Nell’incontro del primo dicembre per l’istituzione di un ‘tavolo tecnico temporaneo’ di esperti per la salvaguardia e gestione della riserva Ciane Saline, opportunamente l’architetto Giuseppe Patti, già componente del Comitato Scientifico Provinciale, ha ricordato la bella pubblicazione di Italia Nostra su quel sito: l’unico saggio divulgativo completo sulla riserva curato dalle professoresse Lucia Acerra e Liliana Gissara ormai difficile da reperire.
Ma un’altra proposta della professoressa Gissara ci piace rispolverare in questo clima di ritrovato interesse per quel sito così importante per la comunità siracusana: un francobollo dedicato al papiro, pianta simbolo e causa prima della istituzione della riserva. Il suggerimento della Gissara, avanzato nel 2014 in occasione dei 60 anni di Italia Nostra, ebbe il placet della Società Botanica Italiana e del Sindaco del tempo, Giambattista Bufardeci. L’iter però non fu adeguatamente sostenuto dalla Sede presso il Ministero competente e oggi rimane solo il bozzetto e la relazione che riproponiamo: chissà che non sia possibile riproporre oggi quell’iniziativa.
RELAZIONE ILLUSTRATIVA (2014)
Il Papiro, pianta nota e celebrata fin dall’antichità, ha nel fiume Ciane la stazione botanica più importante d’Europa. La peculiarità è tale che nel 1970 il Consiglio d’Europa ha incluso il Papiro del Ciane nell’elenco dei biotipi di grande interesse naturalistico, meritevole della massima tutela. Tuttavia, forse per la sua rarità e per la scarsa opera di divulgazione, è una pianta poco conosciuta.
Il Ciane, piccolo fiume di circa 6 chilometri alimentato da due cospicue sorgenti (Pisima e Pisimotta), scorre a S-W di Siracusa in un’area depressa che un tempo era un’estesa palude (Palude Lisimelia) e sfocia nel Porto Grande sul cui specchio acqueo vige il vincolo paesaggistico istituito con D.A. 30 Settembre 1988, pubblicato sulla GURS n° 52 del 3 – 12 – 1988. Lungo le rive del piccolo fiume alligna rigogliosa la straordinaria ed elegantissima pianta i cui fusti raggiungono anche i 6 metri, definendo un paesaggio di grande suggestione e di particolare bellezza.
In quel luogo la storia, il mito e la natura hanno celebrato nei secoli i loro riti.
Nel 414 a.C. l’esercito Ateniese al comando di Nicia pose l’assedio a Siracusa accampandosi nella Palude Syraca ai piedi della balza rocciosa su cui sorgeva il Tempio di Giove Olimpico (oggi restano solo 2 colonne); molti soldati, a causa dell’insalubrità del luogo, contrassero la malaria che decimò gli assedianti determinando la vittoria dei Siracusani.
Ovidio narra che Plutone, mentre attraversava la campagna siracusana per recarsi nel suo Regno, rapì Persefone figlia di Zeus e Demetra per condurla con sé; ma incontrò la ninfa Ciane che, riconosciuta l’amica, tentò di impedire che fosse condotta agl’ Inferi. Il Dio, infuriato, batté la terra col tridente generando un passaggio attraverso il quale scomparve sottoterra con la sua amata. Ciane pianse tanto da riempire la buca con le sue lacrime e fu, essa stessa, tramutata in fresca sorgente dalle azzurre (kyanos) acque.
Il luogo è così ameno che è stato oggetto di mirabili descrizioni e di sublimi componimenti letterari da parte di molti viaggiatori, scrittori e poeti che, in ogni epoca, hanno celebrato la limpidezza delle acque e la singolarità della vegetazione.
Il Cyperus papyrus, pianta dal portamento snello ed elegante, originaria del Nilo, tra le più conosciute nell’antichità, è presente lungo tutto il corso del fiume. Si tramanda che nel III sec. A.C. alcune piante di Papiro furono inviate in dono a Ierone II, Re di Siracusa, dal suo amico ed alleato Tolomeo Filadelfo II.
Plinio il Vecchio, nelle Historiae Naturales, descrive il Papiro come una “stravaganza della Natura” dalla quale si ricava un supporto scrittorio assai più comodo e pratico delle tavolette di argilla o delle lastre di piombo. Sia i Greci che i Romani fecero ampio uso della carta di Papiro come supporto per scrivere.
Aleksandr Dmitrievic Certkov (1789-1858), archeologo e botanico russo, visitando il Ciane ha lasciato un significativo elogio del Papiro: “…… noi dobbiamo il retaggio culturale e spirituale della classicità ad una umile pianta di palude trasformata in materiale scrittorio”.
In epoca moderna, la presenza del Papiro lungo il Ciane è stata segnalata dall’ Abate Di Blasi nel 1760 e dal messinese Gallo nel 1762. Nel 1780 l’erudito siracusano Saverio Landolina chiese al Re di Napoli provvedimenti per la conservazione del Papiro del Ciane, sfalciato senza cautele da pescatori e contadini, “per non togliere ai viaggiatori il piacere di ammirarlo ed a Siracusa quel singolare pregio”. A seguito dell’interessamento del Landolina, il Re dispose l’iscrizione del Papiro e del fiume Ciane nel Registro dei Beni Monumentali del Demanio Pubblico.
La specie Cyperus papyrus, descritta da Linneo nel 1762, è una rizomatosa perenne. Dai rizomi si sviluppano i cauli aerei lisci, trigoni, di colore verde intenso, recanti sulla sommità un elegante e denso ciuffo di foglie filiformi; tanto che in gergo popolare il Papiro veniva chiamato “parrucca”. Il fusto può raggiungere i 5 – 6 metri ed è dotato di una consistente zona midollare dalla quale, dopo opportuno taglio e specifica lavorazione, si ottiene la carta di Papiro. Questa speciale “carta”, abilmente decorata, alimenta un fiorente e peculiare artigianato artistico.
Il Cyperus papyrus, per le sue implicazioni storico-culturali, naturalistiche e paesaggistiche, ha tutti i requisiti sia per celebrare degnamente i 60 anni di impegno di ITALIA NOSTRA a tutela dei Beni Culturali, in ogni loro declinazione, sia per costituire il Soggetto di una qualificata emissione filatelica.
Liliana Gissara – Consigliere Nazionale di ITALIA NOSTRA

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