedere che le grandi industrie rinuncino a utilizzare i propri depuratori  per i quali hanno sostenuto costi non indifferenti.

Si tenga conto inoltre che la Regione Siciliana,  proprietaria dell’impianto, a giugno dello scorso anno, per decisione del presidente Schifani, ha modificato  la strategia della depurazione nell’area industriale, sottraendo all’impianto Ias  la  depurazione dei reflui industriali e prevedendone l’utilizzo  solo, o prevalentemente,  per la depurazione dei reflui urbani.  Oltre ai comuni di Priolo e Melilli, che già li conferiscono nel depuratore Ias, secondo Schifani  anche ai comuni di Siracusa, Floridia e Solarino, che in atto utilizzano il depuratore Canalicchio, dovrebbero  (e non è detto che siano favorevoli)  optare per l’Ias.
 Anche ammesso che la Regione sia disponibile a cambiare la decisione del giugno 2024 e a utilizzare il depuratore Ias  per i reflui industriali si troverà di fronte al  rifiuto delle grandi industrie  che obietteranno di non voler tornare indietro dopo che sono state autorizzate a installare propri depuratori.
Per restare nei dintorni di Kafka, il ripristino della validità del decreto Urso/pichetto Fratin pone a carico della Regione i compiti previsti dall’articolo 4 del decreto medesimo. Per l’impianto Ias,  si tratta dell’individuazione del presidente della Regione  come “soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie ad ottemperare alle prescrizioni dell’AIA”, autorizzazione integrata ambientale. (Tra parentesi non si sa che fine abbia fatto questa AIA).  Inoltre il presidente Schifani, anche a mezzo di proprio delegato, ha l’obbligo di convocare, ai sensi del predetto decreto, apposita conferenza di servizi “al fine di definire iniziative coordinate a dare soluzioni efficaci alle questioni  ambientali emerse in sede di sequestro” del depuratore Ias. C’è qualcuno che ritiene che il presidente Schifani rispetterà gli obblighi posti a suo carico dal decreto Urso/Pichetto Fratin?
Come si vede, la vicenda del depuratore Ias è sempre più complicata,  l’unica cosa certa al momento è che non si intravede alcuna soluzione.

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