Messina, la pioggia non ferma la protesta: 15mila in piazza per dire “No Ponte”

Nonostante un maltempo insistente, la manifestazione “No Ponte” sullo Stretto di sabato 30 novembre ha portato in strada 15mila persone, un successo numeroso e determinato che ha colorato le vie di Messina con ombrelli, bandiere e slogan di protesta. L’evento, organizzato da un ampio e composito cartello di realtà sociali, è stato non solo un “no” deciso all’opera faraonica, ma anche un’affermazione di una Sicilia e una Calabria che chiedono priorità diverse.

Una piazza composita e unita si è radunata nella manifestazione con una vasta base di sostegno: 5 comitati No Ponte, 47 associazioni ambientaliste, 36 tra associazioni e movimenti civici, 7 organizzazioni politiche, 5 sindacati, con la CGIL in primo piano.

Questa eterogeneità si è riflessa nel corteo, che verso la fine si è diviso in due cordoni, culminando in due comizi simultanei: uno in Piazza Duomo e l’altro di fronte al Municipio. Anche il folto gruppo di Siracusa era formato da varie associazioni (Lega ambiente, Arci, Avs, M5s, Pd, cannabis cura Sicilia, Anpi, Verdi, ecc.). ai comizi erano presenti molti politici.

La piazza ha avuto un chiaro bersaglio politico verso Salvini e la presidente del consiglio Meloni. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha lanciato un duro attacco al Presidente della regione Renato Schifani: “La Sicilia soffre per i vostri scandali, dimettiti“. Era presente anche Leoluca Orlando.

La contestazione con i vari slogan definiva il Ministro Matteo Salvini con cori e su cartelli un “politico imbroglione”. Vogliamo costruire Ponti di Solidarietà, non di Cemento veniva affermato.

Andando oltre la semplice opposizione, la manifestazione proponeva una visione alternativa. Era il pensare ai giovani fermare la loro emigrazione forzata. Investire così le ingenti risorse destinate al Ponte in opere pubbliche diffuse dalla costruzione e la messa in sicurezza di strade, ferrovie, ospedali e scuole, sistemi idrici, ecc. con l’assunzione di personale fra medici, infermieri, insegnanti e tecnici.

I manifestanti hanno bollato come “parossistica” la versione governativa di un ponte attraversato da centinaia di migliaia di auto e treni, di fronte a regioni che, al contrario, si spopolano e invecchiano. Una critica che si è spinta a mettere in dubbio la stessa sostenibilità economica dell’attraversamento, visti i già elevati costi della benzina e le alte accise volute dalla bugiarda Giorgia Meloni. In tanti facevano notare il significativo silenzio durante le recenti campagne elettorali in regioni del sud quali Campania e Puglia dove nessun esponente del governo, incluso Salvini, ha menzionato il Ponte come il “grande evento” risolutore.

Quell’opera che dovrebbe portare centinaia di migliaia di posti di lavoro e un grande progresso per tanti. Quel silenzio oggi a maggior ragione veniva interpretato come la conferma che si tratti di una beffa di cui, ormai, è difficile parlare senza essere smentiti dai fatti.

La manifestazione è stata sorvegliata da un notevole dispiegamento di forze dell’ordine, con droni in volo e agenti posizionati sui tetti. Nonostante questo, lo svolgimento è stato pacifico e i manifestanti, sebbene infreddoliti e bagnati, si sono mostrati festanti e determinati a rispondere alle domande dei numerosi giornalisti. In conclusione, la protesta di Messina non è stata solo sul Ponte. È stata un “no” a quelle che vengono definite “leggi liberticide” del governo, percepite come un tentativo di limitare il diritto di sciopero e quello di manifestare liberamente.

Una piazza che accusa una maggioranza, nata da una “legge elettorale anticostituzionale”, di voler superare i contrapposti poteri dello Stato. Tutti i cittadini dovrebbero sapere che oggi al governo vi sono due partiti (ex Msi e Lega) che non mai accettato la Carta Costituzionale e giornalmente nel loro legiferare e governare cercano di diminuire gli altri poteri democratici dello Stato. ecco perché la sentenza della corte dei conti contro il ponte è vista come scritta da furiosi avversari contrari anche se va contro leggi e direttive europee. Nella stessa giornata Matteo Salvini ha annunciato l’ennesimo rinvio dei lavori: “Io sono convinto che supereremo le perplessità che la Corte di Conti ci ha sottolineato e invece di partire come avrei desiderato entro novembre, dicembre di quest’anno con i cantieri, vorrà dire che partiremo nel 2026”.

Però in quale mese non è dato sapere.

Ecco l’esistente vacuità dei propositi di questo governo che ad esempio accetterebbe senza fiatare una decisione del presidente Trump che gli impone un No al ponte (un segno d’indiscusso appiattimento). Invece all’opposto c’è il chiaro e contrario messaggio della partecipata manifestazione del 30 novembre.

È quello che i siciliani e i calabresi non staranno in silenzio, la loro voce in piazza vuole essere la risposta a loro che preferirebbero una cittadinanza quieta e sempre con un maggior numero di astensionisti. In tal modo ciò porterebbe al voto solo la loro clientela, chi riceve favori e ha pressioni mafiose.

Per potersi proclamare “democratici” con il pieno assenso del popolo e da investiti nel consenso reale poter fare tutto ciò che vogliono fare.

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