Il resistente miele di timo degli Iblei del Presìdio Slow Food

In questi giorni a Bra, provincia di Cuneo, si è tenuta la quindicesima edizione di Cheese, la manifestazione organizzata da Slow Food dove protagonisti principali sono straordinarie produzioni di formaggi a latte crudo, e dove si parla di tutti gli argomenti che ruotano intorno al formaggio: la pastorizia, la biodiversità, i paesaggi, le comunità resilienti; ed i prati stabili, come si chiamano i prati ricchi di erbe diverse e di essenze che, se ben curati, rappresentano un pasto ideale per i ruminanti che vi pascolano, e dal cui latte si possono ottenere formaggi di altissimo valore.

I prati stabili sono altresì fondamentali per fare dei buoni mieli, ed è tanto più importante il ruolo che hanno le api e gli altri impollinatori, senza il cui instancabile lavoro le piante, soprattutto quelle da fiore, non si possono riprodurre. Ed anche di questo si è parlato a Cheese nello spazio “C’è un mondo intorno”, un angolo educativo della manifestazione nel quale, a rotazione, sono stati presentati e fatti assaggiare mieli di presìdi Slow Food, fra cui quelli forniti da alcuni degli apicoltori che aderiscono al presìdio siciliano del Miele di timo degli Iblei.

Prodotto nell’area dell’altopiano ibleo compresa nelle province di Siracusa e Ragusa, è un miele di tradizione millenaria. Purtroppo da qualche decennio i quantitativi di questo nettare si sono progressivamente ridotti, principalmente a causa della scomparsa di molti timeti, distrutti negli ultimi decenni da devastanti incendi ma anche dagli indiscriminati sbancamenti di ambienti naturali ricchi di biodiversità, fra cui i timeti, con la scusa di presunte riconversioni  in terreni agricoli.

A ciò si aggiungono gli effetti negativi sulle fioriture collegati all’inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici. Fenomeni, questi ultimi, che certo non riguardano solo il Thymus capitatus (nome scientifico della varietà di timo tipica del territorio ibleo); fatto sta che il lavoro d’impollinazione di questa pianta da parte delle laboriose api, denota da tempo particolari difficoltà e scarsi risultati produttivi per gli apicoltori. La media del miele di timo ibleo ad andar bene si aggira intorno ai 2 kg per arnia, decisamente inferiore rispetto alle medie produttive di altri mieli monofloreali o di millefiori.

A fronte di dette problematiche sono da apprezzare gli apicoltori che continuano a garantire la produzione di questo miele, già conosciuto e citato da scrittori e poeti dell’età classica greca e romana. Tra le aziende più attive e sensibili ci sono quelle che fanno parte del presìdio che già da qualche anno, su input della Condotta di Siracusa, Slow Food e la Fondazione per la Biodiversità hanno promosso per salvaguardare questa storica varietà. Progetto che attualmente riunisce 10 apicoltori: 6 con sede nella provincia di Siracusa, 2 in quella di Catania, una nel Ragusano e uno nel Messinese.

Alcuni di loro parteciperanno al Laboratorio del Gusto dedicato al miele di timo degli Iblei, curato da Slow Food Siracusa, che si terrà all’interno della 43esima Sagra del Miele a Sortino (SR) domenica 28 settembre alle ore 17.30 presso il Palazzo Municipale Storico – Sala Riedstadt, ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti