Se ricordo bene, esponenti del Forum per l’acqua pubblica giudicarono la forma di gestione del servizio idrico di Agrigento un esempio virtuoso di gestione pubblica. I fatti dimostrano che non di gestione interamente pubblica si tratta e che non è un modello da imitare. Ad Agrigento, la governance (il consiglio d’amministrazione) è interamente espressione di enti pubblici, in pratica dei comuni, ma i lavori vengono affidati a società private con gara d’appalto. Alla gara per il primo stralcio di ristrutturazione della rete idrica, per un importo di 39 milioni, sono pervenute 6 sofferte e l’appalto è stato affidato a un consorzio di imprese che ha presentato, con un ribasso del 30,33 per cento, la migliore offerta. Nella società di gestione interamente pubblica, sia detto per inciso, i lavori vengono eseguiti dalla società in house dell’ente gestore.
Che non sia un esempio virtuoso, basta leggere La Sicilia del 24 agosto scorso che titola così il crac della gestione idrica: “Il <caso Agrigento> rischia di travolgere mezza Sicilia”. L’AICA, l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini, ha infatti un debito nei confronti di Sicilacque stimato fra i 23 e i 28 milioni, i conti correnti pignorati, 283 dipendenti senza stipendio da luglio, i fornitori non pagati e soprattutto i servizi in tilt. L’Aica, che nel frattempo ha nominato un nuovo consiglio di amministrazione, ha richiesto alla Regione un secondo “prestito”. Non migliore è la situazione a Trapani, che ha debiti per 26 milioni e non ha ancora scelto la forma di gestione del servizio idrico integrato. Difficoltà gestionali vengono segnalate anche a Ragusa.
Neanche nella nostra provincia l’avvio della nuova gestione sarà semplice, se teniamo conto del pessimo stato della rete idrica e del disordine gestionale esistente nella stragrande maggioranza dei comuni. Basti dire che, fatta eccezione per la città di Siracusa, quasi dappertutto l’acqua, non esistendo i contatori, viene pagata forfettariamente non potendo misurare i consumi effettivi . E’ pertanto giocoforza per Aretusacque cominciare proprio dall’omogeneizzare nel territorio il sistema tariffario. A tal fine dovrà tener conto del fatto che le uniche tariffe approvate in provincia dall’Arera (Autorità di regolazione energia, reti, ambiente) sono quelle vigenti a Siracusa e che per tariffare i consumi è necessario allacciare in ogni casa i contatori. Si tratterà di un’operazione imponente e costosa, che richiederà la collaborazione fattiva dei sindaci e, più in generale, delle istituzioni pubbliche.
La gestione idrica integrata (acqua, fognatura, depurazione) si rende necessaria se si vuole invertire la disastrosa rotta fin qui seguita (in particolare nel Meridione) che è consistita nel tappare in modo approssimativo i buchi delle condotte idriche che disperdono mediamente il 50 per cento dell’acqua in circolo, nel non costruire i depuratori, nel far pagare l’acqua in maniera forfettaria, nel chiudere un occhio e mezzo di fronte a fenomeni, anche vasti, di evasione. La gestione integrata si rende soprattutto necessaria per portare con regolarità l’acqua nelle zone in cui ce n’è poca o non ce n’è per niente. Il primo obiettivo della nuova gestione deve essere quello di garantire l’acqua a tutti i cittadini. Sarebbe una rivoluzione.
L’Acea Molise, il partner privato della società mista Aretusacque, ha la necessaria professionalità ed esperienza nella gestione idrica e anche i rappresentanti della parte pubblica, almeno i tre che conosco personalmente (Peppe Assenza, Massimo Carrubba e Francesco Favi), sono amministratori affidabili e preparati. Bisogna però partire col piede giusto, creando un rapporto positivo con l’opinione pubblica, informandola correttamente delle scelte che via via si vanno facendo, si spera in una logica gradualistica.

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