Centrale Terna Palazzolo e vincolo archeologico. La Soprintendenza a un bivio

Il Soprintendente di Siracusa, ingegnere Antonino Lutri, non ha ancora risposto alla richiesta di apposizione di vincolo sul patrimonio rupestre di Santo Lio avanzata dal sindaco di Palazzolo Salvatore Gallo alla luce delle intenzioni di Terna di trasformare quel luogo, ancora integro se non si fosse consentita la presenza di altissimi tralicci, in sito industriale impiantandovi un hub energetico.

Il sito, scrive il sindaco, presenta “caratteristiche che fanno presumere un rilevante interesse per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico ai sensi del D.LGS 22 gennaio 2004 n.42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e si ritiene pertanto opportuno e doveroso avviare il procedimento per la dichiarazione di interesse archeologico particolarmente importante (vincolo archeologico). L’istituzione del vincolo contribuirebbe alla salvaguardia e alla corretta pianificazione territoriale, oltre a garantire la valorizzazione scientifica e culturale del sito”.

Nel Codice BBCC il patrimonio culturale è “l’insieme dei beni culturali e dei beni paesaggistici” e sono qualificati come beni culturali “le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano specifico interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico”. E la necropoli/abitato di Santo Lio, al momento non vincolata, rientra tipicamente nella categoria dei beni immobili di proprietà non statale o non pubblica (art. 10, comma 3) per i quali è necessaria la formale Dichiarazione di Interesse Culturale per essere assoggettata alle disposizioni di tutela.

Le parole del sindaco Gallo evidenziano ancora una volta, ma questa volta in maniera istituzionale, la ricchezza di un sito studiato a lungo negli anni passati da valenti specialisti che forse da subito, autonomamente, il massimo ente di tutela del nostro patrimonio avrebbe dovuto riconoscere e salvaguardare con l’imposizione di vincoli diretti e indiretti.

Questo non è accaduto, ma oggi la richiesta del primo cittadino in rappresentanza della comunità palazzolese chiama finalmente la Soprintendenza a garantire “la conservazione del bene e la sua compatibilità con la fruizione da parte della collettività”, cioè ad esercitare quella funzione preventiva di tutela che in Sicilia, in virtù dell’art.14 dello Statuto, le è direttamente assegnata. Quale organo periferico territorialmente competente per l’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, a lei si attesta infatti la fase istruttoria per l’imposizione del vincolo e neanche il Ministero potrebbe scavalcare le sue decisioni.

Va anche evidenziato che la richiesta inoltrata dal sindaco Gallo si inquadra nell’ambito del principio di cooperazione tra il Ministero della Cultura e gli altri enti pubblici territoriali, come Regioni, Comuni, Città metropolitane e Province. L’articolo 5 del Codice dei Beni Culturali stabilisce espressamente tale obbligo di collaborazione nell’esercizio delle funzioni di tutela e quindi tale  richiesta non può essere interpretata come una mera segnalazione, bensì come un impulso istruttorio qualificato, derivante direttamente dal dovere di collaborazione istituzionale sancito dalla legge. Questo significa che la Soprintendenza ha l’obbligo di valutare tale richiesta nell’ambito delle proprie competenze, avviando il procedimento di vincolo (art. 14) se sussistono i presupposti di interesse culturale.

Presupposti storicizzati. Così conclude un suo studio indipendente sull’insediamento rupestre Gianmarco Alberti, dottore di ricerca dell’Università di Malta. “La valutazione tecnica stabilisce che le strutture rupestri di Contrada Santolio rappresentano testimonianza architettonica di rilevanza monumentale documentante una tradizione costruttiva regionale unica. L’evidenza sistematicamente catalogata già da Führer e Schultze (1907), poi da Carpinteri (1955-56, in Cugno 2012), e successivamente ampliata dalle ricerche di Carracchia (1984-1995), dimostra che questa tradizione raggiungeva livelli di sofisticazione richiedenti competenze specialistiche e investimenti comparabili ai più importanti monumenti paleocristiani e bizantini del Mediterraneo. Il significato culturale deriva dalla capacità documentata di sviluppare soluzioni innovative per spazi monumentali attraverso escavazione controllata, costituendo tradizione artigianale matura che contribuì allo sviluppo di forme architettoniche distintive. La modesta natura dei corredi funerari recuperati (vetri soffiati, fibbie e ornamenti bronzei, monete di rame, piccole lucerne, ciotole, utensili in terracotta) contrasta con la qualità monumentale delle architetture, suggerendo che l’investimento nella costruzione funeraria rappresentasse priorità culturale significativa per comunità dalle condizioni economiche modeste. L’architettura rupestre di Contrada Santolio rappresenta quindi manufatto di eccezionale valore storico-artistico. Esso documenta realizzazioni tecniche ed estetiche distintivi, costituendo contributo originale alla comprensione delle tradizioni costruttive siciliane e testimonianza della creatività architettonica delle comunità paleocristiane nell’adattamento di influenze mediterranee alle specifiche condizioni socio-culturali locali”.

E manca ancora, in queste conclusioni, quanto si potrebbe dire sulla valenza paesaggistica dell’area che costituisce un unicum con le evidenze archeologiche. Ecco perché non vediamo come sia possibile ritenere che non ci siano ragioni sufficienti per apporre il vincolo e siamo certi che la Soprintendenza, già trascorsi i 30 gg di rito, non tarderà a rispondere positivamente anche perché un’inerzia ingiustificata, di fronte a un impulso così qualificato quale l’istanza del sindaco Gallo, potrebbe configurare una potenziale violazione del principio di leale collaborazione, oltre che inadempimento procedurale.

P.S. Nella foto il luogo esatto dove Terna vorrebbe costruire una stazione elettrica di 25mila mq. sopraelevata di 5 mt a cui dovrebbero collegarsi gli elettrodotti degli impianti eolici offshore di Pozzallo e Scicli. Lo snaturamento dell’intero territorio.

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